Fisco, il “piano B” M5s è un bluff come al solito tasse giù solo per pochi

La Uil rivela che la riduzione delle aliquote avvantaggerebbe solo l’1,18% dei lavoratori

Anche il piano B non funziona. Una simulazione della Uil ha messo in evidenza che l’ipotesi alternativa alla flat tax che i Cinque stelle stanno studiando produrrebbe risultati modesti dispiegando i propri benefici solo sui contribuenti con redditi più elevati. In particolare, evidenzia il rapporto, è stata ipotizzata l’applicazione dell’aliquota del 23% per lo scaglione di reddito compreso tra i 10mila e i 28mila euro, il 37% per i redditi annui lordi nella fascia 28mila-100mila euro e il 42% sopra i 100mila. Tale rimodulazione varrebbe solo per i redditi da lavoro dipendente e assimilati come nelle intenzioni M5s che alla riforma dell’Irpef vorrebbero coniugare un mini-taglio del cuneo fiscale spendendo complessivamente 3,5-4 miliardi di euro.

Secondo la Uil, la sola riduzione a 3 aliquote non genererebbe alcun impatto per i redditi fino a 15mila euro lordi annui, mentre un lavoratore con un reddito di 20mila euro che su tredici mensilità terrebbe in tasca circa 15 euro al mese (195 euro). Coloro che presentano un 730 da 30mila euro lordi annui avrebbero un beneficio, su tredici mensilità, pari a 41 euro mensili (533 euro annui). La simulazione della Uil ha evidenziato che per oltre 16,7 milioni di lavoratori (il 76,9% del totale, cioè più di due dipendenti su tre) l’impatto sarebbe nullo o minimo. Solo l’1,18% dei lavoratori, cioè quelli con redditi superiori a 100mila euro lordi annui, beneficerebbero maggiormente di questa eventuale riforma fiscale. In particolare, si avrebbe il massimo guadagno sui redditi intorno ai 130mila euro lordi, con una riduzione delle imposte pari del 6,9%.

«È assolutamente necessario tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati», ha ribadito il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, secondo cui «l’ipotesi circolata in questi giorni di una riforma dell’Irpef con tre aliquote produrrebbe, rispetto all’attuale sistema, una minima riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti». La differenza rispetto al regime attuale, infatti, «sarebbe a tutto vantaggio dei redditi più elevati».

Lo studio della Uil ha il pregio di mettere in evidenza ciò che la maggior parte della classe politica, a cominciare proprio dai Cinque stelle non ha ancora compreso. Ogni riduzione della pressione fiscale non avvantaggia i meno abbienti ma coloro che hanno i redditi più elevati. Il motivo è semplice: tra 0 e 15mila euro l’aliquota media effettiva è al 5,41%. Si tratta di una fascia in cui rientrano circa 18,5 milioni di contribuenti. Per chi guadagna tra 15mila e 35mila euro la media si attesta tra il «16 e il 17%», secondo quanto recentemente dichiarato dal sottosegretario leghista Massimo Bitonci in merito all’applicazione della flat tax al 15 per cento. Ad avvantaggiarsi realmente di una riduzione delle tasse sarebbe la fascia compresa tra 35mila e 50mila euro, dove si trovano circa 3 milioni di contribuenti che pagano in media il 24 per cento. La flat tax, però, ha un costo minimo di 10 miliardi. La sua copertura tramite un taglio di deduzioni e detrazioni lascerebbe sostanzialmente invariata la pressione fiscale. Al ministro Tria l’ardua sentenza.