Moavero elimina i confini: “Voli charter, lavoro e aree franche per immigrati”

Roma, 14 lug – Aree franche, corridoi umanitari e voli charter per immigrati. In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, tenta di aggirare i confini italiani. Le intenzioni sono chiare: rivedere la politica sui flussi migratori attuata sin qui dal governo e avviare un piano che garantisca un più facile accesso a coloro che “legittimamente chiedono asilo”. Secondo Moavero devono farlo “in luoghi il più possibile vicini a quelli che sono costretti a lasciare. Per esempio, un rifugiato da un paese in guerra dovrebbe poter far esaminare la sua domanda di asilo presso un ufficio europeo nel più vicino Stato in pace, prima di affrontare un viaggio lungo e sempre drammatico. E se l’asilo viene riconosciuto, il rifugiato dovrebbe viaggiare verso l’Europa attraverso corridoi umanitari senza dover pagare i trafficanti. L’Ue deve garantire trasporti normali, voli charter come ne sono stati fatti anche di recente verso l’Italia per persone di cui si sapeva già che avevano diritto all’asilo. Chi ha diritto all’asilo deve poter viaggiare in condizioni degne, non in mano a criminali”.

Offerte di lavoro

Il ministro degli Esteri tenta di aggirare così il problema delle traversate in mare e dei trafficanti di uomini. Invece di bloccarli e impedirne il vergognoso business, sic et simpliciter, pensa che sia cosa buona e giusta attivarsi per portare noi, direttamente, gli immigrati africani in Italia. Predisponendo aerei e corridoi umanitari appositi. “Per la ripartizione – sostiene Moavero – ci vuole un metodo con criteri oggettivi e chiari. Inoltre, gli uffici europei per la valutazione delle domande di asilo, se funzionano bene, potrebbero anche vagliare domande di lavoro fatte da chi emigra per ragioni economiche o a causa dei radicali mutamenti climatici. Se trovassero offerte di lavoro in qualche Paese europeo, anche queste persone potrebbero cosi viaggiare al sicuro”, ha spiegato.

Aree franche

Moavero va dunque oltre la mera accoglienza senza limiti invocata dalla sinistra, prevede addirittura di offrire un impiego agli immigrati. E attenzione, non soltanto per quelli “economici” o che “fuggono dalla guerra”. Ritiene di predisporre un bel lavoro in Italia anche per chi scappa a causa dei mutamenti climatici. Inutile dire che chiunque potrebbe sostenere di essere alle prese con un presunto dramma climatico e di conseguenza chiedere di essere ospitato in Italia. Il ministro degli Esteri però si spinge oltre, illustrando anche i metodi da attuare per far sì che gli Stati europei possano facilmente accogliere: “C’è una strada per ridurre gli oneri per lo Stato dove sbarcano i migranti. Lo sbarco – spiega Moavero – va scollegato dal concetto di ‘primo arrivo’ stabilito da Dublino e i migranti andrebbero accolti in ‘aree franche’ da crearsi nei vari Paesi Ue”.

“No all’arrocco sovrano”

Per tentare di rassicurare (si fa per dire) gli italiani, il ministro puntualizza però che “il soggiorno di chi sbarca sarebbe di pochi giorni, perché poi le persone andrebbero subito distribuite anche in altri Stati Ue dove si verificherebbe il loro diritto all’asilo. Così, operando su numeri ripartiti e minori, tutto procederebbe meglio”. Poi Moavero tenta anche di martellare la sovranità nazionale: “E’ una proposta per un approccio europeo: richiede quel salto di qualità finora mai fatto. Perché funzioni, serve una volontà politica solidale che eviti l’arrocco sovrano di ciascuno Stato nel suo ‘particulare’”.

Certo, il ministro degli Esteri cerca pure di ricordarsi il ruolo che ricopre, prevedendo in modo piuttosto contraddittorio anche una sorta di ‘aiuto a casa loro’, aspetto però messo con tutta evidenza in discussione dal resto della sua proposta: “Il primo livello è fare di più prima che le persone inizino a migrare. Occorrono investimenti maggiori, con finanziamenti sufficienti, nei Paesi dai quali si parte: progetti mirati a rafforzare il tessuto sociale o mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Le risorse necessarie sono ingenti e proprio per questo il tema deve entrare nei negoziati sul Quadro finanziario europeo 2021-2027. Per raccoglierle, si può pensare anche all’emissione di appositi titoli europei di debito”.

Eugenio Palazzini

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