Paghe in lire e lungaggini Il caos dei concorsi statali

Il ministro Bongiorno denuncia: «Due anni per le correzioni, ora le faranno i pensionati»

Due anni e mezzo per un concorso. Con le prove che ancora vengono corrette integralmente a mano. Ma non è il solo inghippo di una macchina ferma a vent’anni fa. Le poche persone che correggono decine di migliaia di test, per farlo sono pagate in lire. Giura che è tutto vero, Giulia Bongiorno, ministro della pubblica amministrazione in un’intervista a Tpi in cui racconta ciò che si è trovata di fronte una volta insediata. Altro che pubblica amministrazione digitale. «Appena sono entrata in carica mi sono trovata di fronte al paradosso di concorsi che non finivano mai. Abbiamo ribaltato il meccanismo dei controlli, abbiamo sveltito le procedure, ma quando mi sono messa a studiare la catena per capire dove si perdeva tempo ho scoperto un paradosso incredibile».

Racconta la titolare della pa che ci sono interi concorsoni dove le prove, i test, «sono ancora corrette integralmente a mano. I risultati, in questo modo arrivavano anche dopo due anni e mezzo. Non solo – dice il ministro – Spesso buona parte del ritardo accumulato nella proclamazione dei vincitori è dovuto al fatto che mancano le persone per correggere materialmente i test».

Una carenza dovuta al fatto che molti correttori rinunciano e non danno la loro disponibilità per via di un gettone di presenza considerato misero. Ma a quanto ammonta? Ed ecco la sorpresa: «Ho chiesto ai funzionari del ministero a quanto ammontasse esattamente – riferisce Bongiorno – e ho scoperto che, per quanto legato a tante variabili intuibili, come il numero delle prove da verificare, il costo base era ancora stimato in lire!». Quanto? 500mila lire. Già. Scoperte al limite del surreale nei palazzi dove si governa la pubblica amministrazione italiana. Il ministro annuncia rimedi non più rinviabili: «Il gettone che si percepisce per un concorso con molti candidati da scrutinare adesso passa da 500mila lire a 5.000 euro. Non solo». Per sveltire la pachidermica macchina dei concorsi della Pa i rinforzi saranno attinti direttamente tra i pensionati italiani: «Abbiamo rimosso un vincolo che impediva ai pensionati di fare questo lavoro. I pensionati hanno più tempo libero, molto rigore, sono perfetti per questo compito, perché dovevano essere esclusi in linea di principio? Ho detto Sono pensionati, non sono mica morti!. Così avremo più mani e più occhi e andremo più veloci. In attesa di digitalizzare tutto».

Le cure della Bongiorno, ammette lo stesso ministro, faranno lievitare i costi «del singolo concorso. Ma Tria non è tipo che risparmia su questi costi, non mi ha fatto problemi perché condivide questo principio. Come si calcola quanto costa alla collettività e ai singoli il tempo di chi deve attendere due anni per capire se ha vinto no? Per me il concorso veloce è un simbolo. L’avevo promesso. Un modo per dire che tutta la macchina dello Stato deve ricominciare a correre». Appena in tempo per i nuovi concorsi che con quota 100, giura il ministro, produrranno un ricambio «uno a uno» negli apparati della pubblica amministrazione.

Intanto una nuova direttiva firmata dal ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, e dal sottosegretario con delega alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, invita a «utilizzare in tutti i documenti di lavoro (relazioni, circolari, decreti, regolamenti, ecc.) termini non discriminatori»: al posto di «uomini», meglio usare «persone».