Full text of “Eliseo: storico armeno del quinto secolo”

Mia Immagine

Info: Finanziamenti e Agevolazioni

 

See other formats

    <br />Google 

This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pari of a project

to make the world’s books discoverablc online.

Mia Immagine

Info: Finanziamenti e Agevolazioni

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct

to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books

are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that’s often difficult to discover.

Mia Immagine

Info: Finanziamenti e Agevolazioni

Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file – a reminder of this book’s long journcy from the

publisher to a library and finally to you.

Usage guidelines

Mia Immagine

Info: Finanziamenti e Agevolazioni

Google is proud to partner with librarìes to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to
prcvcnt abuse by commercial parties, including placing lechnical restrictions on automated querying.
We also ask that you:

  • Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for
    personal, non-commerci al purposes.

  • Refrain fivm automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google’s system: If you are conducting research on machine
    translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encouragc the
    use of public domain materials for these purposes and may be able to help.

  • Maintain attributionTht GoogX’S “watermark” you see on each file is essential for informingpcoplcabout this project and helping them lind
    additional materials through Google Book Search. Please do not remove it.

  • Keep it legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just
    because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other
    countiies. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any specific use of
    any specific book is allowed. Please do not assume that a book’s appearance in Google Book Search means it can be used in any manner
    anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe.

About Google Book Search

Google’s mission is to organize the world’s information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders
discover the world’s books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web

at |http: //books. google .com/l

ELISEO

STORICO ARMENO DEL QUINTO SECOLO

TEBSIOlfK

DEL PRETE

GIUSEPPE CAPPELLETTI

MSMBRO DELL* ACCAOSHU ARSIBKA HXCHITABITICA

91 SAH LKZZMLO IM VBI«EZIA

X^^ CU^^Ol. U<c- , * J –

■* •» J -J • ‘

•’ • ^ •

” ‘ •» »

” ti * ^ M

.

ENEZIA

MBLLA TIPOGRAFIA DI ALVISOPOLI

1840

‘ /

//

l^t^uàore e cCea^ia eie AoHa/y^ i/)v
/ronfe ce 9(mme ùM^d^re cCc ^ trinerò. ^
“ma ui a/^j^^one cCec “^neó^Àmo àracCu/éo’f’e

Aa Màomio cc e^-erTte Aaà^ eoe óe^

ncano aay^aclc?riercòo.

^^^^k^y4^^^^^^ y%2^^:^€^ eie ol6e?i€re aue^^

d^ arcczeaj eae^ cAèeceOj e o^acca/nclo eoe^

la/ Acce A/ro^ncea ^v-enera/zcone ce W)nao

cleMi saof’a crofAora, ùrr^eoro m A^iler^

o^a ^&ìveclczùone e ^^ne clecnea/f^o

^ ^ m

PREFAZIONE

DEL TRADUTTORE

Tra i molti storici, che scrissero in ArmeDia le vicende
della loro nazione, è assai stimato Eliseo vescovo di Amadu-
nia. Yiss^ egli nel quinto secolo, che nelP armena letteratura è
riputato il secolo d^ oro per la copia ed eleganza degli scritto-
ri, elle lo fregiarono, ed è perciò tenuto Eliseo tra i migliori
classici di Armenia. Benché la sua storia non abbracci, che
la serie di pochi anni soltanto*, riesce però di grande impor-
tanza per le nozioni, che ci offre, di quanto passò tra gli Ar-
meni e i Persiani, ai tempi che regnava in Persia Isdegerte II
cioè, sulla metà del quinto secolo. Per la storia ecclesiastica
di quel popolo è altresì molto interessante quest^ opera ^ sen-
dochè in essa espone quanto soffrirono i Cristiani armeni in di-
fesa della vera fede, e come valorosamente abbiano affrontato
i più duri supplizi e la morte stessa, piuttostochè abbraccia-
re la religione dei Maghi adoratori del fuoco. Anche agli stu-
diosi di cose antiche può tornar cara V opera di Eliseo per le
notizie , che ci porge sì circa i riti persiani in proposito del-
r adorazione al sole e del culto prestato al fuoco e del rispet-
to air acqua e alla terra ^ sì circa la tattica militare di quei
tempi e di quelle nazioni^ sì inoltre circa alcune maniere di
castighi non praticate né conosciute da verun altro popolo*^ sì
finalmente circa la coltura e il lusso nazionale ai tempi del-
r Autore Essendo stato Eliseo testimonio oculare dei fatti,

che narra ^ com^egli stesso lo afferma sin dal principio del-
r opera : merita gli si presti ogni fede. Ami la sua stessa sem-
plicità nelP esporre gli avvenimenti, nel rappresentare il ca-
rattere delle persone^ nel riferire i discorsi , gli concilia P a-
nimo di chi legge, e lo premunisce contro (Qualunque più lieve
sospetto d^infedeltà o di spirito di partito. Un dotto prete, Da-
vidde della schiatta de^Satrapi armeni Mamiconesi, gli fu isti-
gatore a comporla, ed egli stesso nella sua breve introduzione
o prefazione, gli fa encomio di Grande neUa scienza di Dio^
ed elegantemente si lagna, che alla propria insufficienza ab-
bia affidato questo lavoro egli , il qaale essendo dotto e sa**
piente, avrebbe saputo eseguirne di ben più eleganti e prege*
voli.

Eliseo fu autore altresì di un eloquente discorso dì am-
monizione agli Anacoreti sulla vita monastica, che in seguito
alla storia fu pubblicato nel 1828 dagli armeni Monaci Me-
chitariti in S. Lazzaro di Venezia. E autore inoltre d^un^eru-
dita spiegazione delP Orazione domenicale, e di alcuni Com-
mentari sul Genesi e sui libri di Giosuè e dei Giudici, di una
lunga Omelia sulla passione morte sepoltura e risurrezione
di Gesù Cristo, di due sublimi Preghiere pei Sacerdoti de-^
funti, e di un Trattato sui Canoni eeclesiastici. *

Si fecero molte armene edizioni della storia di Eliseo in
varj paesi, la più fedele è la sopraccennata. Ultimamente gli
stessi Monaci armeni Mechitariti la pubblicarono di bd nuo-
vo insieme a tutte le altre sue opere. Il sig. professore Neu-
mann di Monaco tradusse in inglese, alcuni anni or sono, la
storia e la illustrò di varie annotazioni. Ma, in verità, sono ta-
li e tante le sue inesattezze, che si può dire a tutta ragione
abbia egli dimenticato , o non conosciuto giammai, le regole
della grammatica e della sintassi armena.

7

In . quanto poi a questa mia versione, non intendo già
ài presentare in essa un lavoro elegantemente eseguito, che
possa in qualche maniera avvicinare nelP italiano la bellez-
za dello stile , che lo adorna in armeno. Io intendo di pre-
sentare alla colta Italia la storia di Eliseo recata in italia-
no per tal guisa , che s^ abbiano a conoscere esattamente e
nudamente le idee delP Autore; amando io meglio di ren-
dermi fedele interprete delP opera altrui , piuttostochè men-
dicarmi r encomio di elegante scrittore italiano. Mi valsi
perciò della citata edizione a stampa ; comecché fedelmente
eseguita sopra i più precisi manoscritti armeni , che si con-
servano nella famosa Biblioteca del Monastero de’ Mechita-
riti. Illustrai anche di quando in quando con annotazioni quei
luoghi, che avrebbero potuto riuscire difficili a intendersi, o
che in italiano non avrei potuto esprimere chiaramente senza
fraudare alcun poco la prefissami fedeltà , o che alludevano
a riti e a costumanze non conosciute in Italia.

Desidero, che P Opera del valente Scrittore armeno ot-
tenga tra gP Italiani quella stima, in cui è tenuta b*a gli Ar-
meni ^ ned abbia a ‘degradarla minimamente la meschinità
– del traduttore.

STORIA

DI

ELISEO DOTTORE

IJTTORNO À TARTAlfO E ALLE GUERRE DEGLI ARUENI

SCRITTA (l) AD IRCflIESTA

DI DAVIDE PRETE MAMICONESE

Ho compiuto, o Prode 9 il discorso ^ che mi
comandasti. Mi comandasti di scrivere sulle guerre
degli Armeni, nell« quali i più furono quelli che
valorosamente operarono. Ecco, le descrìssi in que^
sti sette capitoli: i. sulle epoche, 2. sulle cose acca-
duteci per parte del Sovrano {2) (V oriente, 3. sul-
la concordia del Clero, 4* sulla discordia di alcuni
separatisi dalla medesima religione, 5. sull* irruzio-
ne degli orientali , 6. sul combattere degli Armeni
in guerra, 7. sulla diuturnità dei fatti di turbolenza.

In questi sette capi è disposto e collocato con
piena spiegazione il principio e il mezzo e il fine;
acciocché con incessante lettura tu oda la prodezza

(1) Neil* originale armeno Isdegerte II, nominato dal-

non v’ è la parola scritta, ma 1* Autore Sovrano d’ oriente ,

vi 8i sott* intende. perchè la Persia è ali* oriente

(a) Cioè del Re di Persia dell* Armenia.

IO

dei valorosi e la debolezza, degl’ infingardi: non a
compimento di abbondante cognizione terrena in
un animo bisognoso, ma a meditazione di quella
celeste provvidenza, che dispone colla prescienza la
scissura di ambedue le parti^ la quale visibilmente
predice V infinito .

Ma tu, o grande nella scienza di Dio, perchè
comanderai piuttostochè ti siano comandate cose
migliori? (i) Per quanto sembra a me, e a te, e a
quelli, che si trattennero nella sapienza, ciò è in-
dizio di celeste amore, anziché di terrena ambizio-
ne, come anche dissero alcuni degl’ illustri scritto-
ri* La concordia è madre dei beni, la discordia è
genitrice dei mali. Egualmente anche noi, ponendo
mente alla santa carità del tuo comando, non ci
spaventammo punto vacillando al considerare la
nostra ignoranza. Sendochè grande cosa è, che la
santità sia di ajuto alla debolezza, siccome la pre-
ghiera alla scienza e il santo amore alP.utile pub-
blico.

Lo che essendoci stato imposto per ordine tuo,
di buon grado vi ci applicammo: consolazione dei
cari, fiducia degli speranti, valore dei coraggiosi,
che spontaneamente incontrarono la morte veden-
do d^ innanzi a sé il generale della vittoria, il quale

(i) Il senso è così : Ma tu, o tro venisse ciò comandato a

grande nella scienza di Dio, te, il quale sei atto a scrivere

perchè comandasti a me di cose migliori di quelle che

scrivere questi fatti; mentre scrissi io, o in miglìur modo

meglio sarebbe, che da tal’ al- di me?

1 1

non s’ allegra già da nemico della caduta di al-
cuno, ma insegna ivi la sua invincibile virtù. Ed ec-
co chiunque lo voglia è ricevuto come un valoroso
campione. E poiché il nome di questo eroismo è
moltiplice, perciò Egli pure distribuì le moltiplici
grazie a ciascheduno; delle quali la maggiore tra
tutte le altre sappiamo essere il santo amore in un
cuore sincero.

Questa semplicità reca in sé la somiglianza
della superna ; la quale in te scorgendo noi pure,
ci siamo deli’ indole nostra dimenticati. Ed ecco
ascendiam teco volando; e a foggia di augelli sol-
levandoci in alto, passeremo per tutta la nocevole
tempestosa atmosfera: e succhiando alquanto del-
l’ incorruttibile superna aria ci sia fatto di ricevere
la scienza a salvezza delle anime ed a gloria della
Chiesa ognor vincitrice. Il perchè molti santi mini-
stri con ilarità eseguiscano il ministero della sorte
loro a gloria del Padre di tutti ; d’ onde la santa
Trinità esultando gioisca nella sua gioconda Es-
senza.

CAPO PRIMO

Epoche.

Giacche ricevemmo V onorevole precetto dal-
l’ ottimo genio tuo liberale incominciamo d’ onde è
d’uopo incominciare; benché ci splaccia di aver a
piangere sulf infelicità della nostra nazione. Ecco,
che contro voglia e con amarissime lagrime descri-
viamo le molte sciagure, che a noi pur anco accad-
dero, essendone stati testimoni oculari.

Imperciocché allo spegnersi della schiatta de-
gli Arsacidi (i) s’ impadroni dell’Armenia la schiat-
ta di Sassano persiano; il quale esercitava il suo
dominio colle leggi dei Maghi, e molte volte com-
batteva contro quelli, che non si sottomettevano al-
le stesse leggi. Principiando dagli anni del re Arsa.
ce figlio di Tirano, pronipote di Tiridate, combat-
teva sino all’anno sesto di Artaserjse re degli Arme-
ni, figlio di Strasapore. Allorché poi scacciò dal re-
gno ancor questo, passava il dominio ai Satrapi ar-
meni. Poiché sebbene l’erario fosse andato al fisco
dei Persiani, non di meno tutta l’armena cavalleria

(i) La schiatta degli Arsa- mano dei Persiani dagli stessi

cidi regnò in Armenia per va- Satrapi armeni. Il regno de-

rj secoli. Incominciò da Vaiar- gli Arsacidi dnrò 5(i8 anni,

sace, i49 anni prima di Gesù come osservano gli storici Aso-

Cristo, e finì nel 4 ‘9 colla lice (W». 2. co/?, i.) e Ciriaco,
morte di Artascrse, tradito in

i3

era governata in guerra dai Satrapi. Per la qual co-
sa anche la Religione a capo alzato liberamente fio-
riva in Armenia dal principio del dominio di Sa-
pore Re dei re (i) sino air anno secondo d^lsde-
gerte Re dei re, figlio di Veramo ; cui Satanasso tro-
vò a suo cooperatore, e per cui mezzo sfogò tutto il
suo veleno. Di esso anzi lo empi, come un vaso op-
portuno, e cominciò a cozzare iniquamente; e mug-
gendo alzava la polvere per le quattro parti della
terra; e riputava suoi nemici e avversar] i credenti
in Cristo, ed angustiato inquietavasi della vita pa«
cifica.

Essendogli assai cara la turbolenza e Io spar-
gimento del sangue, divisava in chi dovesse sfogare
l’amarezza del suo veleno, o dove avesse a scaglia-
re la moltitudine delle sue freccie. Per sommo di
stoltezza , a guisa di una fiera arrabbiata, assali la
provincia dei Greci, combattè sino alla città di Ni-
sibi (2), e devastò col saccheggio parecchie terre dei

(i) È questa una frase mol-
to usata presso gli Armeni e i
Persiani. Corrisponde al titolo
d’imperatore. E da notarsi,
die il titolo di Re dei re da-
masi ai sovrani di Armenia e
di Persia, perchè avevano sot-
to il loro dominio alcuni altri
piccoli re tributarj, padroni di
qualche particolare provincia.

(3) La città di JN isibi fu e-
retta dal re Sanatruce. Dagli
Armeni è detta Mispìn. La sua

etimologia deriva dalla statua
dei re, che vi si vedeva nella
gran piazza. La statua aveva
in mano una moneta, e la mo-
strava a tutti, quasiché dicesse:
ne rimase una ^ e volea dino-
tare, che, avendo speso tutto il
regio tesoro nell’ erezione del-
la città, non era rimasta al So-
vrano che quella sola moneta.
Vedasi a tale proposito lo sto-
rico IMosè Corenese lib. 2.
Gap. 56.

i4

Romani; incendiò tutte le Chiese; ammucchiò spo-
glie e schiavi; e sbigotti tutti i soldati della pro-
vincia.

Ma il beato Imperatore Teodosio, poich’era
pacifico in Cristo non volle uscirgli contro colla
guerra. Gli spedi però con molti tesori un perso-
naggio nominato Anatolio, ch’era il suo generale
d’oriente ; catturò i Persiani.^ che pel cristianesimo
avevano emigrato, ed erano nell’imperiale città, e
li diede in mano di lui. Esegui in somma tuttocìò,
che allora gli disse, a seconda de’ suoi voleri, e lo
placò dalla grande collera. Ritornò quindi alla sua
città di Tisibona.

Allorché vide l’iniquo principe, che la sua
malvagità aveva avuto prosperamento, si mise ad
accrescerla con un altro progetto, come se taluno
al fuoco acceso accrescesse molte materie di legna.
Il perchè dove aveva un poco di sospetto, ivi se ne
assicurava. Per questo distolse molti dalla santa re-
ligione de’Cristiani; alcuni con parole di minaccia,
altri colle prigionie e coi tormenti; ne sacrificava
alcuni con pessima morte, e tutti con grande igno-
minia tormentava. Quando poi vide, che sparpa-
gliati s’ erano dispersi in molte parti, chiamava a
consiglio i ministri avversi, i quali con indissolubili
lacci erano annodati all’idolatria; accesi ed infiam-
mati, come una fornace, per incendiare la religione
della santa Chiesa. Dimoravano costoro nella lor
vita, come in orribili tenebre, e gli spiriti erano

i5

rattenuti nel corpo, come un vivente nel sepolcro :
non sorge loro tampoco il raggio della santa luce
di Cristo. Anche gli orsi moribondi nello spirare
valorosamente combattono, da cui i saggi, cedendo
loro il luogo, se ‘n fuggono. In pari guisa soprag-
giunse il fine del dominio. Se sono battuti, non
sentono; e se battono, non intendono. Quando non
havvi straniero nemico, tra loro stessi facendo guer-
ra combattono. Viene in acconcio per loro il detto
del Profeta : V uomo^ dice, per la sua fame girerà
vagabondo^ e mangerà mezzo se stesso. Egualmente
anche il Signore dice : Ogni casa^ o regno ^ che sia
dinso tra sè^ non può star saldo.

Ma perchè ti affliggi? perchè combatti? perchè
ti accendi? perchè ti abbruci? perchè ti estingui?
perchè chiami a consiglio coloro, che, strappando
a voi le vostre anime, mutarono T incorruttibile
nella corruzione , e strascinarono il vostro corpo
corruttibile, come un puzzolente cadavero gettato
via? Assolutamente lo vuoi, sendochè nascondi il
consiglio d’ iniquità. Vedi : quando esso sarà fatto
palese, ne conoscerai T esito.

Dissero i Maghi: ^^ O illustre Re : gli Dei ti die-
,^ dero il dominio e la vittoria, e niente hanno essi
,^ bisogno di corporale grandezza ; tranne che ad
^, una sola religione riduca tutte le genti, che sono
), sotto il tuo impero. Allora anche la provincia dei
„ Greci obbediente si sottometterà alle tue leggi.
„ Dunque tu, o Re, prontamente eseguisci ciò. Fa

i6

n leva di soldati; raccogli truppe; muoviti, e recati
Vi alla provincia de* Tartari; unisci tutte le nazioni^
v> e vattene di là dello stretto dei monti, e tu colà
w fatti un’abitazione. Quando poi le avrai rattenute
9^ e confinate tutte in quel paese lontano je stranie-
yt ro^ si compiranno i progetti della tua volontà, e
y> per quanto secondo la nostra religione ci sembra,
9) dominerai tu anche sulla terra dei Tartari : né più
9^ i Greci usciranno contro il tuo dominio. Soltanto
w distruggi la setta dei Cristiani, w

Piacque il consiglio al Re e agli Ottimati, che
erano della stessa opinione. Scrisse un decreto, e
mandò staffette per ogni luogo del suo impero: ed è
questa la copia del decreto.

€( A tutte le nazioni del mio dominio; ai Per-
99 siani e non Persiani; si moltiplichi in voi il saluto
99 della nostra benevolenza. Voi siate sani, e noi pur
99 siamo sani per lo ajuto dei Numi. 99

u Senza punto recarvi incommodo andammo
i’ì ad assalire la terra de’ Greci, e senza affaticare
99 guerreggiando, coli* amore e colla clemenza sotto-
99 mettemmo tutto il paese alla nostra servitù. Voi
99 pensate cose buone, e sempre siate nell’ allegrez-
9? za: prontamente però eseguite quanto siamo per
99 dirvi. Noi ci siamo determinati con irrevocabile
99 consiglio di recarci alla provincia d’ oriente, e
99 coir ajuto degli Dei riconquistarci il dominio dei
99 Tartari. Voi, tostochè vediate questo decreto, su-
99 bìtamente radunate senza ritardo la cavalleria

‘7
,^ prima di me^ e venite ad incontrarmi nella pro^
^^ yincia di Aper. ^^

U editto di questo tenore giunse alla provincia
degli Armeni, dei Georgiani, e degli Alvani, e dei
Lefni, degli Zodesi, e de’Cordiesi, degli Alznesi, e
a molti altri luoghi lontani, i quali non avevano an^
ticamente l’obbligo di andare per quelle parli. DaU
r Armenia maggiore fece leva di nobili, e di figli di
nobili, e di persone libere della famiglia reale: co-
sì pure dai Georgiani, e dagli Alvani, e dalla prò*
vincia de’ Lefni, ed eziandio da tutte le altre parti
meridionali confinanti colla Turcomania e colla
terra dei Romani e de’Cordiesi e de’ Goti e degli
Zodesi e degli Arsanariti, i quali tutti erano fedeli
all’ una cattolica apostolica Chiesa. Quindi in buo**
na fede , ignorando il doppio progetto del re, si
mossero prontamente, e dalle loro terre se ne an-
darono con gioconda allegrezza e con sentimenti
di affetto verso il Sovrano, sostenendo il servizio
militare con indefesso travaglio. Portarono seco ai.
tresi la sacra Bibbia insieme con molti ministri e
con moltissimi sacerdoti; e disponendo le cose del
loro paese senza sperare vita, ma bensì aspettando
la morte, si raccomandavano a vicenda Tanima e
il corpo. Poiché sebbene il progetto del Re non
fosse loro palese, tutti però erano in sospetto: e
vieppiù quando videro venuta meno d’ innanzi
d lui la potenza dei Greci, si afflissero nel loro in*
terno sommamente abbattuti. Ma poiché erano

3

20

vaneggiava in questo pensiero, uno de* più giovani
Ira i Satrapi armeni disputando gli disse: ^^ O il-
•9 lustre Re 9 d*onde sai tu parlare siffatte cose
„ del Signore?,, Rispose il Re e disse : ”•’• Alla mia
^^ presenza lessero i libri della vostra setta. ^^ Sog-
giunse nuovamente il giovine e disse : ^’ Perchè si-
,, no a quel solo sito.| o Re, facesti leggere ? fa pro-
,, seguire la lettura, ed ivi ascoltane la risurrezione,
„ l’apparizione a molti, l’ascensione al cielo, il se-
„ dere alla destra del Padre, la promessa della se-
„ conda venuta operando in tutti il miracoloso ri-
„ sorgimento , e T inappellabile retribuzione del
„ giusto giudizio. „ Allorché il Re udi queste cose,
ridendo sgangheratamente disse : ^^ Tuttociò è in-
ganno „. Rispose il soldato di Cristo, e disse :
Se ti sembrano credibili i corporei patimenti di
„ lui, li sia vieppiù credibile la sua seconda formi-
-,, dabile venuta. „

Ciò udendo il Re, arse dì sdegno, come il fuo-
co della fornace di Babilonia, sicché i suoi pur an-
co, a somiglianza dei Caldei, ne divamparono. Ro-
vesciò quindi la sua collera sopra il beato giovine,
il cui nome era Gareghino. Legatigli i piedi e le
mani, fu dato per due anni ai supplizj, e toltogli
il suo principato (i) fu sentenziato alla morte.

ii) Satrapi avevano le ri- do la rispettiva loro dinastia,

spettive loro provincie, suUe Di ciò parlai abbastanza nella

quali esercitavano un dominio mia opera sull* Armenia {Cap*

principesco e feudale, secca* X Art, F.)*

CAPO SECONDO

Cose accaduteci per parte del Principe

d’Oriente (i).

£ molto timorosa T indole di quelli, che sono
raffreddati nelle virtù celesti; si agita ad ogni ven-
te, e per ogni cosa si turba, e trema di ogni cosa ;
a guisa di sogno conduce la sua vita, e nella sua
morte s’ avvia all’ irreparabile perdizione. Siccome
anche disse un tale anticamente: u La morte non
» intesa è morte, la morte intesa è immortalità. ^
Chi non conosce la morte, teme la morte; ma chi
la conosce non la teme. Tutte queste sciagure so-
no nella mente dell* uomo introdotte dair ignoran-
za. Il cieco è privo del raggio del sole, e V igno-
ranza è priva della vita perfetta. E meglio un cie-
co d’ occhi , che non un cieco di mente. Siccome
lo spirito è più del corpo, cosi la vita della mente
è più di quella del corpo. Se alcuno abbondasse
assai nelle ricchezze mondane, e fosse poi povero
nella mente, costui sarebbe più miserabile di mol-
ti; come anche lo vediamo, non solo negli uomini
volgari, ma in chi è più grande di tutti. Il Re, che
non ha la sapienza per sua compagna del trono ,
non può essere atto al suo grado. Se relativamente

(i) Oasia, per parte del re di Persia, come ho accennato di
«opra.

22

alle cose terrene è cosi, quanto più relativamen-
te alle cose spirituali ? L’ anima è vitalità di tutto
il corpo, e la mente è regolatrice dei corpo e del-
Tanima. Ciò, che dicesi di un individuo, lo si dice
altresì di tutto il mondo. Il Re non solo pagherà
il Ho per sé, ma per quelli pur anco, ai quali fu
causa di perdizione.

Benché non ci sia lecito di sparlare del So-
vrano, né possiamo essere lodatori di chi combat-
te contro Dio ; io racconto però i passati avveni-
menti, che per mezzo di lui accaddero alla santa
Chiesa ; ne vi frappongo indugio. Noi faccio già
con sentimento di mormorare ; ma veracemente
esponendo 1′ esito delle cose non tacerò. Non mos-
so dair opinione, né indottovi dalla fama ; ma io
stesso colà mi abbattei, e vidi, e udii il suono del-
le parole, che arrogantemente erano pronunziate.
Come il vento impetuoso , che percuote il vasto
mare; cosi moveva egli e scuoteva tutta la molti-
tudine delle sue truppe. Esaminava tutte le sette
e scrutinava ogni magia e indovinazione, e tutti
i culti della sua provìncia. Frammischiava con
ipocrisia eziandio il cristianesimo, e diceva eoa
mente esacerbata : u Chiedete , esaminate , esser-
9v vate. Su via : ciò, eh’ è meglio scieglieremo. 39 Ed
afTrettavasi ad eseguire con sollecitudine ciò che
pensava.

Intanto da molte parti i Cristiani, ch’erano
neir esercito, s’accorsero del fuoco, che di nascosto

23

divampava^ e voleva abbruciare i monti e le cam«
pagae egualmente. Si scaldarono anch’ essi col-
r inconsumabile fuoco, e valorosamente si prepa-
rarono alla prova delle occulte insidie. Incomin-
ciarono d’allora in poi ad alta voce con salmi e
cantici spirituali e con fulgida dottrina a mo-
strare la loro religione alla presenza del grande
esercito; e senza timore impavidi a chiunque lo-
ro recavasi la insegnavano volonterosamente ; e il
Signore li felicitava coi miracoli e coi portenti ;
sendochè molti infermi dell’ esercito pagano rice-
vevano la guarigione.

Allorché seppe T iniquo Principe, che l’insi-
dia de’ suoi pensieri era stata scoperta , e che il
divampare del preparato fuoco, prima che alcuno
vi soffiasse , erasi palesemente conosciuto dai ti-
morati di^ Dio , cominciò con occulte punture a
sentirsi agitato nella maliziosa sua mente , e scor-
geva nell’anima sua e nel corpo ferite immedica-
bili. Ora si vibrava e si attortigliava , a guisa di ve-
lenoso serpente; ora distendevasi e ruggiva, come
leone arrabbiato; si contorceva, si rovesciava, si
angustiava con finto pensiero , e voleva adempire
i consigli della sua volontà. Poiché non poteva
stender la mano e afferrarli; sendochè non erano
presso di lui in un solo sito raccolti: perciò si die-
de allora ad avanzare i plebei sopra i nobili, e i
disprezzevoli sopra i rispettabili, e gl’ignoranti
sopra i sapienti, e i vili sopra i valorosi. Ma perchè

24

ad uno ad uno li enumero? Proraoveva tutti gli
iindegnì, e degradava tutti i degni, a segno che
separava a vicenda il padre e il figlio.

Sebbene operasse questi sconvolgimenti in
ogni nazione’} di più però combatteva contro la
provincia degli Armeni, perchè li vedeva più fer-
vorosi nella religione ; massime quelli, eh’ erano
della schiatta de’ Satrapi armeni; e perchè con
giustizia osservavano le sante intimazioni degli
Apostoli e deTrofeli. Ingannava alcuni di essi col-
Toro e coir argento, e molti ancora con altri co-
piosi regali ; gli uni con poderi e con illustri vil-
laggi, gli altri con onori e con estesissime autori-
tà: e proponeva inoltre altre vane speranze. Cosi
gl’instigava e li lusingava sempre, e diceva: u Se
M confesserete soltanto le leggi della Magia, e eoa
9) tutto r animo vi convertirete dalla vostra setta
99 alla verità della religione dei nostri celebri Nu-
99 mi, vi solleverò in grandezza ed autorità ad es-
99 sere uguali ai miei cari Satrapi; e vieppiù anco-
99 ra vi moltiplicherò. 99 Cosi con finzione umilia-
vasi a tutti, favellando con apparenze di amore ,
per poterli dolosamente gabbare, a tenore del pri-
mo progetto dei consiglieri. Ciò egli faceva d’al-
Tanno quarto sino all’anno undecimo del suo
regno.

Quando poi vide, che nessun effetto aveva ot-
tenuto Tocculta sagacità, anzi più ancora operavano
al contrario; scorgeva infatti, che il cristianesimo

25

di giorno in giorno diffuso propagavasi per ogni
parte alle riniote contrade per le quali passava: in-
cominciò a macerarsi e struggersi, e gemendo so-
spirare. Manifestò mal volentieri il secreto consi-
glio: diede ordini ad alta voce e disse: tt Tut-
n te le genti e le lingue, che sono nel mio impero,
« lascino qualunque falsa religione, e vengano ad
99 adorare runico sole, sacrificandpgli e nominan-
99 dolo Iddio^ e offerendo culto al fuoco. Oltre a
99 tutto questo osservino le leggi della Magia ; ac-
99 ciocché mai non vengano meno tampoco. «

Ciò dicendo pubblicava nel grande esercito
ed intimava a tutti minacciosi comandi, e con sol-
lecitudine spediva ambascerie a tutte le nazioni
lontane, e a tutti imponeva il medesimo ordine.
Nel principio poi dell’anno duodecimo del suo re-
gno faceva leva d’innumerevole moltitudine, e
marciando arrivò alla terra italica (i). Ciò veden-
do il re dei Tartari non aveva coraggio di uscire a
battaglia contro di lui; ma fuggendo alle parti del-
l’ inaccessibil deserto, occultatosi si salvava con
tutte le sue truppe. Intanto colui, che faceva scor-
rerie per le provincie per i luoghi per le campa-
gne, prendeva molte castella e città; ammucchiava
schiavi, preda, e spoglie, e bottino, e li faceva re-
care alla terra del suo dominio. Colà riusciti vani

(0 Non 81 ea cosa intenda che vi fosse uno sbaglio intro-
quì r antere col nome di ter- dotto dai copisti.
ra italica. Potrebbe darsi,

4

a6

quegli stessi progetti, coufermavasi tuttavia nel-
r erronea opinione^ dicendo ai ministri dell* empio
culto: ^^ Cosa renderemo noi agli dei in iscambio
5, di questa grande vittoria, che nessuno può nsci-
^, re contro di noi a combattere ? ^,

Allora i Maghi e i Caldei radunati alzarono le
loro voci e dissero: *^^ Gli Dei, che ti diedero il do-
^^ minio e la vitl^oria sopra i tuoi nemici, non han-
,5 no d’uopo di chiederti Leni invisìbili; ma bensì
5, che togli via ogni erronea setta degli uomini, e
9, alla sola legge li converti della religione di Zo-
^9 roastro. .,, Piacque il discorso al Re e a tutti i Ma-
gnati ; massime a quelli.» che nella setta erano i
superiori; e consigliandosi insieme, prevaleva Tam-
monizione. Subito allontanava fuori della stretta
de’ monti la moltitudine della cavalleria degli Ar-
meni, e de’Georgiani.» e degli Alvani, e di tutti quel-
li eh’ erano fedeli al santo Evangelio di Cristo. Ed
impose severo comandamento ai custodi della stret-
ta, che lasciassero passare quelli, che fossero venu-
ti a loro verso l’oriente; ma che fosse chiusa la via
a quelli che dall’ oriente andavano all’ occiden-
te (i).

Allorché pertanto li allontanò e li chiuse nel
forte e impenetrabile serraglio (cui rettamente dis*
si forte e impenetrabile, non vi essendo colà luogo

(i) Cioè, che fosse lecito a cbiuoque l’andare in Persia^
e che fosse vietato iayece V uscirne.

27

a fuggire od occultarsi, perciocché all’ intorno abi-
tavano ì nemici) metteva mano sopra di loro e con
gravi tormenti, e con varie tribolazioni ne riduceva
molti all’estrema miseria, e li costringeva a rinne-
gare il vero Dio, e ad adorare i visibili elementi.
Ma tutti que’ valorosi con bel consiglio e con forte
prodezza insieme sclamavano e dicevano: ^^ Lo at-
„ testano i cieli e «la terra, giammai non siamo sta-
,, ti neghittosi nei servizj regi , né abbiamo fram*
,, mischiato d*in(iDgardaggine la valorosa prodez-
,, za. Noi non meritiamo tampoco questi castighi. „
E cresceva lo schiamazzo delle loro grida , a segno
che il Re fu testimonio oculare delle cose, che ac-
cadevano, ed egli in pari tempo li confermava col
giuramento e diceva : ^^ Non vi lascierò in pace fin-
,, che non abbiate adempito i comandi della mia
„ volontà. „ Ed ecco ottennero licenza i malvagi
servi di porre alla prova dei supplizj quattro dei
primarj Atleti. In pubblico li assoggettarono a mol-
te battiture, e incatenati li trassero in luoghi di cu-
stodia. Ad altri intanto dolosamente perdonava, e
gettava sui detenuti la colpa di tutti i danni: ciò
faceva per diabolico suggerimento. Dodici giorni di
poi ordinava, che si preparasse un lauto banchetto
oltre r usato, e chiamava molti dei Cristiani guer-
rieri; e al momento di assidersi assegnava a cia-
scuno con gran pompa il posto al convito, e par-
lava loro affettuosamente e con placidezza , come
per lo addietro, acciocché acconsentissero forse a

d8

mangiare carne immolata, di cui non potevano i
Cristiani giammai cibarsi. Non avendo voluto accon-
sentirvi nessuno, non gli sforzò di troppo; anzi co*
mandò, che si porgesse loro il solito cibo; e pren-
dendo devini aumentava l’allegrezza nel convito.
Di là usciti poi nella regia sala, ne furono arrestati
alcuni colle mani legate ali
indietro e colle cintole
sigillate (i), custoditi diligentemente, qua] due
giorni, qual tre : e li tormentarono con molli altri
castighi infami, cui non abbiamo riputato decente
r affidare agli scritti. Alcuni poi di loro furono al-
lontanati, e come infami degradati dalT onore di
nobiltà.

Si mandarono allora nuove schiere di loro in
paese lontano, all’ inaccessibile deserto per guer-
reggiare contro i nemici del Re; molti sulF istante
erano passati a fil di spada; si diminuiva a tutti
lo stabilito stipendio, ed erano tormentati colla
fame e colla sete; per quartieri d’inverno si sta-
bilivano loro i luoghi rigidi, ed erano mostrali agli
occhi di tutti come infami e vili. Eglino però dal-
la carità di Cristo rinvigoriti, sostenevano con
somma allegrezza tutti questi patimenti per lo

(r) Era questa una maniera do le corporali necessità Io

di castigo usata presso i Per- esigevano, fosse costretto ad

«iani. Legavano ai paziente te imbrattarsi sozzamente nelle

mani air indietro, egli lega- proprie immondezze. Questa

vano in pari tempo le brac- pena usavasi per ignominia

cbc alia cintola, e no siiggeU coi nobili piii t’acilmcQte cbtf

lavano il ligacciolo; nccioccbè cogli altri,
non potendo scioglierle quan-

29
nome di Cristo, e per la sublime speranza, che sta
preparata ai pazienti osservatori della legge. Quan-
to la malvagità accresceva T infamia, altrettanto
eglino si rinforzavano nell’amore di Cristo; mas-
sime, perchè molti di loro sin dairinfanzia avevano
imparato le sante scritture, consolavano se stes-
si e incoraggiavano i compagni, e tenevano pub-
blico il culto e lo moltiplicavano. Il perchè ezian-
dio i pagani, a cui quelle voci riuscivano grate e
piacevoli, gli esortavano, e loro dicevano parole di
consolazione; eh’ è meglio patire sino alla morte,
piuttostochè negare una siffatta religione.

Ma sebbene per lo amore di Cristo eglino, con
molto coraggio si allegrassero internamente , tut-
tavia V esteriore apparenza era assai miserabile in
quell’ esilio. Una si onorevole soldatesca era giun-
ta alla più vile infamia, e la patria libertà stava
sotto la pessima schiavitù del sanguinario oppres-
sore, il quale collo spargimento del sangue ecce-
deva le leggi degli etnici, né punto credeva, che
vi avesse in cielo un Vendicatore di tutto questo.
Nemmeno ricordava il terreno merito di ciascuno,
e (ciò che è più di tutto nell’ordine corporale)
poiché v’erano alcuni de’ Satrapi armeni, i quali
col loro materno latte avevano nutrito i fratelli
di lui, tormentava questi più ancora degli altri
tutti.

Ordi oltre a ciò un’altra malizia. Mandava
impiegato neli’ Armenia un tale de’ suoi fidi servi,

3o

il cui nome era Densapore , affinchè giuntovi re-
casse per ordine regio i saluti del gran Monarca ,
e con pacifica simulazione facesse l’anagrafi di tut-
ta la terra degli Armeni a condonazione di tribu-
ti e ad alleviamento della cavalleria. Benché ester-
namente fingesse, neirinterno però vi si scopriva-
no più malvagi pensieri. Primo, assoggettava alla
schiavitù la libertà della Chiesa : secondo, com-
prendeva nella medesima anagrafi i monaci di
Cristo, che dimoravano nei monasteri: terzo , ag-
gravò di più i tributi della Provincia: quarto, col
metter male spargeva discordie tra i Satrapi e su-
scitava turbamenti in ogni famiglia. Faceva tutto-
ciò per sciogliere 1′ unione e disperdere il clero e
scacciare i monaci ed opprimere i villici; accioc-
ché per la gran povertà si rifuggissero loro mal
grado alla religione de’ Maghi. Peggio ancora é il
quinto; perciocché quello, ch’era Governatore del
paese, a guisa di padre, era stimato soprastante ai
provinciali e ai Cristiani; promosse e suscitò accu-
se contro di lui, e deponendolo dall’uffìzio condus-
se alla provincia un Persiano invece di lui, e per
giudice del paese un altro Prefetto de’ Maghi ; ac-
ciocché perturbassero le glorie della Chiesa.

Benché tutte queste azioni fossero malvage,
non V* era però nessuno che palesemente manomet-
tesse la Chiesa j e perciò nessuno gli si oppose ad
onta del peso dei tributi, per cui da chi conveniva
esiger cento monete se ne esigeva il doppio. Sui

^

3i

Vescovi pure e sui preti s’ imponevano tributi ; né
solamente su quelli de’ paesi fiorenti, ma su quelli
eziandio dei luoghi devastati. Sebbene , chi può
mai narrare la gravezza delle tasse e delle impo-
ste e delle gabelle e dei tributi sui monti e sulle
Campagne e sui boschi ? Non si esigevano a tenore
della convenienza reale, ma rapendo a foggia di
assassini; cotalchè eglino stessi maravigliavansi as:
sai , che potesse restar fiorente un paese d’ onde
uscivano tutti questi tesori.

Vedendo poi che per tuttociò non potemmo
essere stancati, diedero ordine palesemente ai Ma-
ghi ed ai Capi dei Maghi di emanare un editto giu-
sta la falsa loro religione. Ed è questa la copia
deir editto, (i)

(i) Questo decreto, che fu
emanato dal supremo Gover-
natore della Persia nel quin-
to secolo, e eh* espone i pun-
ti pili interessanti della reli-
gione de* Maghi, è bastevole a
porre in chiaro le molte inesat-
tezze pubblicate delsig. Cesare
Cantù nella sua Enciclopedia
storica ( Tom. II. pag. 36, e
seg. ) circa la religione dei
Maghi. La voce mogi^^) non
è già della lingua irlandese
antica, com
egli afferma ( art”
not. I. pag. 35), ma è di pretto
armeno, e vuol dire sapiente^
e non sapienza. L’ altra voce
mobedi^ eh’ egli traduce mae’
stri^ è pur armena, composta
da mog (/n^) sapiente e da

bed («y^a») che significa prin^
cipey capOy prefetto ec, , co-
sicché mobéd ( o più esatta-
mente tnogbéd Jhfufh-tn) signi-
fica Prefetto, o Capo de’Ma^
ghiy o de” sapienti. Questa voce
a centinaia di volte si trova
nel corso della storia del no-
stro Eliseo. È da sapersi inol-
tre, che le voci mogbed («A»^-
u^lrm) e bedmòg {ufh-uMÌhf.) sono
anche nomi della setta stessa,
e di un libro della religione
de’Persiani.Vedasi il Diziona-
rio arm. itaL del chiariss. P,
Manuele Ciakciak pubblicato
in Venezia nel 1837, alla pag.
96 6, sotto le voci tlnif- e i/«f.-
tMiirm, Non voglio poi occu par-
mi a ribattere minatamente

52

MIHR — KERSEH

SUPREMO GOVERNATORE DEI FORTI E DEI DEBOLI (l)
AGLI ABITANTI DELL* ARMENIA MAGGIORE

SALUTE.

Sappiate., che ogni uomo, il quale abita sotto
del cielo e non professa la legge de’ persiani Eroi,
è sordo e cieco ed ingannato dai demonj di Ara-
man. Finche infatti non esistevano i cieli e la ter-
ra, il grande Iddio Zeruaii (2) offriva sacrifizi per
mille anni (3), e diceva : u Se per avventura avrò un
99 figlio nominato Ormisda, egli farà i cieli e la terra.»
Avvenne, eh* egli ebbe nel ventre due feti; uno
per r aver offerto sacrifizi, un’altro per V aver det-
to : se per avventura (4). Accortosi di esser pregno
di due figli: ^ Darò il mio regno , disse, a chi più

tutti gli altri errori, che prò- altre cose afTermate dal sig.
nunzio lungh*es8o il terzo Cantù in quello stesso Capi-
Capo della sua storia {pag. 56, tolo.

e seg,) \ 9Ìg. Cesare Cantù, (1) Cioè, dei persiani, e

perchè li può conoscere faci!- degli stranieri,

mente chiunque si dia la pe- (2) Cioè, Zoroastro. Vedasi

na di confrontare con quel suo a questo proposito ciò, che

Capo sulla Religione dei Ma- scrissi nella mia Armenia^ nel

ghi ciò, che della propria ere- Cap. XVIII sulla Religione ,

denza espone il Governatore Art. I.

di Persia. Anche nel progres* (3) Mille anni^ e non già

so della storia del nostro Eli- dodici mila , come scrisse il

aeo sono ricordati molti riti sig. Cantù ( Enciclop. Sion

circa r adorazione del Sole e Tom, il, pag. ^t),

del Fuoco, i quali ci mostrano (4) Ossia , per Taver dabi-

talse od inesatte moltissime tato.

33

1) presto uscirà. 99 Allora quello, ch’era stato conce-
pito per la diffidenza , ruppe il ventre ed usci fuo-
ri. Cui disse Zeruan : « Chi sei tu ? 59 Rispose : « So-
» no tuo figlio Ormisda. « Soggiunsegli Zeruan : « Il
» mio figlio è splendido e di soave odore ; tu sei te-
)) nebroso invece e maligno, u Ma piangendo esso
amaramente^ gli concesse per mille anni il suo re-
gno. Quando nacque anche T altro figlio, lo nomi-
nò Ormisda (1); tolse il regno ad Àraman e lo die-
de ad Ormisda dicendogli : » Sino ad ora io oiSersi
9) a te sacrifizi ; tu da qui innanzi offrine a me. 99 Al-
lora Ormisda creò il cielo e la terra, ed Araman per
r opposto tutti i mali produsse. Di modo che le
creature si dividono cosi : gli angeli sono di Ormi-
sda, i demonj di Araman; e tutte le cose buone,
che si fanno in cielo e qui, sono di Ormisda, e tut-
ti i mali, che qua e colà si operano, sono produzio-
ni di Araman. Egualmente tuttociò , che di bene
v’ha in terra, lo fece Ormisda: e tuttociò, che non è
bene, lo fece Araman : sicché Ormisda creò Tuomo,
ed Araman creò i vizj e le malattie e la morte.
Tutte le miserie e le disgrazie, che sonovi, e le guer-
re atroci sono opere del creatore del male ; la fe-
licità poi, il potere, la gloria, gli onori, la salute
del corpo, la bellezza del volto, V eloquenza delle
parole, e la longevità ricevono dal creatore del bene

(0 Cioè, Giove j come ho dimostrato neìV Armenia al luo-
60 citato.

5

34

l’esistenza ; e tuttociò, che non è cosi, fu intro-
dotto dair autore del male.

Sono quindi in errore gli uomini, che dico-
no, essere Iddio il creatore della morte, e da lui
derivare il male ancora ed il bene: massime, come
aflfermano i Cristiani, essere Iddio invidioso, e per
un solo fico spiccato dall’albero aver creato la naor-
te, ed averne a questa condannato gli uomini. Un*
invidia di tal fatta non havvi neppure tra uomo ed
uomo ; molto meno poi in Dio contro l’ uomo.
Laonde chi dice questo è sordo e cieco e dai de-
ìnoDJ di Araman ingannato.

tJu altro errore inoltre professano. Dicono:
Iddio, il quale creò i cieli e la terra, venne al mon-
do, e nacque da una vergine, che aveva nome Ma-
ria , il cui marito aveva nome Giuseppe. Dietro
siffatto uomo molti restarono sedotti. Che se la
provincia de’Greci per sommo di pazzia restò igno-
rantemente ingannata, e dal perfetto nostro culto
si allontanò; a suo danno. Perchè voi pure delire-
rete dietro l’inganno loro? La religione, che profes-
sa il vostro Padrone, professare dovete ancor voi:
tanto più perchè d’ innanzi a Dio dobbiamo noi
render conto di voi.

Non crediate dunque ai Tostri Prelati, che
nominate Nazareni; perciocché sono assai ingan-
natori. Ciò, che insegnano colle parole, lo smenti-
scono coi fatti. Dicono, che non è peccato il man-
giar carne, ed eglino non ne vogliono mangiare;

55

eh’ è lecito prender moglie., ed eglino non le vo-
gliono neppur guardare ; che pecca assai chi radu-
na ricchezze, ed esaltano sommamente la povertà.
Pregiano le tribolazioni, e disprezzano le prospe-
rità ; deridono il nome di fortuna ^ ed hanno per
nulla la gloria; amano 1* abbiezione del vestire.» e
più delle preziose stimano le cose vili; lodano la
morte^ e vituperano la vita; biasimano la procrea-
zione dei figli e ne apprezzano la privazione. Che se
vorrete ascoltarli e non vi accosterete alle donne,
giungerà ben presto la fine del mondo. Io non vol-
li però scrivervi ogni cosa partitamente, perciocché
sonovi moltissime altre cose, ch’eglino dicono.

Ancor peggio poi di quanto vi dicemmo si è,
che predicano , Iddio essere stato crocefisso dagli
uomini, ed esser morto, ed essere stalo sepolto, e
dopo esser lui risorto ed asceso al cielo. E non do-
vreste da per voi stessi circa siffatte dottrine in-
degne pronunziare giudizio ? I demonj, che sono
malvagi , non vengono dagli uomini, ne catturati
ne tormentati ; molto meno poi Dio creatore di tut-
te le cose; lo che è di vergogna per voi nel dirlo,
ed è per noi assolutamente incredibile.

Due cose pertanto vi si propongono; o risponde-
te cosa per cosa a questa lettera ; o sorgete, e venite
alla Porta (i), ed al supremo Tribunale vi pre-
sentate,

(i) Ossia, alla Corte j secon- danno il nome di Porta alla
du r uso degli Orientali, che Corte, cdalGoyernosupremo,

36

Nomi dei Vescovi^ che risposero a questo

decreto.

Giuseppe, vescovo di Ararat (i).
Isacco, vescovo di Taronla.
Melite, vescovo di Manascerta.
EsNicio, vescovo di Bagrevanda.
SuRMACE, vescovo de’ Besnuniti.
Tagiate, vescovo di Tajk.
Tatice, vescovo di Basena.
Rasu vescovo di Turuberania.
Geremia, vescovo di Martasdania.
EuLALio, vescovo di Mardalia.
Anania, vescovo di Siunia.
Muse, vescovo degli Arzeruniti.
Isacco, vescovo de’ Restuni.
Basilio, vescovo di Moce.
Gage, vescovo di Vananta.
Eliseo, vescovo degli Amaduniti (2).
Fratello, vescovo di Anzeva.
Geremia, vescovo degli Abauniti.

come anche al di d’oggi si di- mia Armenia Gap. XIX. Art.

ce : Porta Ottomana^ Sublime VI. §. 8.

Porta ec. (2) Questi è il nostro storico^

(1) Era questo il CattolicOy il quale sin dal principio di

ossia il Patriarca supremo di questa sua storia manifestò di

tutta la nazione, al quale si essere stato testimonio deifat-

dava talvolta il titolo di f^e- ti^ che imprende a narrare.
scovo di Ararat, Vedasi la

37
Tutti questi Vescovi e molti Corepiscopi (i) e
venerabili Preti di varj luoghi, di unanime accordo
col santo Clero, assieme raccolti nella regia città di
Artassata (2), col consenso dei grandi Satrapi e di
tutta la moltitudine del Paese risposero a quelT e-
ditto.

GIUSEPPE VESCOVO DI AR4RAT

colf TUTTI 1 CONGREGATI, DAI PIÙ* GRAl!fDI SINO AI PIU^ riCCOLI

A MIHR — NERSEH

GOVBRRATORB DEI PEBSIANI B DEI NOU PERSI AHI
GRANDE AUATORE DELLA PACS.

Salute a Te e a tutto il tuo grande esercito persiano.

Derivò a noi dagli antenati per mezzo dei di-
vini oracoli la costumanza di orare per la vita del
re, e di chiedere incessantemente a Dio la longe-
vità di esso, acciocché regga pacificamente il comu-
ne principato, che gli fu affidato da Dio ; perchè
nella diuturna pace di lui meniamo ancor noi la
nostra vita neìV incolumità e nel divino servizio.

In quanto alla lettera, che tu mandasti alla no-
stra Provincia : tempo fu un tale de’ Capi dei Ma-
ghi, ch^era peritissimo della vostra Setta, e che

(i) Anche presso gli Arme- Gap. XIX, sulla Gerarchia ec-

ni vi erano i Corepiscopi ^ o clesiusiica. Art. II.

Vescovi di villa. Di essi Lo (2) Questa è nel territorio

parlato nella mia Armenia^ di Ararat.

38

voi reputavate più sublime dell’umana natura, cre-
dette nel Dio vivente, creatore del cielo e della ter-
ra, e minutamente confutò e scopri a voi la vostra
religione. Ma poiché non avete voi potuto resister-
gli colle parole, mori lapidato per ordine del re
Ormisda. A prestar fede a questi nostri detti, leggi
i libri di lui, che si trovano, in molti luoghi del vo-
stro paese, e di là te ne certificherai.

In quanto poi alla nostra religione : non è già
questa invisibile, né in un tal angolo del mondo è pre-
dicata ; ma è diffusa ampiamente per tutta la terra,
per lo mare, e per lo continente, e per le isole: non
già soltanto per V occidente, ma per V oriente al-
tresì, ma per lo settentrione e per lo mezzogiorno,
e da per tutto in somma è promulgata. Non è ba-
sata neir uomo, come se fosse per mezzo de* Presi-
di intimata per V universo ; ma in se medesima el-
r ha la fermezza. Non apparisce superiore per lo
confronto colle altre sette malvage ; ma dal subli-
me dei cieli ha V infiillibile istituzione ; e non già
per mezzo di patteggiamento, sendochè Iddio è un
solo, né ve n’ ha alcun altro fuor di lui, non mag-
giore non inferiore. Perché foss’egli Dio, non eb-
be principio da nessuno; ma in se stesso egli è
sempiterno. Non é da un qualche luogo; ma Egli è
luogo a se stesso. Non in un qualche tempo ; ma
da lui ebbe il tempo esistenza. Non più eccelso dei
cieli soltanto ; ma più ancora della niente umana
ed angelica. Non assume veruna figura, né soggiace

39
alla vista degli occhi ; e non solamente non è toc-
cato da mano^ ma neppur cade in mente di chic-*
chessia ; non dico di noi corporei, ma nemmeno
degli angeli incorporei. Però, s’egli lo voglia, è co-
nosciuto dalla mente de’ suoi, che ne sono degni ,
senza che sia visto cogli occhi ; dalla mente non
già di que*^ che sono terrestri, ma di quelli bensì
che credono in Dio veracemente.

Il suo nome poi è Creatore del cielo e -della
terra : prima però del cielo e della terra, siccome
egli da per se stesso esisteva, cosi pur anco era egli
nome a se stesso. Egli è eterno : quando poi vol-
le, che le creature avessero principio, le creò, non
da un qualche esistente*» ma dal nulla ; sendochè e-
gli solo è Rute, e da lui tutte le altre cose ricevettero
esistenza. Né già le creò, come se vi avesse pensato
di poi; ma prima che le creasse vedeva egli nella sua
prescienza le creature. Come anche adesso^ prima-
che r uomo operi il bene od il male, sono palesi a
Dio le umane azioni non per anco intraprese ; cosi
allora pria che le cose esistessero non, conosceva e-
gli veruna increata cosa confusamente, ma d’innan-
zi a lui ordinate e determinate se ne slavano le spe-
cie di ciascun genere; le specie degli uomini e degli
angeli, e di ciò che sarebbe per esservi in esse
specie.

‘Poiché poi n* è creatrice la virtù, non poteva
la nostra malvagità, impedire la sua beneficenza;
siccome appunto avvenne, e ne abbiamo a giudice

4o

la destra del Creatore. Le mani, che rassodarono ì
cieli e la terra, scolpirono sulle tavole di pietra e
diedero a noi una dottrina, la quale contiene pa-
cifiche e salutifere leggi ; acciocché conoscessimo
l’unico Iddio creatore delle visibili e delle invisìbili
cose: e non già or questo or quello, come se uno fos-
se buono ed uno cattivo; ma lui solo onninamente
buono. Che se ti sembra, esservi nelle creature di
Dio un qualche male, dillo francamente, che lo co-
noscerai forse vero bene. Dicesti cattivi i demonj:
sonovi altresì i demonj buoni, i quali e voi e noi no-
miniamo angeli. Se lo avessero voluto, anche i de-
monj sarebbero stati buoni ; e se lo avessero volu-
to, gli angeli pure sarebbero divenuti cattivi. Ciò si
vede negli uomini pur anco, e nei figli persino di
uno stesso padre, de* quali uno è obbediente e som-
messo al padre, V altro è peggiore del diavolo. An-
zi uno stesso uomo si scorge doppiamente distinto;
talora malvagio, talora buono ; e quegli , eh* era
buono, diventa cattivo e nuovamente in buono si
cangia; benché una sola ne sia la natura.

In quanto poi a ciò, che dicesti , che Iddio a
cagione di un fico introdusse la morte : più vile di
un fico è un pezzetto di pergamena, ma però se vi
fossero scritte in esso parole del Re, diventerebbe
colpevole di morte chiunque lo lacerasse; e sa-
rebbe poi lecito di parlar male di esso Re ? Id-
dio ci guardi. Io non lo ardirei ; anzi gli altri pu-
re ammonirei a guardarsene. Allora sarebbe stato

4i

invidioso Iddio, se non gli avesse prima vietato di
mangiar di quell* albero ; ma avendoglielo prima
vietato, gli manifestò V innata clemenza del suo a-
more verso di lui, e T uomo poi, non essendosene
curato, incontrò la pena di morte.

Di quello inoltre, che dicesti, esser nato Iddio
da una donna, tu non devi averne orrore né ri-
brezzo. Kccoti infatti, Araman ed Ormisda nacquero
di padre e non di madre; al che, se ben porrai men-
te, nemmeno tu acconsentirai. Vieppiù ancora di
questa è ridicola quell’altra cosa, che nascerebbe
di donna il Dio Mihr ( i ) ove taluno avesse com-
mercio colla propria genitrice.

Il perchè, se tu deponessi alcun poco il fasto
della tua padronanza, e venissi familiarmente a di-
sputa, sono certo, che, siccome sei in tutte le cose
sapientissimo, anche in quanto alla nascita del Siezzo della sua
carne fia^lvo tulio il iinourdp, sponUnefiniiente verone
aJfla iTOQr te ; e siqcom’ egli conosce la propria , divi;
nità, 6* iocarnp dall’ i^amacolata Ve];gine, e nacque^
e fu ravvolto in fapce, e fu posto in un, presepio, e
trasse dall’oriente iM^agi, perchè lo ador^issero;
fu nutrito di latte come un bamhino, crebhe, e s’
ingrandì per trent’ anni, fu battezzato nel .Giorda-
no da Giova ti ni. figlio di madre sterile; operò gran-
diosi miracoli e portenti in fra gli Ebrei; fu tradito
dai Sacerdoti, e condannatp da Ppnzio Pilato,: fu
croc^fìaso, mori, fu sepolto, rifsorse il terzo di, ap-
parve ai dodici discepoli e a moUi altri, ch’erano
più di cinquecento ; avendo conversato con Ipro p^r
quaranta giorni, ascese al cielo dal monte degli uli-
vi alla presenza de’sMoi discepoli, e sedette sul pai-
terno troqo ; promise di venire una seconda volta
colla sua tremenda vjrtù a risuscitare i morti, a ria-
novare tutto questo mondo, a giudicare giustamen-
t^e i buoni e i peccatori^ a. dar premio ai meritevoli
«rovesciar ipene sui malfa^ltQrì, che n,on cre^pno
tutte queste beneficenze.

5o

Da questa fede nessuno può smuoverci ^ non
gli angeli, non gli uomini, non la spada, non il fuo-
co, non l’acqua, non (ulti quali si fossero i più
amari tormenti. Tutti gli averi e le sostanze nostre
sono nelle tue mani, e i nostri corpi ti stanno d’in-
nanzi; fanne a tuo talento ciò che vuoi. Se ci lasci
in questa nostra fede, non mutiamo te per un altro
padrone sulla terra , né mutiamo per un altro Id-
dio in cielo Gesù Cristo, da cui all’ infuori non v’ha
altro Iddio. Ma se dopo questa solenne testimonian-
za alcun’ altra cosa domandi , eccoci a dar tutto il
nostro corpo in tua mano; opera subito quello che
t’ aggrada. Dalla tua parte i supplizj , dalla nostra
il riceverli; tu la spada, e noi il collo. Non siamo
noi tanfipoco migliori degli antenati nostri, i quali
a questa testimonianza posposero le ricchezze, gli
averi, e gli stessi loro corpi. Anzi quand’ anche fos-
simo immortali, e ci fosse d’uopo morire per Io
amore di Cristo, lo faremmp a tutta ragione; per-
ciocché anch’ egli essendo immortale a tal grado ci
amò da sostenere la morte in se stesso, affinchè noi
per questa sua morte fossimo dall’ eterna morte li«
herati. Che s* egli non la risparmiò alla propria
immortalità; noi, che volendolo ci siamo resi mor**
tali, spontaneamente morremo per amor suo, ac-
jciocchè spontaneamente ci accolga egli alla sua
immortalità. Morremo come mortali, acciocché ri-
ceva egli la nostra morte come se fossimo ìm^
mortali.

Tu poi 9 dopo tutlociò^ non interrogarci ulte, comando e-gli Unni resteranno sotto il tuo do-
,, minio, ^hi V ha nel móndo , che possa opporsi
,9 agli ordini tuoi ? Comanda da padrone, e tutto-
,, ciò, che dirai, prontamente si eseguirà. „

Subito il Re, chiamato dentro il Cancelliere,
ordinava di scrivere un’editto; e non secondo il
costume, ma con parole minacciose, come a sprez-
zevoli e vili ; non rammentando più i grandi servi-
gi degli uomini af!bttuosI, ma soltanto comandando,
che fossero chiamati ad uno ad uno quelli che co-
nosceva egli, i nomi dei quali sono questi. Dalla
schiatta dei Slunesi uno di nome Vasace , dalla
schiatta degli Arzeruniti uno di nome Nersapore,
dalla schiatta de*Restuni uno di nome Artàce, dal-
la schiatta de’ Corcoruniti uno di nome Catesso,
dalla schiatta de’ Mamiconesi uno di nome Varta-
no, dalla schiatta de’ Mocesi uno di nome Artace,
dalla schiatta degli Abauniti uno di nome di Yaha-
no, dalla schiatta de’ Vahevesi uno di nome Ghite,
dalla schiatta degli Anxevesi uno di nome Simone.

53

Questi Satrapi furono chiamati nominatanletite al*
la Carte reale : alcuni erano già pressp di lui nel-
r esercito, ed altri alle parti settentrionali nel pre**
sidio degli Unni, e ne aveva lasciato alcuni altri in
Armenia.

Sebbene non si trovassero tutti insieme uniti
in un medesimo luogo; tuttavia conoscendo sin da
principio il progetto dell’ iniquo tiranno , anche i
lontani egualmente come i vicini riputavansi in un
solo sito. Per mezzo del Vescovo Giuseppe rassoda»
tisi nello stesso patto, andarono dal rispettivo luogo
alla Corte reale. Stavano loro molto a cuore i fra-
telli i figli e i cari compatriotti, che pessimamente
stavano in grandi angustie; il perché anch
eglino
si esposero alla morte non temendola tampoco da
codardi e paurosi, ma con assai di valore si fortifi-
iSiavano, per poter forse liberarli dalle atroci pene.

Allorché giunsero alla Corte reale nel gran
Sabbato di Pasqua si presentarono al gran Sovra-
no. Sebbene vedessero nelle gravissime angustie
della tribolazione i loro fratelli, che per lo nome di
Cristo valorosamente soffrivano ; tuttavia non mo-
stravano minimamente la tristezza in pubblico;
cotalché quanto più a tutti parevano lieti altrettan-
to i malvagi se ne maravigliavano.

Eravi r uso anticamente, che quando la caval-
leria armena comandata da un onorevole generale
andava alla Porta le si mandava incontro un per-
sonaggio, il quale interrogava della salute e della

54

pace della provincia degli Armeni ; e per due e Ire
volte faceva la stessa cosa, ed egli atesso faceva la
rivista delle truppe; e prima di arrivare alla batta*
glia, pel solo arrivo se ne rendevano grandi ringra-
ziamenti, e il Re alla presenza de’ suoi Visìri e di
tutti i Magnati li lodava tutti, e ricordava i meriti
degli antichi e narrava loro la bravura di ciasche-
duno. Ma in quel giorno non si fece la più lieve
menzione neppur di una di queste cose. Anzi come
un demonio non cessava di suscitare e di muovere
r invernale burrasca , giacché appunto somigliava
alla tempestosa e imperversante procella. Né già
superficialmente, ma gonfiandosi dal proprio pela-
go spumava e traboccava e faceva tremare egual
mente tutto il dominio, bestialmente gridando con
urli da drago, come se rovesciandosi avesse a dila-
tarsi in ugual modo pei monti, pegli abissi, per le
valli a guastare in un solo punto V amena esten-
sione delle campagne. Sbufiàndo sclamò e disse:
^^ Giuro per lo sole, sommo Iddio, il quale co* suoi
„ raggi illumina V universo e col suo calore ravviva
„ tutte le creature; se domani mattina al maravi-
„ glioso spettacolo dello spuntar del sole non v’ in-
„ ginocchierete ciascuno con me confessandolo Dio^
„ non ve la risparmierò punto dallo scagliare ogoi
„ atroce supplizio, finché vostro malgrado non
„ adempiate i comandi della mia volontà. „

Ma i credenti, confermatisi in Cristo, non era-
no già raffreddati dai ghiacci invernali, né riscaldati

55

dagli ardori dell’ aria , né temevano la terribile
voce^ né si ipaventavano dei minacciati tormenti ;
ma guardando in alto vedevano la virtù di Cristo
venuta in loro ajuto e con volto lieto e con mode-
ste parole presentatisi rispondevano al Re: ^^ Ti
99 preghiamo, o Re valoroso 9 porgi orecchio alcun
99 poco alle nostre parole, e umanamente ascolta
y^ ciò, che siamo per dire* Ti ricordiamo infatti il
), tempo dell* imperatore Sapore, eh’ era il padre
,, del tuo avo Isdegerte, a cui diede Iddio in eredità
,^ la terra degli Armeni colla medesima religione,
^, che professiamo adesso anche noi ; e i nostri pa-
9, dri e gli avi dei nostri padri gli stettero soggetti
,9 nelle fatiche della servitù, ed eseguirono amoro-
^) semente ogni comando del labbro suo, e molte
V; volte da lui ricevevano generosissimi doni. £ da
99 queir epoca sino ai tempi del tuo paterno domi-
ci) nio anche noi abbiamo prestato la medesima ser-
^^ vitù ; forse meglio a te, che non ai predecesso^

Ciò dicendo, esponevano le prodezze del va-
lore più che sotto i predecessori, secondo i gradi
della milizia ; e inoltre circa le tasse, e le gabelle,
e tutto quello, che di più v’era di tributi nella pro-
vincia, mostravano che in maggior copia, che non
sotto il di lui padre, ne andava all’erario. ^^ Persino
)) la santa Chiesa, la quale era libera in Cristo per
!)) tutta la serie dei nostri antenati sin da principio,
‘,>) In assoggettasti al tributo. Noi però per amore al

56

99 tuo dominio non (i abbiamo contrastato minima-
99 mente. Perchè dunque è suscitata questa coliera
99 sopra di noi ? Dicci tu le cause del danno. Forse
99 la nostra religione è la causa di farci perdere il
99 merito d* innanzi a te P^^

Ma r iniquo, pieno di ogni malizia^ torcendo
altrove la faccia, disse: ^ Danno io reputo il rice-
99 vere nel tesoro reale i tributi della vosti’a provin-
99 cia^ e inutile la bravura delle vostre prodezze ;
^ poiché da ignoranti state lontani dalle nostre ve-
99 re leggi.) e disprezzate gli dei
ed uccidete (i) il fuo-
99 co, e sporcate Tacqua, eco! seppellire i n^orti gua-
yi state la terra, ed essendo irreligiosi date forza ad
99 Araman; e ciò eh’ è più di tutto*, non vi avvicina-
99 te mai alle donne, e grandemente rallegrate i de-
99 monj non correggendovi, e non osservando ogni
99 disciplina dei Maghi. Ti vedo come le pecore
99 sparse e sparpagliate nel deserto: e io ho gran-
99 de scrirpolo, che forse gli dei adirandosi oòn voi
99 non ne facciano pagare a noi il fio. Se dunque
99 volete voi vivere e vivificare le vostre anime e
99 nuoor&mente essere accomiatati con onore •> do-
99 mani subito eseguite ciò che dissi. 99 Allora i bea-
ti Satrapi ^alzarono le loro voci, e dissero alla pre-
senza dì tutti: u Non dincì tu, o Re, né verua altro

(1) I Persiani dicono, cb e il sntta dichiarazione nel Gap.

fuoco resta ucciso allorché Io Vili, dove il Governatore

vi spegne, perciocché lo repu- DeiMapore interroga il vesco-

tano un ente animato. Di ciò vo Isacco, se abbia egli ucci-

ne porg’e r autore una più e- so il fuoco.

57

^9 una tal cosa ; perciocché ]a Chiesa non è edifizio

*^, deiruomo, né dono del sole^ cui tu erroneamente

99 credi essere un Dio. Non solamente non è un Dio,

,9 ma non è un vivente nemmeno. Le chiese non so-

9, no dono dei re, né manifattura degli artefici, né in-

,, venzionede’sapienti, ne bottino della prodezza dei

V, soldati, né ingannevole frode dei demonj; e qua-

„ lunque mai cosa, che tu ancora dicessi delle terre-

„ stri o delle superne o delle riprovevoli; non ebbe

,, mai la Chiesa da veruna di loro 1′ esistenza. Ma

„ è largizione del grande Iddio ; non data a qual-

„ cheduno degli uomini, ma a tutte le ragionevoli

,9 nazioni, che abitano sotto il sole. I fondamenti di

„ lei sono su di una ferma pietra; non possono

„ muoverla gli uomini, né abbatterla gli angeli. Su

9, di quella^ cui non possono spaventare i cieli e la

,9 terra, nessuno degli uomini si vanti mai di trion-

,, fare. Su via ad ogni modo eseguisci ciò che vuoi

^^ fare ; tutti noi siamo pronti a tutte le macchine

^^ dei tormentosi supplizj, che minacciasti: né sola*

„ lamente a patire, ma ben anche a morire. Se nuo-

•>, vamente chiederai la stessa cosa, da ciascuno u-

9^ dirai più valorosamente la stessa risposta. „

Il perché amareggiato il Sovrano più del fiele,
sconvolgeva indi nel suo ventre il mare della volour
taria sua bile, e pel naso e per la bocca l’infuocato
vapore usciva, come da un’ardente fornace il fumo
addensato. Pel non quietarsi del di lui cuore fiacca-
va la forza del corpo e svelava i pensieri fraudolenti;

8

58

sparpagliava e diflbndeya ogni pensiero dinganno;
e ciocche non voleva manifestare ai suoi confidenti,
involontariamente spiegava alla presenza de’servi di
Cristo, e progressivamente esponeva ogni cosa. Tri-
plicava e quadruplicava il solenne giuramento pel
sole e diceva cosi : ^^ Non potete infiacchire la mia
,, insuperabile forza ; né vi lascio già conseguire ciò
•), che da voi si desidera ; ma tutti quelli^ che sono
*,^ nel mio esercito, con atroci legami li farò passa-
,, re per impraticabili luoghi a Segestan, ove molti
,, di voi nelP andarvi morranno di caldo, e i supei-
,, stiti soccomberanno nel mio fortissimo castello e
,, nelle carceri, d
onde non si può uscire. Manderò
„ poi alla vostra provincia innumerevoli truppe co-
„ gli elefantine farò trasportare a Cusistan le doD-
,^ ne e i figliuoli, e saccheggierò le Chiese, e quelle
„ che voi chiamate sacelli de’martiri, le demolirò)
^, le smantellerò; e se alcuno si troverà, che me lo
„ contrasti, morrà atrocemente calpestato dalle fie-
„ re ; e sul restante della provincia farò e compirò
„ tutto quello, che dissi. „ Subito quindi coman-
dava, che ì rispettabili Satrapi con gran disonore
si togliessero dalla sua presenza, e rigorosamente
ordinava al capo degli sgherri, che senza legami
fossero custoditi nelle rispettive abitazioni, ed egl
stesso frastornato indi con profonda tristezza ritor
nava a riposarsi nel suo palazzo. Ma i veri creden
ti in Cristo non vacillavano minimamente dalla
primiera esortazione dei loro santi Dottori; anzi

59
contuttociò cerca vaoo il modo di togliere dalla gran-
de tribolazione se stessi e i cari. Ed affrettandosene
spesse fiate^ proponevano agli Ottimati^ che li aju-
tavano alla Corte reale, grandi promesse di doyi-
ziose speranze, e non poco dei tesori spendevano al-
lora per essi.

Quando poi vennero chiusi da ogni parte ne-

gVìm penetrabili castelli ^ richiamandosi alla mente

il consiglio di Àbramo esclamayano e dicevano nel

loro cuore: ^^ Ricevi, o Signore, il volonteroso sa-

^, crifìzio di tutti nou che offriamo, e diamo alle ca-

^, tene i fratelli e i fìgli e tutti i cari, siccome Isac-

,, co sul santo altare; e non dare la tua santa Ghie-

,, sa in obbrobrio a quest’iniquo Sovrano. ,,

Uno degl’ intimi consiglieri del Re possedeva
occultamente T inviolabile amore di Cristo, perché
era stato già battezzato nel sacro fonte, e pigliavasi
assai cura della conservazione della vita di quei tri-
bolati. Egli allorché si accertò veracemente, che il
Re avrebbe fatto soffrire all’ Armenia tutte le scia-
gure, che così aspramente aveva minacciato ; ben- .
che ‘non a tutti, ad alcuni però di loro suggerì del-
le maniere, per cui allora liberassero se stessi da
quell’afflizione. Or mentre destinavasi un battaglio-
ne per iscortarli ad un esilio perpetuo, siccome era-
no stati mandati molti Satrapi della Provincia de’
Georgiani , arrivò in quel pùnto un apportatore di
triste notizia, che s’ era distaccata una squadra di
nemici, la quale facendo scorrerie aveva guastato

6o

molte Provincie reali. Ciò diventava loro un gran-
de ajuto dal cielo. Quindi affrettandosi Tenripio sol-
lecitava la cavalleria e la mandava innanzi, ed egli
stesso subilo in fretta le andava dietro; e rattristan-
dosi nell’animo trasandava il primo solenne giura-
mento.

Intanto i timorati del Signore ciò vedendo, con
grande fiducia dicevano unitamente la stessa pre-
ghiera : ,) O Signore di tutto, il quale conosci i
,, secreti del cuore degli uomini, e a cui d’ innanzi
„ sono palesi tutti gì’ invisibili pensieri , né chiedi
„ testimonianza veruna dalle creature visibili^ per-
„ ciocché gli occhi tuoi videro le nostre azioni
„ prima ancora che fossero fatte , d’innanzi a te
„ versiamo le nostre preghiere. Ricevi, o Signore,
„ gli occulti nostri prieghi, e perfezionaci ad ese-
„ guire piacevolmente i tuoi precetti, acciocché si
„ vergogni il Malvagio (i),il quale, arrogantemeu-
„ te insuperbito, combatte contro di noi col potere
„ di questo iniquo. Frastorna, o Signore , gli er-
„ ronei progetti del fraudolento; impedisci la nia-
„ lizia della sua volontà, e facci ritornare con pen-
„ sieri pacifici nuovamente alla santa Chiesa , ac-
,, ciocché a un tratto rapita, pessimamente non sia
,, guastata dei nemici. „ E facendo ciascuno in se
stesso questo voto inviolabilmente con Dio, che sta-
rebbero fermi nei primieri consigli, mandavano

(i) Cioè, il demonio.

6i

nunzio alla Corte lo stesso lor esortatore^ come se
i voleri eseguissero dell’ empietà di lui (i). Il Re aU
l’udir questo, assai rallegrato esultò, stimando, che
gli Dei venissero in suo ajuto col cambiare ed emen<
dare i fermi pensieri deservi di Dio. Ed ecco eglino
tributano adorazione al sole, onorandolo con vitti-
me e con tutti i riti della Magia. Ma il folle non po-
teva intender ciò : che la splendidissima luce delSo-
le di giustizia dileguerebbe e dissiperebbe i tenebrosi
progetti di lui, e che distruggerebbonsi annichilati
tutt' i suoi perversi voleri. Cieco nella vera rivelazio-
ne, non capi minimamente la sagace astuzia, ond
era
stato ing.annato. Profusamente spargeva d'innanzi
a loro terreni donativi, e nuòvamente li rimetteva
tutti negli onori e nei principati, avanzandoli e ren-
dendoli illustri in tutto il suo esteso dominio. A cia-
scheduno di loro regalava copiosamente dal fisco e
villaggi e borghi; li chiamava suoi cari ed amici: e
per r orgogliosa arroganza dell' ostinata sua mente
credeva, che la verità si fosse trasmutata colla men-
zogna. Ciò fatto, raccoglieva molta cavalleria, e
mandava ^con loro non già alcuni pochi de' Maghi,
ma più di settecento Dottori, e stabiliva sopra di
essi un supremo Principe, Capo de' Maghi. Umi-
liandosi e pregando raccomandava : " Finché io
!)!) ritorni in pace da questa battaglia, voi fate ed

(i) Finsero di abbracciare la religione de* Maghi, men-
tre Del Cuore uoa fti ailontdaaroao dai Uristianuéiaio.

62

,) eseguite ogni cosa a seconda de*mtei voleri. ^^ E co-
si accompagnavali nuovamente per la lunghezza del
viaggio onorevolmente e gloriosamente airArme-
nia. Egli poi spediva queste liete notizie a molti tem-
pli del fuoco; scriveva e manifestava ai Maghi e ai
Capi de'Maghi e a tutti gli Ottimati delle varie prò-
vincie^ come coli' ajuto degli Dei progredivano le
imprese del suo valore.

Quegl' immondi sorgendo d'allora in poi dai
rispettivi loro nascondigli tenebrosi desideravano
di adempire subito bordine. Sparsero voce sino alle
Provincie lontane^ che si andava ai paesi orientali.
Prima che arrivassero in Armenia gettavano i dadi
e traevano a sorte qual nazione a cadauna classe di
loro toccasse, per essere ammaestrata (i). Percioc-
ché r ordine era stato dato dalla Corte generica-
mente, siccome per la provincia degli Armeni^ cosi
anche per quella dei Georgiani e degli Alvani e dei
Lefni e degli Alznesi e de' Cordiesi e degli Zodesi
e de'Tasiani e per qualunque altra avesse professa-
to nascostamente il cristianesimo nel dominio de
Persiani. Si affrettavano con insaziabile assalto a
saccheggiare i tesori delle sante chiese, e d' jallora
in poi come diavoli imperversavano assieme. Racco*
glievansi molti soldati, e il perverso Satanasso , a

(i) Le schiere cioè di qae* dovesse toccare a cadauna dì

Dottori della religione dei esse, per ammaestrare il pò-

Maghi traevano a sorte, quaU polo negrim mondi riti della

provincia o qual territorio foro setta.

65

guisa di generaltstimo, scorgevasi tra di loro, e sem-
pre esortando tutti li sollecitava a darsene fretta.
Fissato il tempo del sesto mese instigavansi e co-
stringevansi per comando reale , acciocché : ( i )
•), Da un Navasart (3) all' altro in qualunque luogo
90 soggetto al dominio del grande Re si aboliscano
^^ i riti della Chiesa, si chiudano e si suggellino le
,, porte dei sacri templi; in iscritto e in inventario
,, si prendano al fisco gli arredi sacri ; tacciano le
^, voci dei salmi e si ommettano le letture degli in«
,, fallibili Profeti. I. sacerdoti non osino nelle loro
,, case ammaestrare i popoli e i credenti in Cristo;
,, uomini e donne, che abitano nei rispettivi mona-
„ steri, cambino il loro abito alla foggia dei seco-
„ lari. Inoltre, anche le mogli de* Satrapi ricevano
„ r ammaestramento della dottrina de' Maghi. I fi-
„ gli e le figlie de'nobìli e de'plebei ne siano esercì-
„ tati pubblicamente dagli stessi Maghi. Si tolgano
„ e si aboliscano i riti del santo matrimonio, cui a-
„ vevano dagli antichi secondo le leggi del cristia-
„ nesimo ; ma invece di una moglie, tutti ne abbiano
„ molte, acciocché voluttuosamente si moltiplichi la
„ nazione armena. Le figlie siano coi padri eie sorelle
„ coi fratelli; le madri non si astengano dai figli, e i

(1) Sono queste la prime tica deoomiDazione, è il pri-

le^gi» c^o imposero i Capi dei mo mese dell* anno presso

Maghi alle yarie nazioni e gli Armeni. Comincia agli 1 e

Provincie, eh* erano loro state di agosto. Vedasi la mia jir-

affidate. menia^ Gap. XYII. Art. IH.

(a) iVafajrtr/, secondo Fan- $. a. ^

64

^9 Dipoli ben anche ascendano il lelto degli avi. Gli
^^ animali destinati a cibo non muojano senz
esse-
», re immolati^ siano agnelli o capri o bovi o polli o
majali. La farina non s* impasti senza porsi una
benda presso il naso (i ); la stoppia e Io sterco di

^^ di bue non si gettino sul fuoco (2) ; le mani sen-
^, za saponaria non si lavino (3); i castori e le volpi

(1) Questa benda appellasi,
come con suo proprio nome,
phaniàm. E usata per mode-
stia presso le donne orientali
anche al di d* oggi, e con essa
copronsi il mento la bocca e il
paso sino quasi àgli occhi. Sen-
sa di questa benda non era le-
cito ai Persiani, secondo la lo-
ro religione, ne accostarsi al
fuoco né impastare la farina
ned eseguire altri riti; e ciò per
impedire, che venissero conta-
minati dai fiato. Il nome, che
danno i Persiani a questa fascia
o velo, essendo stalo trasporta-
to inesattamente e senza cono-
scerne la vera pronunzia dal-
r una all' altra lingua eu-
ropea diventò a poco a poco
penonìf siccome ce Io esprime
il sig. Cesare Cantù nella sua
Knciclop. Stor. ( Epoca HI.
pag. 5i.) Gii Armeni invece
del V^. secolo e particolarmen-
te il nostro Eliseo, ce lo con-
servarono coi loro caratteri
quale lo pronunziavano sino
da allora i Persiani, ne lo chia-
marono con altri nomi, fuor-
ché con quello di ^uf'isq^tT
(phantàm.)

(2) Collo sterco dì bue e
eolla stoppia mantengono ac-
ceso il fuoco anche al di d*og-

fi parecchie nazioni delPAsia.
Persiani adoratori del fuoco
non potevano alimentare il
loro Nume con materie cotao*
to immonde.

(3) Era a tutti comandato
Fuso della saponaria nel lavar-
si le mani, acciocché 1* acqua
non venisse imbrattata dalle
lordure delle mani medesime.
Avevano infatti i Persiani
somma attenzione per non
contaminare giammai né IV
cqua né la terra né il fuoco;
del che appunto il Re di Per-
sia rimprovera i Cristiani col-
le surriferite parole (pag. 56)
99 Uccidete il fuoco, e sporcate
» r acqua , e col seppellire i
» morti guastate la terra. ìi
Di questo culto dai Persiani
prestato al fuoco all'acqua e
alla terra il Patriarca ài Ar-
menia 5. Giovanni Osniese,
che visse nel secolo ottavo, co-
si esprimesi nella sua omelia
contro i Pauliciani: » I Pei-
99 siani divinizzarono il fuoco
99 r acqua e la terra, a grado
99 che preferirono di dare i
99 proprj cadaveri in cibo alle
99 fiere e agli uccelli , piut-
99 tosi oche porli sotterra , e
99 contaminar colla putredi-
7) ne quella che scioccamente

65

)^ e le lepri non si facciano morire (i). I serpenti e le
y^ lucerte e le rane e le formiche e qualunque altro
^^ animaluccio di slmil genere non si tollerino; ma
^^ tosto si portino numerati e ragguagliati seconcI aeciecati: e voi vi acciecherele dietro ai ciechi?

l
ur

68

„ Era loro già scavata la fossa ; e perchè voi la em-
,, pirete i primi? Quando imparerete i moltiplic
„ comi dei loro Dei , di cui non ne esiste nepp
„ uno? Àllegeriti de* gravi carichi (i), ‘da per voi
9, stessi prendeste gravissimi pesi ; liberi sin daUin-
,, fanzia, vi poneste pessimaniente in una schiavitù
„ indissolubile. Se sapeste e se vedeste palesemente;
„ a lutto si vestirono i cieli sopra di voi.^ e rammari-
„ cossi la terra sotto dei vostri piedi. Gli angeli dal-
,, r alto sono sdegnati contro di voi» e dalla terra
,, i martiri sono con voi adirati. Mi fanno compas-
,, sione^ mi fanno compassione i vostri cari, e as-
,, sai mi fanno compassione le vostre anime. Per-
,, ciocché se un uomo vi avesse liberati dalla schiavi-
,, tu, e voi da per voi stessi vi foste assoggettati alla
5, schiavitù di un altro, a gran collera provochereste
3, il vostro primo padrone. Or, che farete del mi-
,, naccioso precetto di Dio: Io sono Iddio ^ ne ve
,, nha alcun altro da me infuori^ né alcun altro sia
,, Dio dopo di me? — Iddio geloso io sono^ retri-
vi buisco i peccati dei padri nei figli sino alla set-
^y tima generazione? Ora, se i figli innocenti porta-
„ no la pena de’peccati dei padri ; quando poi pec-
)) chino gli stessi figli» non la farà loro portare in
„ pari tempo e per loro stessi e pei padri? Voi era-
5, vate la nostra inespugnabile rocca di rifugio; al-
,, lorchè quinci v^era pericolosa voi ricorrevamo:

(i) Cioè, de* pesi del cerimoniale giudaico.

69
,^ ora il fondamento di questa grande robustezza
,, fu rovesciato. Voi eravate la nostra gloria d’in-
,, nauzi ai nemici della verità; ora voi siete il no*
„ stro obbrobrio presso gli stessi nemici. Finora
,, per la vostra vera fede anche a noi alquanto la
„ risparmiavano, e adesso per vostra colpa tratta-
j, no crudelmente noi pure. Non solo dovrete ren-
„ derne conto per voi stessi d* innanzi al terribile
,) tribunale di Dio.^ ma per tutti quelli altresì^ che
„ saranno per cagion vostra tormentati. ,,

Queste cose, e più ancora di queste, parlarono
ai principali Ottimati^ ed aggiungevano dolori so-
pra dolori. Non volevano esporre a loro ne mani*
festare il progetto; era impossibile tacere e non ri-
spondere; struggendosi it cuore dirottamente pian*
gevano. Amareggiati con loro quelli altresì e che
udivano e che osservavano si vestivano tutti d* in-
consolabile lutto. I sacerdoti ch’erano colà njell’e-
sercito non potendo frenare in cuore lo sdegno, se-
paratisi si allontanarono dai Satrapi e da tutta la
moltitudine, e mandarono frettolosamente in Ar«
nienla un messaggero a cavallo. Apportatore di tri-
ste notizia e stracciandosi al collo le vestimenta (i),
giunse alla congregazione dei Vescovi , e assai la-
grimando se ne stava loro d’innanzi, e narrava tut-
te le sofferte persecuzioni ; non manifestava però

(i)BracoHume^egliOriea- ne. Di ciò tutte le antfcìio
tali di «tracciarsi le vestioieo- storie ci porg’ooo moamere^
la ÌD contrassegno di afflizio- voli testi cnonianze.

70

gli occulti divisamenti. Si sparsero allora i Vescovi
alle rispettive lor diocesi, e mandarono ì loro coa-
diutori ai villaggi e alle campagne e a molti castelli
delle Provincie montuose. Persuasero e raccolsero
la moltitudine degli uomini e delle donne^ dei ple-
bei e dei nobili^ dei sacerdoti e dei monaci; gli am-
monirono, gr incoraggiarono, e li fecero tutti sol-
dati di Cristo. Per primo punto di risoluzione 8Ì
stabili, che u la mano del proprio fratello si sten-
9) desse sul fratello violatore dei precetti di Dio, oè
99 la risparmiasse il padre al figliuolo, né avesse ri-
99 guardo il figlio alla riverenza verso il padre ; la
99 moglie combattesse contro il marito, e il servo si
99 rivoltasse contro il suo padrone : la legge divina
99 stesse sovrana sopra di tutto, e dalla stessa legge
99 ricevessero i colpevoli la condanna dei delitti. ,,
Allorché ciò fu cosi stabilito e disposto, tutti
comparirono armati e coperti di elmo, colla spada
al fianco e collo scudo al braccio; né solamente gli
uomini valorosi, ma ben anco le donne coniugate.
Intanto le truppe armene con tutti gli ajutanti e
colla moltitudine dei Maghi arrivarono il quarto
mese (i) in Armenia, nel gran borgo nominato An-
cia (a). Si accamparono^ si trincerarono, si pianta-
rono, e da ogni parte si raccolsero colà, e formava-
no una moltitudine innumerevole.

(i) Il mese di Dre^ il quale (a) Questo borgo è nel ter-
corrisponde al nostro oovem- ritorio di Quart^Armeaia^ nel-
bre. la provincia di Degia.

Avvenne dopo venticinque giorni.^ che Io stesso
Capo dei Maghi insieme coi Maghi si recava con
grande violenza in giorno di domenica ad atterrare
le porte della chiesa ; voleva provarsi ad eseguire
il progetto. Ma il santo prete Leonzio d’accordo
coi primi consiglieri e con molto clero s abbattè
già preparato in quel luogo, e glielo ìmpedì.Sebbe-
ne non fosse pienamente informato del pensare di
tutti i Satrapi, né del vigore e della fortezza del
Capo dei Maghi, tuttavia non istette già ad aspet-
tare tutti i Vescovi , ne tampoco soffriva, che si la-
sciasse fare all’iniquo Sovrano. Quindi faceva, che
molta folla concitata incalzasse i soldati ed i Maghi.
Prendendo infatti dei sassi nelle mani rompeva-
QO la testa ai Maghi e al Capo dei Maghi; li cac-
ciavano nelle rispettive abitazioni, ed eglino stessi
magnificando il culto della chiesa eseguivano senza
tregua i sacri riti sino alla susseguente domenica.

Dopo questa turbolenta sollevazione giunse
colà da tutte le parti delPArmenia una moltitudine
di uomini e di donne. Era ivi a vedersi il grande
cordoglio della tribolazione. Alcuni versavano da-
gli occhi, come da due fontane, amarissime lagri-
me; altri prorompevano in altissime grida, come
se facessero tremare ì cieli, ed altri resi azzardosi
davano di piglio alle armi, e sceglievano la morte
piuttostochè la vita. Alcuni del santo ceto ecclesia-
stico prendendo tra le mani TEÌvangelio invocava-
3ao Iddio con preghiere, ed altri desideravano, che

72

81 spaccasse la terra perchè fosse a loro di sepollu*
ra. Estremo affanno con ciò recavano al Capo dei
Maghi, il quale spesse fiate pregava i suoi assist en-
ti, che lo liberassero dalla morte ^ e che lo facesse-
ro arrivar sano alla corte reale. In quanto poi al-
l’ impresa, per cui era venuto, li pressava e dice-
va: ^^ Lasciate, che scriva, e che significhi al gran
„ Re : acciocché lo faccia rivocare V esecuzione di
„ siffatte cose ; poiché quand* anche gli stessi Dei
,, venissero in ajuto, non sarebbe possibile stabilire
„ in Armenia la religione della Magia: ebbi già
,, prova dell’unione del Clero. Imperciocché se i
„ Maghi fossero soldati del paese non la risparmie-
,, rebbero a nessuno dalla strage; non solamente
,, agli stranieri, ma nemmeno ai fratelli e ai figli
„ e a tutti i loro vicini, ed anzi nemmeno a se stes-
,, sì. Uomini, che hanno per nulla le catene» che
„ non si sgomentano pei tormenti, che pongono
„ in non cale gli averi; e (ciò, ch’é peggiore di tut-
,, ti i mali) preferiscono la morte alla vita; chi vi
„ ha, che possa opporsi a loro? Già io aveva udito
„ dai nostri antichi^ che ai tempi dell’ imperato-
,, re Sapore, quando cominciò questo culto a prò-
„ pagarsi, e a moltiplicarsi «i e ad empire tutta la
„ provincia dei Persiani, ed a giungere anche più
,, in là verso T oriente, quelli, che erano i dottori
„ della nostra legge esortarono il Re a non toglie-
,, re giammai dal paese la religione della Magia ,
„ ed egli comandò severamente che si abolisse il

73

„ cristianesimo. Ma più egli Io volle proibit*e9 più
„ si propagò e si moltiplicò e giunse sino al paese
„ dei Tartari, e di là si estese alle parti meridio-
„ nali sino alle Indie. Ed erano tanto coraggiosi
„ ed arditi nel paese dei Persiani, che fabbricaro-
„ no delle chiese in tutte le città della provincia, le
,, quali sorpassavano nella splendidezza le corti
„ reali. Fabbricavano anche delle così dette Gap-
„ pelle de’martiri, e le abbellivano cogli stessi ad-
„ debbi delle chiese, ed eressero dei monasteri in
„ tutti i luoghi e fabbricati e deserti. E senza che
5, apparisse palesemente ajuto da veruna parte s’au-
„ mentavano assai, e moltiplicavansi immensamen-
,, te, e colle dovizie terrene s’arricchivano. Né del-
„ la cagione di siffatte dovizie noi ne sapevamo pun-
), lo; ma soltanto ricevevamo veritiere notizie, che
,, tutto il mondo andava dietro ai loro insegnamene
,) ti. Benché il Re crudelmente mettesse mano so-
„ pra di loro e ne prendesse e ne tormentasse mol-
)) ti, ed anche molti ne mandasse a morte, tuttavia
)) si aniareggiò e s^ infastidi nel suo cuore, e non
M potè diminuirne la moltitudine. Inoltre, benché
)) avesse chiuso e sigillato le porte delle chiese da
ij per tutta la provincia , eglino però fecero chiese
n le case, e in ogni luogo eseguivano i loro riti; e
j> riputavano se stessi altrettanti sacelli di martiri;
)) e stimavano migliore la costruzione del tempio
)) umano, che non quella delle fabbriche terrene.
)) Le spade degli uccisori guastarono il taglio, e i

IO

74

,, colli di loro non si avvilirono ; i saccheggiatori
«19 dei loro averi si stancarono e moltiplicossi il bot-
9, tino di giorno in giorno accresciuto. Il Re era sde-
^., gnalo, e i carnefici del furore n*erano assai ram-
99 mancati; ed eglino invece pronti ed allegri e gio-
99 josi sostenevano tutte le angustie dei tormenti, e
99 con amore soiSrivano tutto il depredamento dei
99 loro averi. Scorgendo il Re, che assaliti correvano
99 alla morte, come sante pecore a leccare il sale ce-
99 leste, fece sospendere e cessare le afflizioni dei
99 loro tormenti, e comandò ai Maghi e ai Ga pi dei
,9 Maghi , che nessuno più li molestasse9 ma che
99 stessero fermi senza paura nella rispettiva reli-
99 gione il Mago e il Manicheo e l’Ebreo e il Cri-
9, stiano e qualunque altra religione9 ^^^ ^^ io^^^
99 nelle varie provincie di Persia ; e dopo ebbe tut-
99 to il paese stabilmente la pace, e cessarono tutte
99 le turbolenze della sollevazione. Perciocché per
99 le turbolenze della nostra provincia s’erano mos-
99 si grandemente altresì gli Occidentali (1)9 e con
99 essi tutta la Fenicia si turbò. Queste cose le sap-
99 piamo per averle udite ; ma CÌÒ9 che vidi io stes-
99 so cogli occhi, mi pare che sia maggiore di quelle
99 prime. Or tU9 che sei Governatore (2) di questa

(1) Conquesto nome s* in- fatto il Capo de* Maghi alla
tendono i Greci. presenza del Governatore Va-
ia) Benché l’Autore non sace, principe di Siania, come
r ahhia da principio indicato, più chiaramente apparisce dal*
deesi però raccogliere , che le cose che seguono.
tutto questo discorso 1* abbia

75

,, provincia devi aver la cura di scrivere e di di-

») mostrare alla corte reale 1′ accordo violento ;

,, come con intrepidezza hanno avuto per nulla gli

^^ ordini regii. E se noi non ci fossimo affrettati, e

,, non fossimo fuggiti, neppur uno di noi avrebbero

^^ essi lasciato in vita. Ora, se uomini inermi usa-

^, rono tanto di violenza., che repentemente fecero

,^ radunare con loro anche soldati; chi potrà op-

,^ porsi ad un loro intrepido assalto ? Ecco, io era

)^ ignaro della scambievole unione inseparabile del

,^ clero; poiché altro è, che uno ascolti, ed altro è

„ che vegga fermamente co’ propri occhi. Tu che

)) sin dalla fanciullezza eri allevato in quella reli-

)) gione, e veracemente conoscevi la fermezza d’a-

^•1 nimo di questi uomini, che senza spargimento di

)) sangue nop ci permettono essi di metter mano

»,) sulle loro chiese, perchè non dicesti tuttocìò sin-

^9 caramente alla presenza del Re ? Il primario in-

)t) fatti di tutti i Satrapi eri tu, e tutta la provincia

9n era affidata al tuo governo; perchè dunque non

55 hai pigliato miglior cura di te ? Tu altre volte eri

5«, savio, e io lo sapeva; ma questa cosa non V hai

55 eseguita giudiziosamente. Altrimente è manifesto,

55 che tu sei d’accordo con loro, e che per tuo con-

55 siglio fecero soffrire queste sciagure a me e ai 8ol«

55 dati. Ora, se ciò è cosi, e tu non hai voglia di ab-

55 bracciare la Magia, non avere nessun riguardo

55 per timore del Re. Io lo scrivo e lo significo alla

55 MOrte del supremo Principe dei Maghi e al vice

76

•>, Procuratore e al gran Generale ^ acciocché per-
5^ suadano il Re a rivocare il primo comando, e la-
9, scino.^ che ognuno ad arbitrio si avvezzi a poco a
^•, poco alla religione de’ Maghi; e cosi quelli che
,, Tabbracciano, si mostreranno di avere amorevol-
^^ mente eseguito il comando reale. Imperciocché
99 questo paese è una provincia , e se le si rechi un
99 qualche danno9 gli abitatori dispersi trasnìigre-
59 rebbero fors’ anche altrove; ed allorché la pro-
99 vincia riuscisse spopolata9 anche a te ne verreh-
99 be egualmente gravissimo danno dalla Corte. ^^

Rispose il Governatore al Capo dei Maghi, e
disse : ^^ Tutte queste cose di esortazione, che mi
99 dicestÌ9 sono vere; la prima perÒ9 che noi non
99 r avevamo udita9 tu la vedesti, e adesso ne san-
99 tiamo grande rincrescimento. Tu intanto esegui-
99 sci ora quanto ti dico io, e ne sarai persuaso. Pa-
99 zienta alquanto di piÙ9 ed occulta i tuoi progetti a
99 molti, e svelali soltanto a que’tali, che io ti dico,
99 finché io mi fortifichi radunando soldati in soc-
99 corso, e fors’ anche disunisca il clero. Che se ese-
9, guirò questo cosi, so che posso anche effettuare
99 il comando del Re. „

Subito adunque facendo reclute dalla provin-
cia di Siunia ingrossò la sua armata per ajutare i
Maghi e il Capo dei Maghi, e poi si mise a dire :
9, Suvia9 fa emanare dalla Corte un editto, a ccioc-
99 che la cavalleria de’dieci mille, che è in Alvania,
,9 venga in Armenia a fare quartier d’inverno; e

77
,, quando li avremo in nostro potere, non i sarà
^, nessuno, che possa violare il regio comando. „

Rispose il Capo de’ Maghi, e disse al Gover-
natore: ^’ Questo progetto è ancora contrario alle
,^ mie parole; poiché se noi violentemente com«
,, batteremo contro questa provincia, la provincia
^, si distruggerà , e noi non anderemo esenti da
,, pene. Danno a noi stessi, e sommo scapito alla
5, Corte. ,,

Il Governatore non volle tampoco prestargli
orecchio ; perciocché con tutto V animo aveva pro-
fessato la religione persiana. Si mise d’allora in poi
ad ingannare alcuni colle ricchezze, altri colle lu-
singhe: minacciando sgomentava con parole terri-
bili tutti i plebei. Accrebbe le quotidiane imbandì,
gioni de’ sontuosi banchetti, e protraeva le ore del-
l’ allegria consumando le lunghe notti in canti di
ebrietà e in balli d’ impudicizia; rendeva aggrade-
vole ad alcuni la musica e i cantici gentileschi; e
lodava assai le leggi del Re. Aveva altresì portato
dalla corte gran quantità di ricchezze, e corrompe-
va ciascuno coi denari nascostamente a foggia di re-
gali e di onori, e con molta astuzia seduceva gì* in-
nocenti ed a se li traeva.

Ma quando ciò videro i santi Vescovi, viem-
meglio stimolati si animarono alla medesima loro
unione , e con ingegnosa sapienza divisero in due
tutta quanta Tarmata. Massime allorché intesero
con certezza , che Tempio principe di Siunia era

78

erito nella sua anima con piaghe mortali, schivan-
dolo e fuggendolo se ne allontanarono. Una notle
consigliandosi con tutta la moltitudine del clero,
chiamaronvi anche il Generalissimo delle truppe (i);
lo interrogarono e lo scandagliarono, e conobbero
la sua ferma risoluzione, che non aveva cessato tam-
poco dair amore di Cristo. Tutti insieme facendo
oraziQne per lui, nuovamente lo ricevettero alla
comunione cristiana. Per mezzo di lui guadagnaD*
do alla stessa unione molti di quelli, che s’ erano
divisi dalla primiera concordia, vennero e si rac-
colsero truppe di molti soldati; e yieppiù si alloD-
tanarono dai Maghi e dal Capo dei Maghi e dal-
r iniquo Vasace. Questi però fece talmente impaz-
zire e sbalordire la mente del Capo dei Maghi, che
non lo lasciò prevedere 1* esito delle cose. Si mise
a distribuire i Maghi per le case dei Satrapi, ed a
disporre sontuose imbandigioni, a sacrificare gli
animali destinati a cibo, e a far mangiare agli uo-
mini battezzati la carne immolata ed adorare il sO’
le. Allorché incominciò a moltiplicarsi per tutta la
provincia siffatta immonda profanazione, persino
le mogli de’ birri ebbero l’ardimento in giorno di
domenica- di smorzare i lumi della Chiesa , e di
stracciare i vestimenti alle monache.

Scorgendo questo luttuoso sconvolgimento tut-
ti insieme i santi Vescovi presero nelle mani TE-
vangelio e si recarono alla casa del Generale, ove

(i) Questue il valoroso Variano^ come $i vedrà iu appresso*

79
erano radunati i soldati armeni, e senza domanda-
re vi entrarono. Alzarono le loro voci, e dissero:
^^ Preghiamo voi tutti per lo santo Evangelio: se il
^^ Governatore e il Capo dei Maghi fanno queste
*•> esecrande iniquità d’ accordo con voi, prima ta-
^^ glìate le nostre teste, e poi mettete mano sulla
^^ Chiesa ; ma s’eglino fanno del male senza il vo-
^^ stro assenso, oggi se ne faccia pagar loro il fio.,.
Or quelli, eh’ erano nella casa del Generale, stan-
do in piedi alzarono d’ accordo le loro voci a Dio,
e dissero: ^^ Tu, Signore, scrutator de’ cuori di tut-
,9 ti, non hai ver un bisogno della testimonianza de-
,.^ gli uomini. Se ci siamo allontanati da te coll’ani-
„ mo, tu lo sai bene; oggi però giudicaci secondo
„ i nostri peccati ; ma se stiamo fermi nella fede
^^ del santo Evangelio, tu oggi ci sii ajutatore e dac-
,«) ci nelle nostre mani i nemici della verità , per
,.^ farne di loro ciò che ci aggrada. „ Ciò detto, ab-
bassarono tutti la testa al suolo, e ricevettero la be-
nedizione dell’Evangelio e dei Vescovi. Un tale pe-
rò de’ Satrapi, che ivi s’ abbattè, benché fosse del
loro partito, non si uni con loro in quella solenne
testificazione ; e colà sul fatto stesso fu da loro in
quel medesimo luogo lapidato; e un gran timore
occupò r animo di ognuno.

Tutti allora sdegnati si accesero di zelo a grado,
che palpitava il cuore a quanti avevano ciò Teduto.
Ebbero per nulla i regali del Re, e ne vilipesero
gli ordini tremendi. Corsero prontamente alle loro

8o

armi e tutta la notte si allestirono al combatli-
mento. Allo spuntar poi del sole dividendo Tarmata
in tre partì si ponevano in campo. La prima schiera
ad oriente, la seconda ad occidente») la terza a
settentrione. Circondando la folla dell’ esercito Io
presero in mezzo, e ne massacrarono molti, e le-
garono altresì moltissimi dei personaggi ragguar-
devoli, e li cacciarono nei forti castelli, eh’ erano
in loro potere. E raccogliendo tutto in un luogo la
preda, il bottino, e le spoglie del campo lo conser-
vavano, come se fosse stato comandato dalla corte
reale. Essendo poi stato fatto prigioniero il Gover-
natore, egli pure univasi a loro con giuramento di
star fermo nel patto; pentivasi della primiera sepa-
razione da loro, ed in atto di penitente si gettava ai
piedi dei santi Vescovi, ed affettuosamente abbrac-
ciandoli, li pregava a non abbandonarlo disprez-
zato. Due e tre volte giurava per l’ Evangelio alla
presenza della moltitudine ; proferiva, e rinnovava
il giuramento e lo confermava sull’Evangelio, e
pregava, che se ne rimettesse in Dio la vendetta, e
eh’ eglino di umana autorità non lo uccidessero, l
quali, sebbene conoscessero ad evidenza la sua
fraudolenta ipocrisia, e che gabbandoli sarebbe ri-
tornato all’antico errore; tuttavia non si curarono
di punirlo delle prime colpe, ma ne lasciarono la
condannazione al santo Evangelio. Queglino per-
tanto, ch’erano venuti a saccheggiare i santi tesori
della Chiesa, malvolentieri posero se slessi e il loro

8i

bottino d’innanzi ai santi Vescovi e a ludi i sol-
dati. Fu lacerato e vilipeso il comando del Re: ed
eglino prosperati dalla virtù di Dio, ringraziandolo
sciamavano e dicevano., uomini e donne e tutta la
moltitudine de’ plebei : u Siamo pronti ad esser per^
?) seguitati e a morire., e a tutte le persecuzioni ei
» tormenti per le sante chiese^ cui fondarono i no«
)) stri antichi padri.^ in virtù della venuta del no*
n stro Signor Gcsò Cristo: per la quale nuovamente
)) fummo generati all’unica speranza della fede per
^ lo battesimo di Gesù Cristo. Per tal maniera vo-
» gliamo rinnovare le anime nostre coi tormenti e
” col sangue. Perciocché conosciamo per nostro Pa-
» (Ire il santo Evangelio, e per Madre T apostolica
“e cattolica Chiesa; e nessuno col frapporre per-
^ iiicioso inciampo da loro ci separerà, n

D’ allora in poi non si mostrava il padrone
superiore al servo, né il nobile più agiato dell’ af-
flitto plebeo , né 1* uno più dell’ altro illanguidito
nella forza. Una sola era la propensione del cuore
di tutti ; degli uomini e delle donne, dei vecchi e
dei fanciulli , e di tutti gli uniti in Cristo. Poiché
unanimemente s’ erano armati di una stessa arma-
tura, e S* erano vestiti della sola corazza della fede
negl’insegnamenti di Cristo; uomini e donne s’ e-
rano cinti i fianchi colla stessa cintura della verità.
D’ allora in poi restava non curato V oro , e nes-
suno prendeva per proprio uso l’argento; scevri
di avarizia lo disprezzavano , ed avevano a vile i

1 1

Sa

preziosi vestiti^ ch’erano ornamenlidi onore. Anche
gli averi riputavansi un nulla agli occhi dei rispet-
tivi posseditori; scorgevano se stessi come altret-
tanti morti cadaveri.) ed eglino medesimi si scava-
vano la propria sepoltura ^ e stimavano morte la
loro vita , e vita immanchevole la loro morte. E
però . questa voce frequentissimamente correva :
u Muojamo soltanto da prodi.) ed acquistiamone pu-
9^ re il nome e lo spirito, acciocché viva in noi Cri-
9) sto, al quale e facile il rinnovare dalla polvere e
99 noi e tutti ì già estinti, e rimunerarci secondo le
99 opere di ciascheduno. 99

Ciò e più di ciò parlando, e vicendevolmente
confortandosi, i soldati allestirono di bel nuovo le
loro armature: i supplichevoli incessantemente fa-
cevano orazione , e gli astinenti mortificavansi coi
loro digiuni. Le voci dei ministri tutto il giorno e
tutta la notte perseveravano nella sacra salmodia:
la lettura della Bibbia divina non cessava mai ia
verun*ora, ed egualmente gli espositori di essa non
interrompevano mai la consolazione della celeste
dottrina. Quindi assalirono di nuovo i castelli e i
borghi, che i Persiani possedevano qua e là nei luo-
ghi forti della provincia; atterravano e smantella-
vano le abitazioni di loro. Primieramente la grande
Artassata co’ suoi borghi ; e prendevano le inacces-
sibili fortezze di Carino , di Ani , di Artacersa e i
loro borghi : Ercanorda ed Arhnin e i loro sob-
borghi; Barzerabola, Coranista, Zacanista, la ben

83

munita Olacana, e con esse anche i loro villaggi; Ar-
fanela, il borgo di Yan e con esso le sue ville ; Obe-
rala e Capota, Orota eVasacassata. Neil’ anno stesso
prendendo tutte queste città coi rispettivi villaggi
e campagne e coi soldati e coi capitani le smantel-
larono e strascinavano in iscbiavitù gli uomini e le
donne colle loro ricchezze e cogli averi , con tutti
i preziosi tesori e i loro arredi ; demolivano e ro-
vesciavano le loro fabbriche ed incendiavano le case
dei ministri e i delubri del fuoco; purgavano la pro«
fanazione dell* idolatria e s’impadronivano delle
suppellettili e de’ templi , le toglievano e le pone-
vano nella santa Chiesa , e per mezzo dei santi Sa-
cerdoti le dedicavano al servizio del divino altare.
Invece dei disprezzevoli ministeri, che rovesciarono
in ogni luogo dei Pagani, piantavano la redentrice
Croce di Cristo , erigevano il santissimo altare , e
celebravano santamente il vivifico Sacramento; ri-
stabilivano negli stessi luoghi i ministri e i sacerdo-
ti; con ferma speranza si allegrava tutta universal-
mente la terra. E mentre con si grande virtù per-
fettamente eseguivano queste imprese eroiche , a[>-
pariva sopra di tutti la divina grazia ; sendochè
alcuni dei soldati armeni della parte orientale del
paese, senza averne ordine, assalirono la provincia
di Atropazia (f), e fecero qua e colà molti danni

(i) Questa provincia è una delle trentasette del leriitorio
di Vaspuracania.

84

preQclendo e rovesciando e smantellando molti de-
lubri. Quelli poi 9 che si ponevano nei grandi ca-
stelli 9 facendosi il segno della santa Croce assali-
vano i soldati.. Crollarono persino le mura di due
grandi castelli ^ senza che nessuno vi si avvicinasse
a toccarle^ a grado che tutti gli abitatori della pro-
vincia spaventati per lo magnifico prodigio^ abbru-
ciarono eglino stessi colle loro mani i templi del
fuoco^ ed abiurando la religione della Magia con-
fessavano il santo Evangelio. Altre cose grandiose
di prosperità accadevano per mezzo del Generale ;
poiché dove non eravi speranza^ che alcuno ricor-
dasse il nome di Dio , grande orrore gì* investiva;
e ciascuno narrava al suo prossimo le nuove e ma-
ravigliose visioni. Persino le stelle apparivano nei
cieli 9 assai più dell’ indole loro , splendide e lumi-
nose ; e tutti i fanciulli della provincia*^ a guisa di
uomini guerrieri, si armavano di coraggio.

Ed ecco dopo molti giorni giunse il Generale
degli Alvani col santo Vescovo della provincia ^ e
sollecitava con grande fretta i soldati.) dicendo: ^^ La
9^ truppa persiana, eh’ era nelle parti del paese de-
,9 gli Unni 9 ritornò; venne ed entrò nella nostra
,, provincia con niolt’ altra cavalleria arrivata dalla
•>, Corte. Oltre a tutto ciò , recando con loro tre-
•^^ cento Maghi dottori, divisero la provincia e tras-
,, sero a se molti. Volevano metter mano sulla
.^, Chiesa, e per comando del Re costringevano tuL-
,, ti e dicevano : Se spontaneamente riceverete la

85

)^ religione, otterrete da lui doni ed onori, e la corte
,9 reale vi scioglierà dai tributi : ma se non la ri-
9^ ceverete volentieri, abbiamo licenza di fabbri-
^, care delubri nelle città e nelle campagne , e di
,^ mettervi dentro il sacro fuoco«e di stabilire i Mu-
99 ghi e i Capi dei Maghi legislatori di tutta la vo-
99 stra proTincia. E se alcun temerario si opporrà,
99 costui sarà condannato a morte, e la moglie e
99 i figli di lui passeranno prigionieri alla corte
99 reale* ,,

Però r esercito armeno allorché udì questo
tristo annunzio non vacillò punto nella prodezza.
Si raccolse insieme nuovamente tutta la provincia
per questi apportatori di tristi notizie, eh* erano a
loro arrivati. Concordemente incoraggiandoli gli
licenziarono per guadagnarseli in pari tempo con
ingannevole frode ed impedire la loro malvagia vo-
lontà, e perchè non mettessero mano sul loro santo
Clero. Nella virtù di Dio raccogliendosi poi a con-
siglio cercavano la maniera di riuscirne.

In pari tempo mandarono frettolosamente alla
terra degli Occidentali uno de’ grandi Satrapi,
Atomo, della stirpe de’ Gbenuniti, per isvelare tutti
questi progetti deir iniquo Sovranodi oriente, ed
insieme per raccontare la loro valorosa prodezza ,
cui coir opera eseguirono , di aver calpestato 1* ese-
crabile comando , e di aver menato grandissima
strage sui Maghi; per implorare da loro ajutatrice
assistenza, e se volessero, per ^sottomettersi a loro.

86

Ed è questa la copia della lettera (i), che scrìssero
air imperatore Teodosio.

(i) Questa lettera del Pa-
triarca armeao e della Nazio-
ne è uairrefragabile testimo-
niaaza, e uà soleaoissimo do-
cumento coatro r ignoranza
di que che negano o metto-
no in dubbio il viaggio» che
il re di Armenia Tiridate, in-
sieme col santo Patriarca Gre-
gorio rillumiaatore, intrapre-
se alla volta di Roma per i-
stringere amichevole alleanza
coir Imperatore Costantino, e
per mostrare di vota sommes-
sione al santo Pontefice Silve-
stro I. Benché gì’ impugna-
tori di questo importante
punto di storia armena non
trovino traccio negli archivi
di Roma di una così solenne
peregrinazione, e quindi la
neghino e perciò mettano in
dubbio Tautenticità della Sto-
ria di Agatangelo, secretario di
esso reTiridate, il quale minu-
tamente descrisse il viaggio, di
cui formava parte egli pure ;
eccone tuttavia una magnifica
prova in questa lettera nazio-
nale , da cui agevolmente si
può raccogliere , che i mo«
numenti in tale proposito fu

rono fuor di dubbio trasferiti
da Roma a Costantinopoli
* Col trasferirsi della sede impe-
riale da quella a questa cit-
tà. Nella lettera infatti il su«
premo Patriarca degli Armeni
ricorda all’imperatore Teodo-
sio e l’antico affetto di quella
Corte imperiale verso l’arme-

no re Tiridatef ristabilito ap-
punto dai Romeici sul pater–
no trono ; e la luce della santa
Jede di CristOf cui ebbe a ri-
cevere il re medesimo dal san-
to arcivescovo di Roma^ os-
sia, dal romano Pontefice Sil-
vestro I. che appunto in quel-
V epoca governava la Chiesa.
Nella narrazione poi, che sus-
segue alla lettera , riferisce
il nostro Autore , che negli
archivj imperiali si trovarono
le memorie di questo patto di
alleanza. Dunque nel quinto
secolo esistevano ancora questi
documenti. E sebbene poste-
riormente non si trovino più
accennate queste antiche me-
morie, può non di meno qua-
lunque saggio critico avverti-
re , che devono esser andate
smarrite in uno dei due fa-
mosi incendj di quell’archi-
vio, avvenuto il primo nel-
r anno 4^6 sotto V imperatore
Zenone, in cui andarono bru-
ciati più di laoooo volumi;
avvenuto il secondo nel 74^
sotto r imperatore Leone I-
sa urico, in cui restarono preda
delle fiamme più di 55ooo vo-
lumi (Zonara lib, i4« cap. 2.)
Il non trovarne dunque al dì
d’ oggi nessuna traccia negli
storici greci o latini non è
argomento che basti per po-
ter negare un fatto ammeS’
so da un* intiera nazione ,
raccontato circostanziatamente
da scrittori contemporanei e

87

GIUSEPPE VESCOVO

CON MOLTI SUOI VESCOVI E CON TCTTE LE TRUPPE ARUEIfE
VASACE GOVERNATORE E NERSAPORE REMBOSIANO

COI GENSAALI E CON TUTTI J GRANDI SATRAPI

ALL’ECCELSO IMPERATORE TEODOSIO

Si moltiplichi^ il nostro saluto a te e a tutte le tue truppe^ che colla
pacifica vostra clemenza dominate sul mare e suUa terra, né p* ha
alcuno al mondo, che contrasti alla vostra invincibile padronanza.

Abbiamo già noi irrefragabili monumeuli dei
valorosi vostri antenati ^ che possedendo V Europa
s’avanzarono.^ e s’impadronirono altresì delle regioni
dell’Asia dai confini di Seira sino alle parli di Ga-
(lerone : né veruna se ne trovò , che ribelle si sot-
traesse alla loro soggezione. In cosi grande vastità
di dominio, magnifico e caro possedimento nomi-
navano la provincia di Armenia. Laonde in memo-
ria del pristino vostro affetto anche l’antico nostro
Tiridate«^ il quale sino dalla fanciullezza fuggiva dai
sanguinolenti parricidi suoi zii liberandosene, fu
educato nella terra dei Greci, e da voi stabilito re

testimoni oculari , ricordato conservavano le memorie. Più

da più storici posteriori, cita- diffusamente ho parlato di.

to persino in pubbliche e so- questo punto nella citata mia

lenni lettere della Nazione a Opera suW^rmenia^ He! Gap.

quella Corte, presso cui se ne XVIII, Ari. II. $. 7,

88

s’ioipadroniTa della palerna provincia (i). Egli in
pari tempo riceTetle altresì la fede di Cristo dal
santo Arc̥escoTO di Roma, il qaale aveva illamiua-
to le tenebrose parti del settentrione. Ora gli er-
ranti figli di oriente vogliono strapparci qoesta fe-
de ; ma noi confidati nella vostra valorosa prodez-
za abbiamo altre volte resistito ai loro comandi, e
vieppiù al presente ne siam preparati. Scegliemmo
la morte servendo a Dio, piattostochè la vita apo-
statando. Se voi ci prenderete a proteggere, doppia
vita conseguiremo, e neppure un istante la morte.
Però se alcun poco indugiate, Fardore di questa
fiamma arriverà fors’ancfae a molte altre provincie.

Presentata all’Imperatore, e letta questa let-
tera supplichevole della provincia d’Armenia, fu-
rono recati a leggere molti libri delle memorie de-
gli antichi, e trovarono in essi il medesimo patto
di alleanza. Or mentre il beato Teodosio interro-
gava tutto il Senato, e voleva pacificamente acco-
modare le cose; e se n’era interessato di tutto cuo-
re, acciocché le chiese degli Orientali non fossero

( I ) Tirtdate era figlio di Co-
sroe il grande. Fa educato sot-
to la protezione dei Romani,
«t cretceododi giorno in gior-
no nella saggezza e nel valore,
divenne carissimo ali* impera-
tore Diocleziano, il qnale ajii’
tollo a ricuperare gli Stati pa-

terni, e lo restituì gloriosa-
mente sul trono di Armenia*
Vedasi a tale proposito la sto-
ria di Mosè Corenese lib. 2.
cap. 8., la Storia di Agatange-
lo, e la mia Opera sali* Arme-
nia Cap. X. Art. II. §. 2. mi’
mero 16.

89

saccheggiate dai malvagi pagani ; ecco giunse tut-
t’a un tratto al termine della sua vita. Ciò diven-
tava un funestissimo ostacolo all’intrapreso ajuto.
Sali al regno in sua vece l’imperatore Marciano, il
quale cedendo alle parole de’ malvagi consiglieri
suoi servi Anatolio, ch’era Generale, ed Elfario si*-
ro; ambedue vili ed iniqui uomini ed insieme an-
che atei ; non volle accettare il paty> di alleanza
dei credenti, che a tutta possa avevano resistito al-
la malvagità de’ Persiani. Stimava meglio questo
pusillanime il conservare l’alleanza coi Pagani per
una pace terrena, piuttostoché Tajutare colle armi
il ceto dei Cristiani. Perciò spedi frettolosamente
ambasciatore al Re dei Persiani lo stesso Elfario, e
stabili con lui una ferma alleanza di non ajutare le
truppe armene né con soldati né con armi né con
yerun altro soccorso.

Stabilite le cose in tal modo, e perduta la spe-
ranza di ajuto, i santi Vescovi si misero nuovamen-
te ad incoraggiare se stessi e le truppe armene.
Sebbene ponessero mente alla loro pochezza e al-
lunionedei sovrani; tuttavia minimamente non te-
mevano avviliti dell’animo, ma si armavano di co-
raggio a seconda del primo patto, e dicevano : ^^ Sia-
„ mo pronti e ad uccidere, e a morire. E facile a
^, Dio il sostenere con pochi la fatica di molti ed
,, eseguire sublimi cose per mezzo degli abbietti. „
Benché non avessero un Re a condottiero né veru-
no degli stranieri ad ajutatore, non ostante colla

la

90

propria loro virtù e per meazo della consolazione
dei santi dottori si unirono insieme con tutte le trup-
pe de’ Satrapi di ciascuna dinastia^ ed arrivavano
prestamente in un tal luogo con molt’altra caval-
leria della corte reale. Divisero quindi in tre corpi
tutto quanto T esercito. Davano il primo corpo a
Nersapore Rembosiano, fissandolo custode della
provincia presso i confini dell’ Atropa zia. Affidava-
no il secondo a Vartano Generale degli Armeni,
perche passasse ai confini de’Georgiani contro il
Governatore di Gior^ il quale era venuto a demoli-
re I0 chiese degli Al vani. Davano poi il terzo a Va-
sape principe di Siunia^ il quale nel suo interno nou
i^era già allontanato dalla religione de’Pagani. Co*
stui scelse e prese con se quelli de’ quali conosceva
la debolezza nella fede ; il principe de’ Bagratidi
colle sue truppe, il principe de’ Corcoruoiti colle
sue truppe.) il principe degli Abauniti colle sue trup-
pe, il principe de’Vahevesi colle sue truppe^ il priD-
cipe de’ Palunesi colle sue truppe, il principe dei
Gabeliti colle sue truppe, il principe di Urea colle
sue truppe. Trasse a sé molti altri soldati dalla cor
te reale e alcuni nobili da altre tribù. Con ingan
nevole frode ricovera vasi maliziosamente nei ca
stelli della sua provincia^ e con ipocrisia insinua
vasi destramente Della truppa persiana per perse
guitare la provincia degli Al vanì. Intanto dal ben
munito ritiro mandava frettolosamente ambasciato-
ri all’esercito persiano: ^^ Eccoti.^ sciolsi l’unione del

9*
^^ Clero armeno , e feci dividere la truppa in tre
^, corpi. Il primo Tho fatto allontanare alle parti
»^, di Her e di Saruvanda (i); il secondo sta in mio
^^ potere^ a cui non permetto di danneggiare la
,, truppa del Re. Tutti poi gli altri uomini bellicosi,
.,, che si trovano in questo paesé^ li ho fatti spar*
^^ pagliare per tutta la provincia. 11 terzo corpo me*
^^ diocre^ anziché numeroso, l^ho consegnato a Var-
,^ Uno neirAlvama. E^scicon coraggio contro di lui^
,^ e non temer punto a venire alle mani con lui ;
,, so, che resteranno sconfitti a rimpetto del tuo va-
„ lore. ^

Scrisse e significò queste cose al Governatore^
nominato Sebukte ; il quale ali* intendere dà Vasa-
ce tutte queste cose d* incoraggiamento, ed assicu-
ratosi appieno, che il Generalissimo degli Armeni
gli veniva ineonfcro con una scarsa truppa, non i-
stette più nelle parti di Gior, ma raccolse tutta la
moltitudine de’ suoi soldati, ed in fretta varcava il
gran fiume Ciro (3), e gli andava incontro vicino ai
confini de’Georgiani, di rimpetto alla città di lial-
kalia, la quale era il soggiorno d’inverno dei He al-
vani Passava dunque^ e $i trincierava d’attorno con
tatte le sue truppe ; formando V accampame&to per
tutta la vastità di quella pianura vi si chiudevfi

(1) Sotip.dite provincia del r.o nella n^ja ^rmeìda, mtip.Yl.
territorio di Persarmenia. Art, I. $. i.

(2) Ho descritto il ^ame Ci-

dentro; si armarono con ogni apparato^ e s’incorag-
giavano alla battaglia contro V esercito armeno.

Ma il prode Vartano e tutte le truppe, ch’era-
no seco lui, vedendo il preparamento del copioso
esercito dei Pagani , guardarono anche alla propria
scarsezza. Benché fossero assai meno di loro, niente
però si sgomentarono della grande moltitudine;
anzi tutti d’ accordo si unirono e alzarono le loro
mani al cielo, esclamarono e dissero: ** Giudica, o
;, Signore, que’che ci giudicano; combatti contro
,, quelli, che contro noi combattono; colle tuear-
, , mi e col tuo scudo difendici. Sconvogli e atterrl-
,, sci TafFollata moltitudine di questi empj. D’innan-
,, zi al gran Vessillo della tua redenzione dissipa e
,, disperdi l’iniqua unione de’tuoi nemici, e dà nei-
,, le mani di noi pochi il valore della vittoria con-
,, tro quest’innumerevole moltitudine. Non lo chie-
,, diamo per una vana ambizione di gloria d’inutili
„ meriti, né per cupida avarizia di rapire una pas-
„ saggerà grandezza; ma perchè tutti quelli^ che
„ obbediscono alla predicazione del santo Evange-
,, lio, conoscano e sappiano, che tu sei il Signore
,, della vita e della morte, e eh’ è in tua mano la
*, , vittoria e la sconfìtta. Noi siamo bensì pronti a
5, morire per lo tuo amore; ma se ci avverrà invece
„ di ucciderli, ci renderemo vendicatori della ve-
,, rità. „ Ciò detto, raccolsero le truppe e andaro-
no all’assalto; e sbaragliando Tala destra si sca-
gliarono sulla sinistra banda, e per la campagi^^

9^^

mandavano tutti a fil di spada e li mettevano in
fuga sino ai luoghi sicuri delle boscaglie presso la
profonda corrente del fiume Lofnase. Ivi resistendo
alcuni Ottimati al Re di Bales gettarono giù di ca-
vallo uno dei Satrapi armeni della truppa de’ Di*
inasseni, uccisero Musele^ e ferirono Gasricio.

Intanto Arsaviro Arzarunita (i) alzandogli oc-
thi per osservare gridava a guisa di leone e si sca-
gliava come un cinghiale ; percuoteva e ammazzava
il valoroso Vurce fratello del Re dei Lefni» ed ucci-
deva con lui molti de’ suoi ajutauti di campo. Dei
pari stendeva al suolo tutti i di lui valorosi uomini,
e per colmo di prosperità di questo assalto erano
molti di più quelli, i quali andavano sommersi nel
fiume, che non gli stesi al suolo colla spada. Per
la moltitudine degli sparsi cadaveri le limpide a-
cque del fiume s’ erano cambiate in sangue^ e non
si trovava neppur uno di loro scampato o ricovera^
to nelle folte boscaglie di quelle pianure. Uno però
de’ soldati nemici, uscito colle armi, sul dorso del
cavallo passava il gran fiume, e a mala pena salva-
tosi dal combattimento ne portava il tristo annun-
zio ai superstiti dell’esercito, i quali erano fuggiti
nella grande città capitale. Quinci i soldati armeni

(i) Gli Ansemnitì erano i si veda lo slorico Mosè Core-
Satrapi armeDÌ, che avevano nese lib. 2. cap. ^., e si veda
r ÌDcumbenza di portar V a- altresì nella mia Armenia al
quila d*ÌDQan2Ì al re. Di ciò Cap. X. Art. Y.

96

9^ devastando, ed appiccandovi il fuoco, e metteDdo
,, in fuga tutte le vostre famiglie, le scacciò dalle
,, rispettive abita^^ioni. Pose mano anche sulle san-
,, te chiese, trasportò eziandio i sacri arredi dellal-
„ tare, fece prigioniere le famiglici dei sacerdoti, e
„ questi li cacciò incatenati in carcere, ed egli spar-
^, sosi colle truppe a saccheggiare, devastava tutto
„ il paese. La truppa, ch’era nelle parti dell’Atro-
„ pazia , non arrivò ad ajutare nell’interno della
„ provincia ; i soldati, eh* erano rimasti colà, fug-
„ gendo dair iniquo andarono agli ultimi confini
„ del paese, e tutt’ora conservano con voi l’alleanza
„ di unione per lo amore di Cristo. Di quelli poi,
„ ch’erano con lui, alcuni fuggirono ai loro postile
„ molti furono sedotti dalla sua malvagità. „

Levarono il campo da di là, per ritornare nuo-
vamente in Armenia in fretta e con molto bottino
e con grandi ricchezze. Con gioconda allegria can-
tavano e dicevano ad alta voce : Celebrate il Si-
gnore ; poiché egli è buono ; poiché la sua miseri-
cordia é in eterno ; il quale percosse genti famose
ed uccise valorosi principi ; poiché egli è buono ;
poiché la sua misericordia é in eterno. E cantando
questo salmo sino al fine, e compiendolo con pre-
ghiere, glorificavano la santa Trinità. Ivi il Gene*
rale (i) si prendeva cura delle ultime file dell’eser-
cito, e munite di vanguardia e di retroguardia e di

(i) Vartano.

97
fianchi di osaervaBione ^ sane e salve le faceva arri^-
vare in trenta giorni presso i contini della paterna
provìncia.

Fu annunziata airapostata Vaaace ed ai prin^
cìpi, eh’ erano con lui, la valorosa prodezza delKe^
sercito di Variano in Alvania, come anche laUean-
za cc^li Unni« Prima di venir alle mani con loro,
egli col favor di una notte fuggiva ne’ looghi sicuri
della sua provincia (i); e cOsi di fretta si allontanò
che suo malgrado abbandonò, oltreché i suoi, gli
schiavi e la preda» che aveva fatto sulla provincia
di Ararat, e fuggL

Ma essendo sopraggiunto Tinverno, ed avendo
i nemici dissipato le vettovaglie dell’esercito, né po«
tendo quindi (2) alimentare i soldati raccolti in uno
stesso sito, perciò gli sparpagliava qua e là per mol-
ti paesi della provincia a far quartieri d’ inverno.
Comandava, che per la primavera si preparassero
ben armati; e tenendo seco ad ajuto alcuni pochi
della truppa e demaggiori Satrapi, esercitava la sua
forza per mantenersi padrone delle residenze rea«
li
Mandava poscia nella provincia di Siunia nu-
merose truppe; soggiogava e guastava molti paesi;
e tanto riduceva a dura necessità Vasace e quelli,
ch’erano con lui, che per l’angustia della carestia

(1) In Siooia, ove appunto e del Generale Vartano, eome
era egli Principe. ootì più chiaresea ‘ apparisce

(2) Parla qui Fautore ^1^0- dal proseguimeoto ddla nar*
vamente dell* esercito armeno raaione.

i3

98

mangiavano senza riserva gli asini e i cavalli ìnor-
li. Parecchie afflizioni inoltre aggiungeva suli’ Apo-
stata a grado^ che il concilio dei santi Vescovi e di
tutto il clero sacerdotale ne deplorava amaramen-
te i gravissimi tormenti ; sendochè uomini e donne
delicate si traevano scalze ed a piedi, e molli bam-
bini schiacciati sui sassi erano gettati per le vie.

Per tutte queste prospere cose avvenute ai ti-
morati di Dio» tutti i Vescovi e i Preti intimarono
un ordine alla provincia : di fare per 1* intiero me
se di Calotz (i) digiuni e preghiere a Dio, e di
unire la celebrità della vittoria ottenuta in questa
battaglia colla santa solennità dell’Epifania di Cri-
sto ; acciocché ne restasse mai sempre la grande ri-
cordanza insieme coli* incessante solennità divina.
Scrissero altresì i santi Vescovi tutta questa prote-
zione di Dio, la quale magnificamente era apparsa
sull’Armenia, e la fecero recare alla provincia dei
Greci, nella grande città (2) al santo clero ; accioc*
che essi pure facendo preghiere chiedessero a Dio,
che siccome cominciammo, cosi pure terminassitno.

Sciogliendo poi uno de’ primi prigionieri dei
Persiani, e recandolo d’innanzi ai Satrapi parlava-
no con lui e gli mostravano tutto il danno, ch’era
accaduto : si il distruggimento delle provincie, si la

( I ) £ il quinto mese degli prende una porzione di gen-

Armeni, e corrisponde al di- najo.

cembre ^ cioè comincia verso (2) In Costantinopoli,
la metà del dicembre, e com-

99
strage dei soldali reali, sì inoltre tulle le altre
cose che stavano per accadere. E nel mostrargli
tutte quante queste cose si confrontava l’accusa di
ambedue le parti, dei prodi e degli apostati ; come
senza ragione ed ingiustamente erano stati tormen-
tati, affinché si allontanassero dalla paterna reli-
gione ; e la frode del rubello Vasace, come colla pa^»
rola degli Armeni ingannava il Re, che avrebbero
abbracciata la Magia, e come mentre nessuno s*era
impegnato con lui di parola, egli di suo capriccio
erasi reso ingannatore. Fattegli intendere piena-
mente tutte queste cose, lo mandarono (i) in qua-
lità di ambasciatore per difenderli e per trovare il
modo di salvare i loro fratelli dalla tribolazione.

Ma n’erano giunte già anche prima tristi noti-
zie dair iniquo Yasace, le quali annunziavano le
dolorose sciagure, che avevano sofferte le truppe
reali; e tutta F accusa era stata addossata al santo
Clero. Voleva 1* iniquo separare soltanto T unione
dei Vescovi dai Satrapi ; ma non aveva punto avver-
tito a ciò, che si può vedere nella natura, cioè che
per un tratto di tempo (2) dividonsi Tanima e il cor-
po, ma che non può già similcosa avvenire di quelli,
che per Io amore di Dio stanno insieme congiunti.

(1) Deesi intendere, che lo vide ranlma dal corpo, al quaere ; in qual guisa cioè si potesse togliere il Cri-
slianesimo dall* Armenia.

Allorché Mihrnerseh vide in lui tutte queste
malvagità, confidava più in lui, che in se stesso. Do-
mandava e si accertava quanti complessivamente
vi fossero in Armenia della truppa di Vartano ; e
all’udire, che ve n’erano sessanta mille, cercava
notizie anche della valorosità dì ciascuno; ossia,
quanti fossero i corazzieri e quanti gli arcieri ar-
mati alla leggera, e cosi pure quanti fanti scudati.
Inteso il numero della truppa tanto più ebbe vo*
glia di sapere quanti fossero i Capi dei prodi com-
battenti per apparecchiarne tre per ognuno di loro
oltre agli altri tutti. Prese informazione altresì di
ciascuno alfiere; in quante coorti avessero diviso i
soldati, e chi fossero i loro Generali; dalla parte di
qual Generale si dovesse attaccare la zuffa; sot-
to qual nome passasse cadauna coorte e quanti

ii6

trombettieri nella truppa schiamazzassero ; se si sa-
rebbero trincerati» o se in campo aperto si sarebbe-
ro posti ; se schiera a schiera si afFron ter ebbero, o
se unitamente in un solo hiogo si avanzerebbero:
chi di essi sarebbe titubante,^ e chi si cimenterebbe
ad incontrare la morte. Tostochè da lui fu infor-
mato di tutte queste cose, chiamava tutti i Gene-
rali, e a tutti d’ innanzi a se comandava di ascol-
tare le sue ammonizioni. Ad uno poi degli Ottimati,
il cui nome era M uscano Nusalavorte, affidava tutte
le truppe coi loro Generali.

Quindi andava egli alla terra degli Orientali (i j
e presentatosi al gran Re gli narrava tutto il pro-
gresso delle cose; e la sua industriosa sagacità, e
le ingannevoli frodi dei maneggi di Vasace, e come
la prima volta avea voluto coprire la sua malvagità
di aver disunito la truppa armena. Quando il Be
udì tuttociò dalla bocca del Generalissimo, si ama-
reggiò nel suo cuore e disse con solenne giuramen-
to i ‘^ Se si salverà quello scellerato nel grande
„ combattimento, con gravissimi rimbrotti gli por-
„ gerò a bere il calice della morte più atroce. „

(i) Cioè in Persia, eh* è ali* oriente dell* Armenia.

CAPO QUINTO ^

Irruzione degli Orientali.

U amore di Dio è maggiore di ogni grandezza
terrena^ e rende impavidi gli uomini a guisa delle
incorporee schiere degli angeli; come sin da prin-
cipio molte e molte volte s*ebbe in parecchi luoghi
a vedere. Gli uomini, che dell’amore di Dio, come
di un’arma, erano muniti, non badarono per nulla
(quasiché temessero da codardi e pusillanimi, o la
morte o il rapimento delle sostanze o il trucida-
mento dei cari o la prigionia dei parenti) l’uscire
dalla paterna terra e il recarsi in ischiavitù in ìstra-
nieri paesi. Per nulla stimarono tutte queste ma-
niere di patimenti, e soltanto stavano uniti con Dio,
acciocché da lui unicamente non fossero esuli ; e
preferendo lui solo nella loro mente, riputarono
lui bastare per qualunque illustre grandezza. Ripu-
tavano morte V apostasia, ed eterna vita la morte
per Iddio ; libertà della loro vita il servire a lui sul-
la terra e l’andare raminghi per trovare Iddio. Ve-
demmo appunto in questi tempi cogli occhi nostri,
che V Armenia pur anco dispiegò un siffatto eroi-
smo.

Imperocché appena vide il grande Vartano la
discordia delia sua provincia, non se ne sbigottì

ii8

vacillante. Sebbene con sicurezza conoscesse Tam-
bigullà di parecchi allri eziandiO| i quali erano tut-
tora con lui collegati; tuttavia prese coraggio per se
e ne infuse nesuoi soldati; poiché egli coiraccordo
dei Satrapi, che non s’erano separati dalla santa al-
leanza, aveva occupato già i luoghi della residenza
regale. Ordinando a tutte le truppe di radunarsi
nella città di Artassata, sostituiva agli apostati, che
avevano seguito il principe di Siunia, i fratelli e i
figli e i nipoti, ed affidava loro ciascuna schiera di
soldati, affinchè riuscisse a Lui di conquistar forse
anche la provincia.

Frettolosamente marciarono e giunsero tulli
al luogo del combattimento con ciascheduna coorte
e con grande apparato ; eglino e quelli eh’ erano
stabilili naturalmente in quel luogo; Nersapore Ar-
zerunita e Koreno Corcorunita e Tistesso Genera-
le e Artace Pahlunita e Vahano Amatunita e la trup-
pa de’Vahevesì e Tatulo Timassiese ed Arsaviro
Arzerunita e Simone Anzevese e Tagiate Ghentii-
nita e Atomo Ghenunita e Cosroe Gabelita e Ca-
reno Saharunita e Majace Timassiese e Gasrice pur
Timassiese e Nersete Cacberunita eFarsamoMan-
tacunese ed Arsenio Enzajese ed Ahruce Selcunita
e Vereno Tasratese ed Abramo Arzerunita e Sah
regio scudiere, e Curso Servanztese^ e i Colani e
e gli Accasiti e gli Atropazj e le truppe de’Restuni
e tutti gli agenti regii colle proprie loro coorti.

Tutte queste truppe si recavano alla battaglia

^’9
nella pianura dì Artasia^ ed era 1* apparato di ses-
santa mila uomini tra cavalleria e infanteria. Ven-
nero con loro i santi sacerdoti Giuseppe e Leone ed
anche molti altri sacerdoti e moltissimi ministri e*
ziandio; perciocché non si rifiutarono punto di re-
carsi eglino pure con loro alla battaglia. Né già ri-
putavano quello un corporeo conflitto ; ma per la
spirituale virtù desideravano di essere in morte col-
leghi dei prodi Atleti.

Il Generale d’ accordo coi Satrapi si mise a
parlare alle truppe e disse: ^^ Molti combattimenti
,9 ho io intrapresole voi con me; in alcuno valoro-
,) 5a mente trionfammo dei nemici, in alcuno trion-
^^ farono essi di noi. Più furono però quelli, in cui
^9 riuscimmo vincitori e non vinti. Tutti quelli in-
,, oltre erano glorie corporali ; perciocché com-
y^ battemmo per ordine di un caduco Monarca. Chi
,, temeva, compariva infaqie nel mondo ed incon-
9, tra va quindi una barbara morte; laddove chi va-
^, lorosamente si presentava, nome illustre conse-
,, guiva nella nazione e grandissimi regali riceveva
,, dal caduco e mortale Sovrano. Ecco infatti ab-
,, biamo noi ciascheduno nel nostro corpo ferite e
^, cicatrici ; e fu grande quel valore, per cui altresì
„ ricevemmo grandissimi regali. Vile io reputo e
„ inutile siflatlo valore, ed ho per nulla tutti que-
„ stì regali; perciocché ci sono tutti altrettanti in-
„ Ciampi. Che se per un mortale comandante quel-
,^ le prodezze abbiamo operato : quanto più per

I20

^^ l’immortale nostro Re, eh e il Signore de Vivi e dei

,9 morti, e che deve giudicare ognuno secondo le o- ^

,, pere sue? E quand’anche assai nelFetà avanzando

,, invecchiassimo; finalmente poi dobbiamo uscire

,, da questo corpo per presentarci dinanzi al Dio

,, vivente, da cui non partiremo mai più. Vi prego

„ pertanto, o miei prodi compagni d’arme ; tanto

„ più, che molti di voi siete migliori di me nel ?a-

„ lore, e superiori nel potere per nobiltà di prosa-

„ pia ; allorché di vostra volontà e genio vi abbiate

„ scelto un condottiero e capitano, facili e piacevo-

„ li riusciranno le mie parole alle orecchie dei

„ grandi e degl’ inferiori. Non vi spaventate atter-

„ riti della moltitudine degl’idolatri; né volgetele

„ spalle alla terribile spada dell’ uomo mortale. Poi-

,, che se il Signore darà nelle nostre mani il trioo-

„ fo, stermineremo la loro forza , acciocché sia e-

„ saltato il partito della verità. E se in questa pu-

„ gna il termine giungerà della nostra vita per

„ mezzo di una santa morte, accettiamola di buca

„ cuore. Soltanto alla prodezza del valore tion

„ frammischiamo l’infingardaggine* Né già mi sono

„ dimenticato (e lo rammento ben io, e lo devono

„ rammentare alcuni di voi), che un tempo iogan-

„ nammo l’iniquo Principe e lo sorprendemmo

„ come un meschino fanciullo; quasiché avessimo

„ esteriormente eseguito i suoi voleri d’ iniquità. H

„ Signore però é testimonio in occulto dei pensie-

„ ri nostri, come perseverammo non disgiunti da

121

•), luL Lo sapete voi stessi, come pei nostri cari, che
^9 erano nella grande tribolazione, cercavamo ogni
99 maniera per trarli alla tranquillità. Disputammo
99 per mezzo di loro in campo aperto contro Y em-
99 pio monarca per le paterne leggÌ9 che ci furono
99 date da Dio, né avendo potuto su di loro preya-
99 lere9 riuscì affatto impossibile che per un amore
99 corporale cambiassimo Iddio cogli uomini. Ora
99 Iddio stesso in due e tre conflitti ci ajutò con
99 somma fortezza 9 di modochè il nome di vaio-
99 rosi ottennemmo, e le truppe regie gravemente
99 battemmo 9 e i Maghi senza pietà massacrammo
99 e dall’immondezza dell’ idolatria parecchi luoghi
99 purgammo; l’iniquo comando del Reonninamen«
99 te sprezzammo, lo sconvoglimento del mare se-
99 dammo. Gli ammonticchiati flutti appianàronsÌ9
99 la sollevata spuma si disperse9 la bestiale ira pla-
99 cossi. C0IUÌ9 che più in alto delle nubi tuonava 9
99 abbassato oltre V indole sua naturale , discese a
99 parlare con noi. C0IUÌ9 che con parole imperiose
9^ voleva compiere la sua malvagità sopra la santa
99 Chiesa, viene adesso alle mani coli’ arco e col-
99 r asta e colla spada. Colui, che credeva aver noi
99 il Cristianesimo a guisa di un vestimento) adesso
99 come il colore nel corpo9 non può cambiarsi 9. e
99 forse noi potrà più sino al termine. Perciocché
99 le fondamenta della nostra fede sono con fert
99 mezza collocate sulla pietra dell’ immobilità; non
99 sulla terra, ma lassù in cielo 9 dove non cadono

16

i2a

^^ le pioggle^ né soffiano i venti, né inondano i ior-
^^ renti. Noi sebbene col corpo siamo in terra, col-
,, la fede però siamo radicati nel cielo. Ivi nessuno
,, pub toccare il non manufatto edilizio di Cristo.
,, Statevene fermi nell* infallibile nostro Capita-
,, no, il quale non dimenticherà giammai le impre-
„ se del vostro valore. In sommo grado egli è di
„ nostra ragione , o pfodij tuttociò che Iddio e-
„ segui per mezzo della nostra natura. Di quà’pur
„ anche la fortezza di Dio manifestamente si scor-
„ gè. Imperciocché se Oi siamo acquistati gloria
„ massacrando gli altri per le divine leggi , e se al
,, nonde illustre delle nostre famiglie preferimmo
„ la Chiesa^ e se dal Signore aspettiamo il premio,
„ che a ciascheduno di noi é riserbato a tenor del*
„ r affetto del cuore e della precedenza delle opere;
„ quanto più non si verificherà quelito Se boi mor-
„ remmo per la solenne testificazione del nostro
„ Signore Gesù Cristo ? al che se fosSe possibile
„ agognerebbero i celesti. Tanto più che questo do-
„ no non é di tutti, ma di chi soltanto n’é prepa-
„ rato dal benefico Iddio. Né già ci deriva esso dal
„ merito delle opere, ma dall’ imparziale donatore
„ bensi ; come anche é detto nel santo Testamento:
„ Oi^e abbondarono i peccati j hi soprabbondano le
„ grazie di Dio. A noi molto ben é adattato questo
„ oracolo. Quanto abbondabtemente d’innanzi a«
„ gli uomini sembrammo irreligiosi ; altrettanto
), compariremo giustificati d’innanzi e agli uomini

1^5

,, e agK angeli e al Padre di lulti (i). Poiché in
99 quel giorno, in cui udirono gli uojiìini aver noi
yj commesso quel rirreligiosìtà molte lagrime si ver-
,^ sarono nella nostra santa Chiesa , e vieppiù an**
,, cora tra i nostri cari. Adirati gli stessi postri
,^ compagni ci minacciarono colla spada, e voleva
), no trarci ad una morte amara ; e i nostri servi
,,, schivandoci fuggivano da noi; e i lontani^ che a-

)<! vevano udito il nome del nostro cristianesimo «
,, perchè non erano consapevoli dei nostri prpgeltii
,, piangevano incessantemente sopra di noi^ e igao-
)9 che vediamo il Signore con noi benefico farcisi
)) condottiero. Non è un uomo il nostro Capitano^
^^ ma il Generalissimo di tutti i martiri. Il timore
•Iti è segno di dubbiezza nella fede. Abbiamo da noi
)^ scacciato la nostra antica trepidazione ; fugga

(i) Per lo aver , cioè appa- riortnente adorazioni al so-
renteoiente rinunziato alla le; come fu narrato di sopra
lede cristiana, ed esibito este- nel Cap. i.

134

,9 con Bssa anche il timore dalla mente e dai pen-
„ sieri nostri. ^,

Tutte queste cose parlò il valoroso Generale
alla presenza dell’ intiera moltitudine; e inoltre ad
uno ad uno gì* incoraggiava in secreto; e li animava
e soccorreva tutti i bisogni della povertà (i). A chi
de’ soldati mancava tutto, offriva del suo e di quello
dei compagni; a chi mancavano armi , armi appre-
stava; e cui bisognavano vestìmentai vestimenta fa-
ceva indossare^ e a chi non aveva cavallo, ne som-
ministrava. Con grosse paghe rallegrava ciascuno,
e se stesso ilare a tutti mostrava. A tenore delle
militari discipline sempre ridiceva d’ innanzi a lo-
ro le memorie dei valorosi, perciocché sin dairiii-
fanzia era egli altresì ben versato nelle divine Scrit-
tore. Prendendo quindi per le mani V illustre mo-
dello dei Maccabei^ lo leggeva a udito di tutti , ed
eloquentemente interpretava loro la serie dei fatti,
come combattendo avevano per le divine leggi resi-
stito al Re Antioco. Imperciocché sebbene allora ab-
biano finito colla morte, tuttavia la fama della loro
prodezza arrivò sino all’odierno tempo; né già sol-
tanto in terra, ma ad eterna memoria in cielo. Ram-
memorava inoltre all’esercito , come la disfatta
progenie di Matatia erasi separata dall’alleanza
con lui, s’era piegata al comando del Re, aveva

(i) Letteralmeqte : empiva tutto il manchevole della po-
vertà.

125

fabbricato delubri, aveva offerto villime immon-
de 9 erasi separata da Dio, ed aveva incontrato
dai santi alleati il castigo meritato. Matatia però,
e quelli eh* erano coti kd, non sì avvilirono pun-
to; anzi viemaggiormente si confermarono, ed in-
trapresero la fatica di una lunghissima guerra. Ciò
diceva, ed ivi nella campagna occupando luogo dis-
poneva le truppe e di mano in mano preparava
per ogni parte la cavalleria.

Dopo molti giorni il Generale de*Persiani se ne
veniva con tutta la truppa degl’idolatri. Arrivava
in Armenia nelle provincìe di Her e di Saruvanda.
Subito occupando terreno nel paese cingeva ac-
campamenti) scavava fosse ^ erigeva bastioni, si
trincerava con palafitte , fortificavasi a guisa di
città con ogni preparativo. Staccava molti soldati
del suo esercito ; faceva scorrerie ; tentava di sac-
cheggiare parecchie provincie.

Come udirono ciò le truppe armene, elessero
da tutto r esercito un nobile della schiatta degli
Àmaduniti, nominato Aranzare, pieno di sapienza
e di valore. Questi gli usci incontro con due mila
uomini, battè e massacrò una moltitudine di soldati,
e il restante di loro nuovamente cacciava in fuga
negli accampamenti. Ed egli ritornava indi sano e
salvo, e diventava quel giorno stesso alle truppe
armene di gran festa e di allegrezza. Intanto 1* apo-
stata Vasace studiavasi nuovamente di trovar qual-
che insidia a tenore della sua primiera finzione.

126

Andava in giro per mezzo de’ faldi sacerdoti ^ che
da prima dicemmo; col comando di loro recava
ambasciate alla Corte e con giuramento affermava
di professare il Cristianesimo. Ciò avendo fatto per
più giorni , non potè sciogliere V unione , massime
del santo Clero , che non erasi allontanato dal-
r esercito.

Il beato prete Leonzio, avutone ordine dai santi
colleghi ; dal grande Giuseppe e da tutti gli Otti-
mati, dai Sacerdoti e dai Generali; apri la sua boc-
ca, e con sublimi parole disse alla presenza di que-
gli angeli. „ Rammentate voi tutti i padri primieri,
„ che prima della venuta del figlio di Dio vissero
„ nei varj tempi. Imperciocché quando il Maligno
„ ci scacciò e ci gettò fuori dal divino luogo, ci tro-
„ vammo caduti sotto uno spietato giudice per ave-
„ re prevaricato colla colpa , che di nostro libero
„ arbitrio indegnamente commettemmo. Su di noi
„ provocammo la creatrice fortezza al furore della
„ collera e suscitammo il clemente Giudice a pi-
„ gliar vendetta rigorosanaente sulle creature ; a
^ grado che diede ordine al celeste mare (i) di
„ rovesciarsi sul nostro continente » e la solida su-
„ perfizie della terra spaccatasi operava il contra-
„ rio (2). I cieli e la terra ci diventarono ministri di

(1) Poeticamente nomina il firmamento (Gen.i,csLp. t^.
celeste mare le acque, dt cui (2) Cioè , invece di assorbir
sono pregne le nubi; come an- l’acqua, ne rigurgitava. Al-
che la santa Scrittura le chìa- lude qui V Autore ali* uni-
mò acque , che stanno sopra versale diluvia.

127

,, lormeoti per vendicare inesorabilmente le nostre
,^ colpe. Il solo giusto Noè fu trovato perfetto tra
,, le umane generazioni; il quale placò il furore del-
^ la collera superna, e fu principio di ristabilimen-
9) toperla dilatazione della moltitudine della sclùat-
), ta umana. Abramo eziandio nella sua prova riu*
,) sci valoroso^ e ricevendo doni da Dio ne offriva
^), colle sue stesse mani un prestito (i); cui perciò
9) Iddio accolse a simbolo (2). In esso infatti simbo-
)9 leggiata vedeva 1 inenarrabile venuta del figlio di
9) Dio, e il catturamento dell’ incatturabile, e Tim-
9)inola£ione dell’ immortale ^ che distrusse colla
•») sua morte) il dominio della morte. Che se per
9) mezzo della morte mori la morte, non ci rin-
,9 cresca di essere a Cristo nella morte compagni;
99 acciocché con lui, col quale muojamo, abbiamo
99 altresì ad essere glorificati. Rammentate, o prodi,
99 il gran Mosè, al quale, non ancor giunto in età
99 virile, appariva nella sua puerizia il santo miste-
99 ro del martirio. La casa del Re di Egitto entrava
99 sotto la servitù di lui
e lo nutriva suo malgrado
99 col latte ; e al momento poi di liberare il popolo
99 dalla schiavitù siromento divenne del cielo e del^
99 la terra, nominato persino Dio dell’Egitto. Per-
99 ciocché dove il supremo consiglio lo trovò vigo-
99 roso, da per se stesso prendeva vendetta sugli

(i) Il ‘Sacrifizio cioè del suo (a) Sendochè Isacco era
^lio UaccOy che da Dio gli simbolo di Gesù Cristo^ come
ra «tato donato. insegnano i sabti Padri.

123

^ EgÌ2Ìani; e cjov’eravi la divina rivelazione sopra
^, di lui) per mezzo della yerga operava grandio*
•), si portenti. E per lo santo zelo, che aveva, per-
^^ cosse Tegiziano e lo sotterrò (i); e per questo il
^, gran nome impone? agli^ e conduttore del suo pò-
«, polo stabilivalo. Ed è gran cosa^ che per mezzo
^^ dell’effusione del sangue fosse giustificato, e ve-
9, nisse nominato maggiore di tutti i profeti ; aven-
^, do non solo ucciso gli stranieri nemici, ma i do-
9, mestici ancora, che nel deserto avevano mutato
,, Iddio col vitello. Che se da lungi vendicava egli
,, cosi la venuta del figliuolo di Dio ; noi, che funi-
,, mo testimoni oculari, e che in sommo grado go-
„ demmo i celesti doni della sua grazia, ancora di
„ più dobbiamo esser vindici della vicina verità.
„ Quello, che diede se stesso alla morte per i no-
„ stri peccati, ci giustificò dalla terribile condanna:
„ anche noi dunque diamo noi stessi alla morte per
,, l’immortale valore, acciocché non abbiamo a riu-
„ scir da meno di que’ vendicatori* Rammentate il
„ gran Sacerdote Finees, il quale in guerra abolì
„ colla strage l’immondezza, e di generazione in
„ generazione stabiliva col giuramento il Sacerdo-
„ zio. Non dimenticate il santo profeta Elia, il qna-
„ le non poteva frenarsi allo scorgere Tidolatrìa di
„ Acabbo : e pel giusto suo zelo ne uccise ottocen-
„ to colle sue proprie mani, ed incendiò col non

(i) Esod. a. 12.

129

^^ estinguibile fuoco due capitani di cinquanta nomi
,^ ni; e avendo assunto la divina vendetta fu tratto
9) dalla terra al cielo sull’inarrivabile e prodigioso
y^ carro. Voi avete avuto in sorte una porzione an-
), Cora più grande, perciocché non vi si spedisce
99 già dair alto un carro, ma lo stesso Signore dei
99 carri e de’cavalli, con robusta fortezza e coi san-
99 ti angeli presentandovisi, fa spuntare le ali a eia-
99 scheduno di voi, acciocché gli siate compagni del
99 viaggio e suoi concittadini. E che altro di più ri-
99 dirò alla vostra valorosa prodezza » se già più di
99 me siete versati ed esperti nelle sante Scritture ?
99 Davidde sino dal tempo della gioventù abbattè
99 con una pietra il gran colle di carne (i), ed eb-
99 be per nulla la tremenda spada del giunte, dis-
99 sipò le schiere degli stranieri, e sottrasse l’esercito
99 dalla morte» e il popolo dalla schiavitù.; diventò
99 il primogenito dei Re d’ Israello, e fu nominato
99 padre del Figlio, di Dio. Egli lo fu nominato per
)9 allora ; ma voi, veramente generati nello Spirito
99 santO) figli siete di Dio ed eredi di Cristo, Nessu-
99 no vi defraudi del vostro retaggio; o rendendo-
99 vi stranieri e spurii vi cacci fuori diseredati. Ram-
99 mentate tutti i prodi Capitani d’ Israello; un
99 Giosuè, un Gedeone, un lefte e tutti gli altri, i
Y, quali professavano la vera fede, massacrarono le

(i) Poeticamente esprime la vasta mole di Golia nomi-
nandolo colle di carne.

17

!)!)

3o

truppe dei Pagani^ e purgarono la (erra dalle Mt*

é)^ zure deir idolatrìa ; e per la radicata probità, per

«,., cui non vacillarono punto nelle loro risoluzioni)

,, il sole e la luna, che non hanno orecchie, udirò*

é,^ no ed eseguirono il loro comando ^ il mare e i

^^ fiumi contro il loro istinto si resero strade d*in

,, mini e giustificati da Dio. In rerltà il Signore é

,, lo stesso dal principio e sino al presente enei

,, futuro e nei secoli dei secoli e di là di tutt^i secoli.

,, Non diventa nuovo né antico, non ringiovinisce

„ né invecchia, non si cangia Y immutabile nator^^

„ di Dio ; com’egli stesso diceva per bocca de^santi

„ Profeti: to sonoj io sorto; sono lo stesso dal prin*

„ clpio sino aW eternità; non concedo ad altrui k

„ mia gloria j né il mio s>alore ai simolacri. Ciò sa’

„ pendo, o fratelli, non vacillate nell* ambiguità;

«), ma con animo risoluto e con ferma fede ci sca«

i), glieremo volonterosamente control nemici, che?

„ sollevati vengono su di noi. Doppia ci si mostra la

„ nostra speranza: se muojarao e se faremo morire^

,, la vita ugualmente ci sta dinanzi. Rammentiamo

„ il detto dell’Apostolo, il quale disse: /ni^ec^/le//*^^’

„ legrezzuj che gli staila davanti^ si esinanì sino alla

„ morte e alla morte di croce : perciò anche Iddio

„ maggiormente esaltolloj e gli die un nome^ eh è

i3i

,9 sopra di tutti i nomi; acciocché nel nome di Gè-
^^ su Cristo si pieghi ogni ginocchio de celesti dei
9, terrestri e degli infernali. Perciocché, chi vera-
9, mente è unito al Figlio di Dio, vede cogli occhi
,, dello spirito la fulgida luce invigibìle dei raggi
yy del Sole intellettuale, il quale in ogni ora e in o-
„ gni giorno splende fulgidissimo su di tutte le co-
„ se, e fa inarcare gli acuti e perspicaci sguardi con
„ chiareieza non offuscata ; e penetrando pei cieli
„ gli avvicina allo spettacolo Inaccessibile, accioc-
„ che offra l’adorazione del^Una Virtit distinta in
„ tre Persone. Or, chi abbia calcato la scala di Dio
„ ed alzandosi sia giunto alia Corte e ne abbia in-
„ tieramente veduto tutta la grandezza , questi è
„ soltanto, ch’eredita la non transitoria letizia e
„ la consolazione scevra di tristezza. Non ci ravvo*
,, gliamo, o rispettabili miei Signori , cadendo nuo*
„ vamente qui in terra dopo di essere stati a tan-
„ l’altezza sollevati ; ma preso luogo lassù, confer*
,9 miamoci in quella sublimità. Per quanto guar-
„ deremo alla bassa regione di questa terra, la
„ vedremo piena di ogni corruzione e di sozze ìm-
„ mondezze. Imperciocché quali mai sonovi dis^
„ gustose miserie, che non si scorgano in questa
„ terra feconda di mali ? le sciagure dei poveri e
„ le innumerevoli loro afflizioni , le gravi imposte
„ dei gabellieri, le sofferenze e le vessazioni degli
„ inumani colleghi , la fame e la sete a tenor dei
„ bisogni della nostra natura. I ghiacci del verno

l3-2

^9 e gli ardori dell* estate, le infermità imprevedute
9, e i morbi mortiferi sempre tormentano gli uomi-
99 ni; timore al di fuori e spavento al di dentro loro
,9 incessantemente sovrastano; desiderano la morte
^, prima del tempo e non la trovano ; e molti 8ca-
,, vano e la cercano, e quando la trovano se ne ral-
,, legrano. Quelli poi, che ci sembrano prosperati
,, nelle ricchezze, e gioiscono allegramente in que-
,, sta vita manchevole, ed orgogliosi insuperbiscono
,, nelle cose transitorie di questo mondo, sono eie-
„ chi in sul punto della vera vita. Or dunque quaPé
„ il male, che non succeda tra gli uomini? Colie
„ dovizie è frammischiato il rapimento degli averi
„ dei poveri, col santo matrimonio l’immonda éon-
„ taminazione: a quelle cose, in cut si dilettano di
„ buon grado, tributano adorazione, come a Dio ,
„ ingannati sul proposito della vera vita. Ecco, tutto
„ questo mondo non è fórse creatura del Creatore
„ di tutte le cose ? Ciò che adorano essi ed onorano
„ è veramente una porzione della medesima mate-
„ ria. Ora, le porzioni di ogni parte sono vili crea-
„ ture; poiché se una porzione di questo mondo è
„ corruttibile , è d’ uopo altresì , che tutte le parti
„ con esso corrompansi : anzi in ciascuna parte con-
„ viene , che si scorga lo scioglimento. Il bene e
„ palese a tutti , e chi lo sa intendere è migliore
„ delle particelle. Che s’ella è cosi ; dunqde in tutti
„ i culti, che professano i Pagani, gli stessi adora-
„ tori sono peggio degl’irragionevoli elementi, a

i33

^^ cui empiamente prestano servitù; perciocché
^^ l’Ente Dio, il quale prese la fwroa dell’ uomo
,9 uoD adorano, ma alle creature trasferiscono Ta*
•,^ dorazione. Di questo peccato non v’ ha remissio*
•), ne presso il giusto tribunale. Orsù, abbandonia*
,, mo il tenebroso consiglio di quest’ ingannati ; ri^ nel mondo. Si fece vedere a morire; ed egli allora
ti? risultò perfetto eroe della virtù : sfidò l’ avversa-
,) rio, sostenne il combattimento, disperse i nemici

i34

9) raccolse il bottino, riscattò gli schiavi, distribuì
9^ i doni a tutti i suoi cari per mezzo di cadauna
,, virtù* Sapete voi tutti, che per lo passato^ allorché
99 vi recavate alla guerra, secondo il costume, resta-
99 vano sempre i Sacerdoti negli accampamenti ; ed
99 al momento dello sfilare raccomandandovi a lo-
99 ro con preghiere in un luogo ben munito gli la-
99 sciavate. Ma in oggi i Vescovi e i Preti e i Diaco-
99 ni e i Salmeggiatori e i Lettori, ciascuno disposti
99 in ordine regolarmente, come armati di spada e
99 preparati al combattimento, vogliono con voi af-
99 frontare e assalire i nemici della verità. E se loro
99 avvenisse di essere uccisi da questi, pur nondi-
99 meno non temeranno; perciocché meglio stima-
99 no il morire piuttostoché 1* uccidere. Sono eglino
99 come di due occhi; cogli occhi della fede vedono
99 il lapìdamento de’ Profeti, e cogli occhi del cor-
99 pò la prodezza del vostro valore ; massime se am-
99 bedue queste cose si mostreranno da voi. E già
^9 voi pure vedete i patimenti dei santi Apostoli e
99 tutto il massacro dei santi Martiri, colla morte
9, dei quali fu rassodata la santa Chiesa. L’ efibsio-
99 ne del loro sangue riuscì di gloria ai celesti e ai
99 terrestri. Or, sino alla seconda venuta si compie
99 la stessa impresa di valore per mezzo dei pati-
99 menti. 99

Fin qui parlò in quella notte il santo Prete
Leonzio, e terminò glorificando Iddio, e dicendo
VAmen. Allestito T altare celebrarono il santissimo

i35

Mistero. Piantarono anche il sacro fonte, e se nella
moltitudine dell’ esercito v’ era qualche catecume-
no fu in quella notte battezzato, e in sul mattino
fu comunicato colla santa Eucaristia; e si resero
in questa guisa fulgidi, come nella grande solennità
della Pasqua. Poscia con gran gioja e con somma
allegrezza sclamò tutta la moltitudine dei soldati^ e
dissero t ^^ La morte nostra sia uguale a quella dei
), giusti; e r effusione del nostro sangue sia somi«
)^ glievole a quella del sangue dei santi Martiri. Ag->
^9 gradisca Iddio il nostro volonteroso sacrifizio , e
)) non dia la sua Chiesa nelle mani degli Etnici. ^^

CAPO SESTO

Bellicoso conflitto degli Armeni per la seconda
yolta contro il Re de* Persiani.

Dopo di queste cose, allorché vide il Gene^
relissimo dell* esercito persiano) ch’erano stati tolti
dì mezzo i messaggieri^ eoa cui volerà ingannarli,
e eh’ era svanita la sua speranza di separarli dal-
rindivisihile unione, chiamava a sé Tempio Vasace
e tutti gli apostati Principi armeni, i quali era-
no con lui; gì* interrogava e s’ instruiva da loro in-
lorno al mòdo di ottenere la vittoria. Scoperta e co-
nosciuta avendo la bravura di ciascheduno, invitava
molti dei Generali, ch’erano sotto la sua giurisdi-
KÌone> e lor comandava di far precedere le torme
degli elefanti. Distribuiva le bestie in varie divisio-
ni, ed a ciascun elefante assegnava tre mila corai-
eieri, oltre a tutte le altre truppe. Parlava anche ai
Magnati per ordine regio, e diceva: ** Rammentate
), ciascheduno il comando del gran Re, e propone-
„ tevi la fama di prodezza. Scegliete la morte piat*
„ tostochè una vita ignominiosa. Non vi dimenticate
„ il balsamo e le corone e gì’ intrecciato) (i) ed i

(i) Erano queste varie fog- fronte e il volto dei nobili e
gie di decorazioni, con cui si dei valorosi, che se n*eraoo
adornava presso i Persiani la resi meritevoli.

i37

H ft-egali getierodi^ che vi à (tonano dalla Corte rea-
if le. Siete padroni ognuno di varj paesi ed avete
i, motta autorità ; conoicete voi «tessi il valore de^
)) la provincia degli Armenii e la prodeMa dell’ e-*
h roismo di cUicheduno* Se voi per avventura re*
i^ itaste vinti) sareste privati vivendo delie copiose
)) riccheise^ cbe possedete. Ricordatevi la moglie e
^^ ì figli vogtri ; ricordatevi i vostri cari amici. For-
H se sarete insultati dagli stranieri nemici e deplo-»
99 rati dai proprj amici» t»

Faceva tornar loro alU memoria anche i molti
compagni fuggitivi^ i quali sebbene fossero soprav-
tisduti alla battaglia^ pure avevano ricevuto colla
spada la condanna della lor vita; e i figli poi e le
figlie e ttiili i loro patenti erano siati Fatti prigicM
uteri ed erano state tolte a loro tutte le terre nati
ve. Ciò diceva i e soprattutto faceva valere il co-
niando del Re. Disponeva ed organiestava tutti i
soldati ^ sAlata e distendeva le Schiere quanto era
Inogoilgran campo} e preparava tremila corazzieri
a destra e a sinistra di ciascun elefante; Fortificava
la coorte da era (i)» come un toro invincibile^ o co-
me un castello inespugnabile^ Distribuiva insegne»
mandava bandiere^ e imponeva lordine» che al suo
»
no della tromha si mettessero in pronto. Raccoglie^
Va in uno stesso sito la truppa della provincia di

(i) Anclie i Persiani avevntid^ Come gli aniictit Romani e co*
tne gii Acui«uì» la Coorte sacra.

t8

iS8

Apar e di Catusi e di Geli e tutti inollre gli altri
combattenti; e ordinava all’ala destra della sua ar-
mata di star preparata contro il Generale degli Ar-
meni. In egual modo r eroe Vartano facendosi in-
nanzi interrogava i primarj» e con esortazioni a tutti
disponevano i Generali^ Affidava la prima coorte
al principe degli Arzeruniti , e gli stabiliva a com-
pagno il gran principe dei Mocesi, e tutti gli altri
Satrapi aiutanti ad ambidue , e distribuiva loro
tutta la moltitudine della truppa di qua e di là. Da-
va la seconda coorte a Coreno Corcorunita, a cui
erano colleghi 1* Enzajese e Nersete Gacberunita.
Consegnava la terza coorte a Tatulo Yanantese, ed
assegnavagli per compagno Tagiate Ghentunita e
molti bravi combattenti per loro ^ ajutanti* Egli
medesimo assumeva il comando della quarta coorte
e scejglieva a colleghi suoi il prode Arsaviro e il pro-
prio fratello Hamasaspe*. Assettava ed organizsava
le schiere, esortandole per tutta F estensione del.
campo, di rimpetto air armata dei Persiani , lungo,
il fiume Tilmute.

A^orchè furono cosi preparati d’ ambe le parti
pieni di furore si azzuffarono con gran rabbia ; ed
imbesitialiti correvano ambidue con vigore all’as-
salto gli uni sopra gli altri. Il frastuono delie grida
di ambe le parti, che a guisa di nuvole erano venute
alle prese, rimbombando eccheggiava ; e lo strepito
delle grida faceva tremare le caverne dei monti.
Scintillavano dalla moltitudine degli elmi e delle

fulgide artnalore dei soldati raggi di luce, come lo
splendore del sole; e al fiammeggiare delle molte
spade e al vibrarsi delle spesse freccie pareva, che
ardesse il cielo di terribili fulmini. Sebbene: chi
basterebbe a ridire rimnieoso orrore di quelle vo-
ci spaventevoli? o come lo strepito degli scudati
e il crepitar delle corde degli archi assordavano a
tutti indistintamente le orecchie?
* ‘ Era ivi a vedersi 1* angoscioso rammarico e il
tristissimo cordoglio dello scambievole urtarsi nel-
r instancabile assalto; perciocché i grossolani im-
pazzivano, e sgomenta vansi i timidi; ì prodi si avva-
loravano, e schiamazzavano i valorosi. Attruppatasi
tutta la moltitudine, gHucalzavano dattorno al fiu-
me, dal quale pericolo sgomentati i soldati persiani
si misero a strisciare sul suolo. Ma sopraggiunta Tar-
mata armena lo passava a cavallo e li assaliva con
grand*impeto; ed urtandosi valorosamente a vicen-
da, cadevano da ambe le parti molti morti e feriti.
In quel grande conflitto Teroe Variano guar-
dò all’ insù, e vide i bravi combattimenti dell’eser-
cito persiano 9 che mettevano disordine nell’ala si-
nistra delle truppe armene. Assali valorosamente
da quella parte e sbaragliando la destra ala dei
Persiani. li cacciava sotto gli elefanti, e avendoli
sino a quel sito circondati li sterminava. Colmolli
anzi di così angoscioso rammarico , che sbaragliata
la cavalleria sacra, restò dispersa fuori del muniti^-
Simo apparato, e messa quindi in fuga precipitosa.

i4o

Poscia MuScakio Nusalavorte aUaado gli occhi
per osservare, vedeva sbandati alcuni dell’armata de^
gli Armaoii ed akuni riroasti indietro nelle vallate
dei monti. Perciò gridando incoraggiava i soldati per*
sianii che gli stavano intorno, e fermatisi assalivano
la truppa di Vertano. Ivi in quello scontro davansi
per vinte ambedue le parti , talché per Io copioso
ammucchiamento dei cadaveri sembravano altret*
tanti ammassi di ruine. Ciò vedendo Muscano
19 usala vorle aspettò gli elefanti di Artaserse ; il qua-
le sedeva sopra di essi , come sopra di un’ alta epe*
cola, come in una città invincibile; e a suono di
trombe li esortava, e col fior dell’ esercito li trince-*
rava. Ma l’eròe Vartano coi suoi bravi compagni
ne faceva in quello stesso luogo non lieve macello,
ed egli pur

dal castello con settecènto roldati, senza che potear
sera metter mano su di lai.

QuelU poi| eh* erano rimasti nel castello, co-
noscevano appieno bensì i Fallaci gioramenti dt lo-
ro; ma erano mancanti di |/tov visioni, e perciò di-
scesero Idrò malgrado. Allorché gli si presentarono
comandò^ che ne fossero uccisi duecento e trédici.
Sciamarono tutti e disserot ^^ Ti ringraziamo, o Sì*
„ gnore Iddio nostro: mentre sono ancor frequen-
ii iute le chiese e intatti i templi dei Martiri e uni-
), tò il sfantò Clero e virtnoso, ci facesti degni delta
,) tua celeste chiamata. Sia uguale quésta nostra
is morte a quella dei prodi Atleti, e si framniilschi
„ il nostro sangue col sangue fedele dei Martiri ; e
,) si é(^hnpidccta i) Signore hella Sua san’ta Chiesa
„ per ia moltitudine dei yolonteirosi giovenchi, che
), si conducono sul Santo altare. ^^ Ciò detto furo*
no scannati in quello stesso luogo duecento e tre*^
dici.

I santi Sacerdoti) eh’ erano giuùtì colà nel ca*
stello,’ il lyeato Giuseppe e il beato Leonzio con mol-
ti loro colieghi, offrirono an^cb’esst i’ lóro goIH alla
spada del Capo de’^carnefÌGÌ>) dicendo le stesse pa-
roIe>- che avevano .detto i duecento. Né già perché
avessero i beati qualche s^eran^tò di vita corporale,
tua sagacemente cercavano ogni maniera di essere
cagione di lustro alla provincia. Per la qual cosa e
8Ì appellavano alla PorM^ e tutta l’accusa riversa-
vano sopra Tempio Vasace. Quando ciò udiMuscanò

^9

j4G

ausala vorte, non ordinò che 8i intendessero le ma-
ni sopra di loro per ucciderli; ma facendo bat-
tere Giuseppe* e Leonzio, comandò, che fossero cu^
stoditi diligentemente, perciocché s’erano appellati
^Ua Porta. Sparpagliarono poi gli altri Sacerdoti ai
rispettivi luoghi dando loro ordini per la prosperi-
tà e per la pace del paese.

Intanto quegli Armeni, i quali attendevano can^
giati gli ordini del Re e del maligno apostata Yasa-
ce, non credevano punto a quel fallace perdono ;
ma si davano coraggio a vicenda e dicevano : ^^ Qual
,, mai bisogno abbiamo noi della vita passeggera
,, di questo mondo? o perchè vediamo il sole dopo
,, dei nostri cari (i)? Imperciocché se i nostri va «
,, lorosi Atleti caddero nella gran battaglia, e molti
„ feriti furono stesi al suolo nel copioso sangue in
„ mezzo alla campagna, e i corpi di tutti furono
„ cadaveri ai volatili e cibo alle béstie, e i nostri o-

»

„ norevoli Satrapi giunsero ali* avvilimento neirin-
„ felicità, perdettero il rispettivo dominio e sono
„ nella tribolazione della persecu2Ìone, e tutta la
„ delicatezza degli Armeni si mutò in penosi ter-
„ menti ed in insoffribile corruzione; non prestia-
„ mo già fede a questi ingannevoli ordini, né ci dia-
,, mo in mano di questi empj Principi. ”

Da allora in poi abbandonarono ciascuno le

(t) Cioèi dopo la perdita dei nostri cari; oppure sopra¥’
vivendo ai nostri cari.

’47
villo e i borghi e le campagne ; uscirono gli sposi
dai talami e le spose dai Ietti; caddero i vecchi dal-
le sedie e i bambini dal seno; si partivano i giova-
ni e le vergini e tutta la moltitudine degli uomini e
delle donnei» e si recavano ad impenetrabili deserti
e a luoghi sicuri di yarj monti. Meglio stimavano
il soggiornare servendo a Dio nelle spelonche colle
fiere.) di quello che apostatando adagiarsi nei rispet-
tivi palagi. Sofibivano seuz* attristarsi il pascersi di
erbe, né punto si ricordavano le consuete vivande.
Gli antri sembravano loro come altrettanti archi di
maestosi edifizj; e i letti sul pavimento, come rica-
mati padiglioni. Erano i salmi le modulazioni dei
loro canti, e la lettura della santa Bibbia la loro
perfetta allegrezza. Ciascuno era egli stesso un tem*
pio, egli stesso un Sacerdote; ì corpi di ognuno un
santo altare, e le anime di loro un sacrifizio accet-
tevole: perciocché nessuno di loro piangeva per la
disperazione di dover esser passato a fil di spada,
né veruno gemendo sospirava airavviclnamento dei
cari suoi. Con allegrezza sostennero il rapimento
di molti averi, ne rammentavano punto di aver e-
glino avuto dei possedimenti. Lottavano paziente*
mente, e con grande virtù sostenevano il valoroso
martirio. Imperciocché se non avessero veduto ad
occhi aperti la gioconda speranza, non avrebbero
nemmeno potuto operare una tanta impresa di vir-*
tu. Eranvi moki della schiatta ragguardevole dei
Satrapi, e fratelli e figli e figlie con parecchi dei loro

i43

cari^ per inaccessìbili luoghi; alcuni nel tenebro-
so paese dei Caldei.^ e molti ^Itri nelle parti meri-
dionali nelle inaccessibili r^pi dei TiiQoriti^ ed al*
tri rielj^ profonde caverne di Arvakia, e parecchi
fiftri neir interno delU prpvjncia avevano occupjsito
{iiolti castelli. E tutti cop g|:anide rassegna^^ionp so-
stenevano colà molte pen^ ppr U speranza divina;
e supplichevoli ciò spUanto domanday^np a Dio,
di non aver essi a vedere il demolimeptP delle san^
te Chietfe.

Ma^ siccome abbiamo molte volte accenq^io,
Tenipietà del |[|ialvagio stujsa^icava e costringeva i
soldati persiani nelle vicine parti della provincia,
acciocché per ordipe regio facessero venir truppa in
ajuto loro. Arrivata quindi pfiolta cavalleria accre-
sceva il numero deg]i oppressi, e 1* esercito diven-
tava copioso quanto quel primo. Marciavano innan^
zi verso r interno della provincia, e ponendosi a
combattere as[salivano, i (orti castelli del monte Ca-
pote n. Ma que’che y* erano dentro v^ilorosa piente
pugnando massacravano molti deiresercito persia-
no, e ne cacciavano negli accampapienti i supersti-r
ti fuggitivi, i quali di nuovo pon adulalrici preghie-
re volevano fraudolente ment^ sottometterli*

Benché nessuno ai 6dasse di dì^cepdere a loro,
per pon essera ipiquamente consegnato nell^ npani
de* nen^ici ; tuttavia up s^^c^rdote nominalo Ari^epio
vi fu costretto d^i giuramenti. Parlava loro pregan-
do con famigliarità ^ e mostr^vd non colpevole la

’49

fuga degl’ innocenti; compassionava sul viso di lui
stesso r apostata Vasaco^ e rigpettosanieDte gli fa*
ceva risovvenire il primo patto di cristianesimo; ac-
ciocché forse alcun poco ai addolcisce dair esecra*
bile amarezza. Ma egli non udì punto, né diede ret-
ta alle molte parole di lui; legò e fece trarre a sé U
beato e quelli ch’erano discesi con esso.

Tfinto più allorché vide, che il Generale a-
dottava isuoi suggerimenti si mise ad ordinare scor-
rerie in molti luoghi; e quanti ne trovava fuori del-
le fortezze, tutti licpnduceva prigionieri, e con (iac«
cole accede appiccava il fuoco a parecchi luoghi.
Quelli poi, ch’erano nei castelli di Timorio all’u-
dire tutti questi mali, che operavano i soldati regj
non istiniavano, che fosse punto vantaggioso tostar-
sene in mezzo ai castellani. Valorosamente usciti, li
assalirono colPajuto dei castellani, e giunti alla vi-
cina provincia dei Persiani, senza pietà massacran-
doli ne facevano grande macello ; ne traevano
schiavi i superstiti, e li cacciavan^Q nei castelli» ed
incendiavano gli edifìzj del paese.

Inoltre anche quelli, eh’ erano nei monti dei
Coltesi, allo scorgere che arrogantemente i soldati
persiani discendevano senza timore ai luoghi forti
deir Armenia, assalirono anch’essi con grande va-
lore il territorio di Taik, situato tra valli. Trovaro-
no colà parecchie squadre di soldati reali, che vo-
levano far prigionieri i castellani della provincia,
e credendo altresì, che vi fossero col4 i tesori dei

i5o

Satrapi, senza riserva frugavano da per lutto. Vi-
dero colà in due villaggi anche le chiese incendiate
e maggiormente per esse montarono sulle furie.Vi
si scagliarono sopra.» s’ affrontarono a vicenda, e va-
lorosamente vittoriosi infiacchirono la forza della
squadra persiana, massacrarono molli di loro, e co-
strinsero i superstiti a fuggire dalla provincia. In
questo fiero assalto il solo beato Hemajace, fratello
di Variano Generalissimo degli Armeni, con severa
prodezza combattendo restò ucciso da martire per
la santa concordia della religione. Tutti gli altri poi
ch’erano rimasti incolumi, inseguivano i fuggitivi.

Eseguito ciò in questo modo, cessarono i sol-
dati del Re dair introdursi in ogni luogo indistin-
tamente; e vieppiù ebbero riguardo alle chiese. In-
oltre si misero ad interpellare un’altra volta la
Corte. Neppur quelli, ch’erano fuggiti nelle selve di
Arzakia , se ne stettero tranquilli ; ma di continuo
mandavano annunzj alia provincia degli Unni; sti-
molavano ed esortavano le truppe degli Unni, e ram-
mentavano loro il patto, che avevano fatto cogli Ar-
meni, e che avevano confermato con verace giura-
mento.

Riusciva piacevole a molli di loro 1* udire soa-
vemente queste parole. Ipoltre gì’ incolpavano as-
sai, perchè non fossero venuti alla zuffa essendone
preparati. Né avendo potuto in sul principio per-
suadersi a vicenda, facevano dipoi leva di molte trup^
pe, ed immantinente andavano ad assalire i confini

i5f

del domiuio dei Persìaìiì, e avendo percosso molte
Provincie e avendo fatto molti schiavi li menavano
Del loro paese e manifestamente mostravano al Re
la loro alleanza colle truppe armene^

Ma quando giunsero tutte queste notizie al Gè’*
aerale dei Persiani, esacerbato se ne adirava ; e con
gran furore rovesciò tutto il danno suU* iniquo Va-
sace, comecché origine e istigatore di tutti i mali^
ch’erano stati operati. Levato il campo» se ne an«
dava^ ed arrivava in Persia : scriveva e notificava tut**
to alla Corte con esattezza, ed incolpava deir avve-
nuto l’Apostata.

Allorché il Re intese tutta la rovina della prò*
vincia, e fu accertato dell’esito della gran pugna,
s’avviliva e desisteva dalla sua enorme baldanza,
e silenzioso cessava dai continui e fallaci pensamenti.
Cercava ed esaminava Terrore della stolta impresa,
e voleva conoscerlo dicendo : ^^ Chi vi sarà, che mi
)) esponga veracemente tutte queste cose? „ Lo
stesso Governatore Mihr-Nerseh, ch’era informato
dell’iniqua azione, fattosi innanzi, disse al Re: ‘^ Io
)t) te le dirò, o prode Re. Se vuoi udire con certezza
)) la verità, fa chiamare quelli che in Armenia sono
99 Capide’Cristiani (i), evi verranno prontamente
)9 e ti diranno tutta la verità. „

Scriveva pertanto e raccomandava T Armenia,
come a Governatore, ad un tale de’primarj Satrapi

(i) Cioè,! Vescovi,! quali cosi erano appellati dai Persiani.

iiominato Atrof raisé ^ il qiiate aveva il principato
sui coiidai dell’Armenia, ed era stato ajatante al
Generale nella i^tesda battaglia. Richiamava Mn-
Beano Nu^alavorte con tutto il resto delle truppe
nella provincia degli Alvani e dei Lefni é dei Gel-
bi e neirHegmatacta e nella Tavasbaria e nella
Chibiovana^ e in tutti i forti ^ cui avevano rovinato
le truppe degli Unni per ralleauza cogli Armeni.*
Siccome poi il Re era assai attristato, non solamen-
te per la tov ina delle provincie e per l’eccìdio dei
soldati , ma vieppiù inoltre per la rovina delle for«
tezze, che in moltanni avevano potuto a gran sten-
to fabbricare, e che allora erano state agevolmente
soggiogate e demolite, sentfa che vi fosse speranza
di rifabbricarle: perciò diede ordine, che si chiamas-
se Vasace insieme coi primarj dei Cristiani. Venne
intanto ed entrò in Armenia con pacifico affetto il
Governatore Atrormise. Per ordine regìo’ chiamò
a sé il santo Vesco.vo dei Restuni, Isacco, pei
sa-
pere da lui le querele dell’ avvenuto. Sebbene aves-
se egli demolito un delubro , e con molte per-
cosse avesse tormentato ì ministri del fuoco ; pu-
re non esitò a recarsi al pubblico tribunale. An*
che dalla stirpe degli Arsreruniti» chiamò un pio
prete nominato Muse, eh’ era Preiato della pro-
vincia degli Arxepttwi’ti ^ il quale pure aveva de-
molilo uà tempio dei fuoco, e con catene e con ca-
stighi aveva fatto soffrir molti tormenti ai Maghi.
Neppur questi temette tampoco; ma volontieri vi

i53

venne, e di presentò al Governatore. Cmì aJtri due
beati sacerdoti) Samuele ed Àbramo ^ che avevano
demolito anch’essi il delubro in Artassata, e che
prima erano stati catturati dall* apostata Vasa*
ce, furono condotti eglino pure in compagnia dei
virtuod^ Radunarono altresì nello stesso luogo il
grande Giuseppe e Leonzio e Cecìace ed Arsenio*
Istruito che fu il Governatore ed informalo da tutti^
scrisse e significa alla Corte ogni, cosa sinceramente
come dalla loro bocca V aveva udita.

Vasace, benché fosse già prima arrivato alla
Porta ed avesse a suo. modo raccontato diversamen-
te ogni cosa con falsità, non poteva però giustificarsi
nella mente del Re » il quale anzi gli rispose e gli
disse: ^^ Quando siano venuti anche i Cristiani, tutti
)^ assieme vi ascolterò al tribunale. ^^ Ma poiché i
sanli Sacerdoti vi venivano condotti in ceppi, pers-
elo arrivarono al regio palazzo d* inverno dopo due
mesi e venti giorni. Allorché udi il gran Governa-
tore, ch’erano stati condotti in città, egli stesso re-
cavasi a vederli. E sebbene da loro udisse ogni cor
sa con precisione, non poteva però metter le mani
su di loro e tormentarli ; perciocché parecchi dei
Satrapi armeni avevano fors’ anche occupato i luo-
ghi forti della provincia, e il Governatore fors* an-
che a* era in timore. Per la qual cosa ordinò, che
quei santi diligentemente si custodissero , e che si
sottomettesse la provincia amorevolmente. Laon-
de egli pure girava e li radunava, e la fabbricava

30

i54

promeltehdone la durasione. Dava ordine, che i Ve-
/soavi aveiaero le rispettive diocesi, e secondo l’uso
primiero esercitassero paiesemente il culto, ed altre-
sì V’e-nìssero ia pubblico con più libertà. Inoltre li
fa<!eva degni , che si presentassero loro doni e re-
gali. E poiché l' esercito aveva prese e distrutte mol-
te Provincie , comandava che si condonassero al
paese i tributi; e alleggeriva eziandio per qualche
tempo la reale cavalleria ; ed ordinava , che i Mo-
naci, i quali erano usciti e dispera , venissero e ri-
cuperassero i rispettivi lo<^hi.

^ Tutti i ministeri del divino culto, come li e-
^ sercitavano da prima sotto i predecessori , cosi
y^ anche adesso (disse) si osservino. Se taluno se ne
•^ andò io qualche rimòto paese, ho dalla Corte au-
^9 torità ( disse il Governatore ) di farlo venire ; e
^, ricuperi luttociÒ che aveva abbandonato , e pos-
9^ Besgga le sue tenute, sia della classe dei nobili 9
^3 sia de^plebei, sia degli ecclesiastici. ^^ Conferina-
va queste cose col giuramento, e ne mandava noti-
zia da per ogni parte* Laonde molti vennero , e si
unirono, e ricuperavano i rispettivi possedimenti.

Ciò) eh' è ancor più di tutto: se per violenza
taluno aveese abbracciato coqtra voglia la religione
dei Maghi) jsi mandava editto dalla Corte^ che pro-
fessasse il Crisùanetimo. Pubblicamente diceva il Re
a quelli cb' erano nella casa reale: ^, Con coloro^
.,^ che non venerano amorevolmente gli eroi della
), religione , anche gli dei sono adirati , ned io li

i56

^) ringrazio minimamente. Oggi impongo a tutti lo
^^ stesso comando: si lasci alV arbitrio di ognuno il
^, fare secondo la propria opinione ;. presti quel
^9 culto, che vuol prestare ; tutti sono mìei servi. ^^
Ciò diceva ed in iscritto ne dava V ordine a tolta la
Provincia.

Allorché ciò udirono e videro nmhi, ch'erano
sparpagliati e dispersi per lontani luoghi, venivano
e ricuperavano i loro averi. Quando poi i Satrapi,
ch'erano nei forti castelli della provincia^ o ch'era-
no trasmigrati da lungi , videro lo ristabilimento
del paese, e vieppiù la floirid€27a della Chiesa^ si a-
nimarono e presero coraggio aach'egtiao a pre-
sentarsi al Re. Di ciò iaviavono altresì TannuU'
zio al Governatore dìella provìncia ^ acciocché si-
gnificasse alla Porta queste loro parole. Elgli quindi
con solleciiimline ne implorava un regio scritto ^ e
faceva recare a loro una {promessa di. aseicurazuone
per ordine delia Corte. Ma sebbene essi conosces-
sero l'amarezza del goveriM», come in tullo' fo«8e
bugiardo*, voiilero tuttavia partecfpare ai tormenti
dei santi; poiché quand'anche la morte (bese loro
preparata ^ non se ne sgomentavana panta con
timore.

II Re udendM» ciò., diede ord!ine , cb& fossero
chiaiaati a lui non in caten^e^ ma a piedi sciolti e a
mani sciolte. Prestamente condussero le mogli e i
"gJi » e per mezzo del Governatore ne diedero i
^'ispettivi averi 9 ed essi con sollecitudine andarono

ì56

al regio quartiere d'inverno. E mentre il Re sla-
va colà nel palazzo d* inverno, comandava che su
di loro -ai facesse un giudizio d'inquisizione. Se-
dette ri Governatore per ascoltare ambedue le par-
ti, e dopo d'aver protratto l'accusa per molti giorni
risultò colpevole il partito degli Apostati. Perciocché
mostravano le lettere mandate da Vasace e da tut-
ti quelli, ch'erano con lui, acciocché gli stessero uni-
ti nel patto di ribellione ; una lettera dalla provincia
de' Georgiani e nna lettera dalla proviitda degli Ai-
vani, e parimente una lettera dall' Alziiia, e un in-
dirizzo al Be dei Greci, e una lettera al gran Ge-
nerale Antioco. E in tutte queste lettere vi era po-
«to r autentico sigillo di Vasace. Era egli complice
altresì della. morte dei Maghi in Sarevania (i); e
che molti castelli fossero stati tolti ai Persiani, lo
manifestavano le lettere e gli órdini di lui,sendochè
egli n' era in quel tempo il Governatore.

Fattosi innanzi altresì quell'Atomo Satrapo
della schiatta de' Ghenuniti, eh' era stato da lui spe-
dito ambasciatore ai Greci, lo rimproverava alla pre-
senza del gran tribunale col diploma eziandio, che
egli avevagli dato col suo sigillo. Anche Muscano
Nusalavorte presentava la sua accusa e manifesta-
va co' suoi colleghi di armata, come dopo finito il
combattimento aveva Vasace fatto spargere molto

(i) E una delle dovu provincie <^r territorio di Peraar-
nienia-

t* i» "•

10

sangue: come cod falso giuramento ìngamiali H
aveva, e li aveva fatti discendere dai foriì^caftleUi; co-
me aveva ncciso alcuoi de' servi e delle serve regie
altri ne a^eva mandali in ischiayitù. Per gittma' di
tutto questo risultava anche rubatore dei tributi
della provincia, che avrebbero dovuto aiidape allV
rario.

£ranvi inoltre molti degli Apostati suoi colle-
glli, che palesavano i mali da Jui operati sulla pro-
vincia degli Armeni. Furono interrogati altresicic*
ca lui i superstiti de'Maghi e delle guardie reali, cke
dalle catene erano stati sciolti e condotti quindi al-
la Corte ; e dissero : ^ Siete voi bene informati del-
,9 la malvagità di lui? ,, Risposero e dissero : ^^ Di
», tutte le tormentose sciagure, che noi soffrimmo^
,, di tutte le sciagure, che vennero sulle truppe rea-
,, li, e del saccheggiamento e della schiavitù della
„ provincia di Armenia, e della perdita dei reg)
„ tributi) fu costui l' origine e lo scellerato capo. ^9
Mentre per più giorni si faceva, su di lui tutto que-
sto processo, si presentarono anche i suoi parenti^
i quali già da prima ne lo avevano accusato d' in-
nanzi al Re, e cominciarono a dimostrare progres-
aivamente e a palesare, com'egli erasi unito in ami-
cizia con Herano Unno, re di Bales, nel tempo ap-
punto, in cui queir Herano massacrò in Alvania
l'esercito persiano, e saccheggiando era arrivato
nella terra de
Greci, e aveva rapito molti schiavi e
spoglie ai Greci e agli Armeni e ai Georgiani e agli

i58

Alvani (come anche prima n' era slato informato il
Sovrano stesso), ed areva ucciso il re di Bales. Va*
sace in quell'epoca era GoTernatore di Armenia^ e
fu trovato partigiano dei nemici del Re. Dimostra-
rono e palesarono i di lui parenti, com'erano pie-
namente informati dei mal r agi progetti di lui. Tut-
to dimostrarono e palesarono alla presenza del Re;
ed anche i molti inganni, che bugiardamente usa-
va, non solo verso i colleghì^ ma ben anche verso
lo stesso Re; perciocché sin dalla giovineua non a-
veva egli mai operalo alcuna cosa con giuslisia.

Allora diede ordine il Governatore ; ^^ Condu-
„ cete qui anche alcuni degt' incatenati, che sono
,, in prigione. „ Slegaronli; e dei beati condussero
Isacco Vescovo deRestuni e il santo Giuseppe e il
Prete Leonsio. Quando furono esposti d'innanzi a
loro tutti i discorsi del tribunale, rispose il Vesco-
vo Isacco, e disse; ^^ Quelli, che apertamente rin-
„ negarono il vero Iddio, non sanno cosa si faccia-
„ no, né cosa si parlino, perciocché ii loro intelJet-
„ to è ottenebrato. Servono i padroni con falsi pre-
,) testi^ ed accordansi ingannevolmente coi colk

„ ghi. Sono eglino vasi di Satanasso, perché per
„ mezso di loro compie Tamarezza dei suoi voleri,
„ come scorgesi in questo stesso Vasaee. Mentre
„ infatti aveva il nome di Cristiano, credeva di co-
„ prire colla finzione e di nascondere tutta la sua
„ malvagità dMnnansi al vostro ignaro governo, e
„ copriva col Cristianesimo ogni sua frode. LaQude

i5$

), anche voi, credendogli, oooragte gràtidemeiKe
,^ costui più del suo merito. Gli affidaste la provin-*
), eia de^Georgiani: interrogateti se furono contenti
.,) di luì. Gli deste il principato di Siunia : udite dal
9) suoi parenti cosa vi narrano di luì. Lo faceste Go-»
9^ vernatore di Armenia : distrusse egli tutto il pae*
), 66^ eh' era stato eretto con somma fatica dai no-*
), siri antenati. Vedeste ? allorché fu tolto da lui it
9) ven^erabile nome di Dio, che falsamente profeS'»
)) sava, apparve nuda tutta la sua malvagità. Che se
)9 bugiardo risultò verso il suo Dio; verso chi dei
99 mortali riuscirà egli giusto? Or, tutte le accuse, che
99 adesso contro di lui si manifestarono, non le a-
99 vGvate Toi udite anche prima ? Con quale inten-*
99 zione poi le abbiate occultate, voi ben lo sapete.
99 À me ^mbra^ che con una falsa speranza costui
99 v' abbia allettato ; ma né Tot, né egli, ne verun
99 altro, che verrà dopo di voi, non potrà scorgerla
99 in noi. Fate dunque di lui come v'aggrada: per-
,9 che lo chiedete a noi ?

Marairigliossi nella sua mente il gran Cover*
Datore, e nei pensieri suoi ravvolgeva tutti i discorsi
del tribunale. Poiché ben ebbe inteso, chea buon
dritto si doveva condannarlo a tenore delle ingiuste
acioni; entrò e mostrò alla Corte reale tutto it pro-
cesso del tribunale.' Allorché lo udì il Re , e dal
Governatore fo accertato della reità di colui, adiros-
si grandemente, e ne fu punto In sul vivo. Volle pe-
rò adagio adagio condurlo al Sommo delPignominia.

Stette 8Ìleuaio90 per dodici giorni^ finché fu esaurì
lo il processo di accusa.

la un tal giorno solenne ordinava d* invitare a
cena tutti gì* illustri e rispettabili personaggi. Vi si
chiamò anche V Apostata ; ed egli secondo V ordine
primiero degli statuti di Corte indossava il yestimen-
to onorevole^ che aveva ottenuto dal Re t allacciava
eziandio la benda di onore, e T aurea tiara si poneva
in capo, e cingeva al fianco la cintura d*Qro massic-
cio tempestata di perle e di gemme prea&iose , e i
pendenti alle orecchie, e la collana al coUo^ e pelli
di piartoro in augii omeri. Adorno di tutte queste
decorazioni recavasi alla regia Corte, e compariva il
più splendido e il più sfarzoso tra tutti gli altri.

I Satrapi) che spontaneamente erano venuti
dairArmenia esponendosi alla prova, e i santi, che
da prima erano giunti si custodivano tutti in catene
presso la Porta reale. Al vederlo splendido e bril-
lante e con molto seguilo recarsi alla Corte, si mi-
sero a beffarlo nella lor mente e dire : '' O stolto
„ mercatante! hai dato l'immortale e perpetuo ono-
„ re, e comperasti il transitorio, di cui tra pochi
^p giorni sarai per essere spogliato. „

Giunse e sedette neirinterno della sala, chV^
l'aula degli Ottimati. Usci quindi il ca^meriere di
Corte, gU domandava e diceva: „ Il Re mi mandò
„ a te: da chi ottenesti tutti questi insigni onori?
,^ dimmi subito per quali giusti meriti?,, e fàcevagli
osservare tutti quanti i discorsi del tribunale, in cui

i6i

era stato condannato: e palesa vagli ciò altresì, che
neppure avevano colà parlato; che non possedeva
egli regolarmente il domìnio della provincia di Siu-
nia; ma che per astuzia e per calunnia aveva fatto
uccìdere suo zio paterno Valinace^ ed egli si ave-
va appropriato il dominio, quasi a fedele ministro
della Corte. Con molti altri discorsi ancora lo ri-
convinse: a cui tutti gli Ottimati rendevano testi-
monianza. Ammutolì affatto, e non si trovò sul suo
labbro parola verace. Raddoppiaifìdosi e triplican-
dosi le prove d' innanzi alla Corte, fu pronunziata
su di lui la sentenza di morte.

Quindi usci il Capo de^ birri, e alla presenza
di tutti gli Ottimati si avvicinò e tolse a lui le deco-
razioni , che aveva avuto dalla Corte, e lo vesti col-
r abito di giustiziato. Gli si legarono i piedi e le ma-
ni, e lo fecero sedere a foggia di donna su di una
cavalla (i) ; lo trassero, e lo condussero nella pri«
gione, ove stavano tutti i condannati.

I Satrapi armeni e i santi Vescovi coi Preti,
benché fossero in un grave supplizio, non ricordarono
punto le tribolazioni, che avevano sofferto, ne quel-
le, che si temevano imminenti; ma erano maravi-
gliali della grande rivelazione da Dio loro avvenu-
ta. Si rallegravano scambievolmente, elicevano:

(i) Era di grande ignomìnia cavallo, e vi fosse fatto sedere

presso i Persiani, che un uo- con ambe le gambe da un Iato,

mo, e massime un Grande di come sogliono. le donne. Di ciò

Corte, fosse fatto sedere su di si trovano testimonianze an-

una cavalla, anziché su dì un che presso altri storici armeni.

21

]62

^^ Valorosamente combattemnio , con vieppiù di
^, pazienza fiofTrianìO. Abbiamo udito dai nostri san-
,, ti Padri, che la pazienza è il capo di ogni virtù,
^, e la celeste sapienza é il perfetto culto di Dio, né
^•^ può alcuno trovarla senza patire. Quando poi so-
^^ no prolungati i patimenti, allora si accresce il
^^ dono di ricompensa. Che s'ella è cosi, questo sol-
,9 tanto chiediamo a Dio^ di poter soffrire con pa-
^^ zienza tutte le prove; il Signore stesso disporrà
^9 il modo della nostra liberazione. Ci è nota la sen-
•), tenza de' quaranta Atleti di Cristo.» i quali soffri-
^^ rono molte persecuzioni tormentose. Uno di loro
)9 usci dal bagno, e privò se stesso della corona ; ma
•), i trentanove sacrificaronsi pazientemente e giun-
•I, sero a quella promessa, a cui avevano desiderato.
,, Or ecco il nostro collega, che prima s'era alloa-
,, tanato da noi, adesso si rese complice del dia-
„ volo. Essendo ancor l'anima nel corpo ricevette
gl'assaggio dei tormenti dell'inferno, di cui non
,, già i soli santi hanno orrore; ma ben anche tut-
„ ti gli stessi uomini barbari. „

Ciò dicevano, e molte lagrime versavano su
perduto; ed assumendo quindi sul labbro cantici
spirituali dicevano: ^^ E' meglio confidare nel Si
,, gnore, di quello che confidare nell'uomo; è me
,, glio confidare nel Signore, di quello che confi
„ dare nei Principi; tutte le genti mi circuirono,
.,, e nel nome del Signore le vinsi. ,, Animavan-
si scambievolmente, e dicevano: ^^ Ciò sapendo.

i63

,^ fratelli^ non temiamo le nazioni degF idolatri, che
,, non hanno Dio; ì quali più delle api sono vili nel
^^ loro sdegno; poiché la loro collera diventerà uc-
,^ clsione di loro stessi. Noi però invochiamo il no-
9) me del Signore e li sconfiggeremo tutti. ^^

L'Apostata Vasace mirava la concordia de'san-
ti prigionieri, i quali con somma allegrezza acco-
glievano i patimenti e comparivano giulivi e splen-
didi, come da prima nella Corte reale. Li mirava e
li desiderava ( i), né alcuno lo frammischiò a loro;
ma separatamente lo custodivano nella stessa pri-
gionia. Ogni di lo prendevano come un cadavero,
e lo strascinavano al grande tribunale ; lo scher-
nivano, e lo beffeggiavano, e lo facevano spettaco-
lo a tutta la Corte. Lo spogliavano di tutto, né gli
lasciarono cosa alcuna di ciò che possedeva. Tal-
mente lo ridussero a povertà, che i di lui servi que-
stuavano il pane e glielo porgevano. Talmente ad-
dossarono sulla sua casa i debiti pe'tributi della pro-
vincia, che vi dovette dare tutti gli averi de' padri
e degli avi e suoi, e yi aggiunse gli ornamenti del-
le donne ; né potè per anco saldare i suoi debiti
colla Corte. Talmente ne lo caricarono, che do*
mandava se vi fossero de'tesori nei sepolcri de' suoi
antenati ; e se ve ne fossero stati, li avrebbe tolti e
li avrebbe dati per le multe imposte su di lui e sul-
la famiglia ; perciocché molti di essa n'erano stati

(i) Cioè, desiderava di essere con loro.

i64

multati. Percosso cosi per ogni parte e avvilito, cad-
de in penosi malori in mezzo alla sua prigionia. Se
gli scaldò il ventre, e il suo petto indebolito s'in-
fracidi, ed asciugatasi dimagri la sua pinguezza.
Bulicavano i vermi nei di lui occhi, e dalle sue
narici sbuccavano. Si otturarono le sue orecchie, e
schifosamente si forarono le di lui labbra. Si sciol-
sero i nervi delle sue braccia, e gli si contorsero le
calcagna. Esalava da lui una puzza di morte, e
fuggivano da lui i familiari suoi servi. La sola lin-
gua era viva nella sua bocca, ma non trovossi con-
fessione sulle sue labbra. Gustò la morte soffocato,
e con insopportabile amarezza discese all'inferno.
Lo beffeggiarono tutti i suoi cari; e non si saziaro-
no delle durissime pene tutt*i suoi nemici.

Quegli pertanto, che colpevolmente voleva di-
ventar Re di Armenia, non ebbe luogo dì sepoltura;
ma da cane mori, e da cadavero fu strascinato. Non
fu ricordato il di lui nome tra ì santi; né per
le Chiese si recò la memoria di lui d'innanzi al
santo altare. Non la si risparmiò a male alcuno, che
non avesse operato nella sua vita, né mancò veru-
no de*più gravi dolori, che non esperimentasse egli
nella sua morte. Fu scrìtta questa ricordanza circa
di lui, in esecramento delle sue colpe; acciocché
chiunque le sappia, gli scagli dietro maledizioni; ne
si faccia imitatore delle azioni di lui«

CAPO OTTAVO

OLTAE AI SETTE (l).

Nuovamente intorno alla medesima battaglia e ai

tormenti dei santi Sacerdoti.

Neil* anno decimosesto del dominio dello stes-
so Re^ di bel nuovo se ne andava egli con assai di
collera sulla provincia dei Tartari ad intraprender
la guerra. Avviandosi per la Georgia ed uscendo al-
la provincia di Aper, comandò che fossero custo-
diti i Satrapi e i Sacerdoti in quegli stessi legami
nella forte città di Nisabuh: trasportò seco per al-
tro due de' beati prigionieri. Atterriva tutto il Cri-
stianesimo da per tutto d* onde egli passava.

Vedendo ciò un Unno» eh' era della schiatta
reale della provincia dei Calendresi, nominato Be*
lo ; occultamente umiliavasi d' innanzi ai Cristiani
e con tutto il cuore imparava spontaneamente da
loro la verità. Di sua elezione s* era sottoposto al

(i) Benché TAutore nella
sua introduzione a questa sto-
ria abbia proposto di divider-
la in sette Capi, ne scrisse pe-
rò anche 1* ottavo, come ad
aggiunta, o a compimento per-
fetto deirOpera. Per tale mo-

tivo nei manoscritti armeni si
trova a questo capitolo 1* indi-
cazione oltre ai sette. Ognun
vede però, che al perfetto com-
pimento delia narrazione vi si
richiedeva anche questo.

i66

dominio del re ed assai aniareggiavasi neiranìmo suo
vedendo tormentati ì santi» Ma poiché non era in
poter suo il far niente; perciò ricorreva al Ke dei
Tartari. Andava a lui, e gli narrava tutte le afflizio-
ni dei tormenti, che il Re aveva fatto soffrire alFAr-
menia. Lo informava altresì della situazione delle
strette dei monti degli Unni ; gli manifestava anche
la ribellione dei soldati , sendochè molte nazioni
eransl separate dall'amore al re; e lo avvertiva e-
ziandio del malcontento della provincia dei Persia-
ni. All'udir ciò il re dei Tartari, non dubitava mi-
nimamente di quell'uomo, né aveva in suo cuore
verun sospetto, perchè già anche da prima ne ave-
va udito qualche cosa. Ma quando poi da questo
Belo fu viemeglio assicurato^ che veniva contro il
paese dei Tartari, subito si affrettò a radunare sol-
dati^ e faceva leva per andargli incontro con un
fiorito esercito. Benché non potesse venire alle ma-
ni con lui, assalendo però l'ala estrema dell'eserci-
to faceva molta strage di soldati del Re; il quale
assai angosciato dolevasi, perché, ridotto a mal par-
tito da uno scarso numero di esercito, lo si faceva
retrocedere. Lo- stesso Re dei Tartari coi saccheg-
giatori inseguendolo devastò molti regj paesi, e sal-
vo ritornò di nuovo alla sua provincia.

Scorgendosi (i) reduce da questa battaglia con

(i) Il re de* Persiani Isdegerte.

167

disonore e con perdita, alcun poco si umiliò, e co-
nobbe , che tutte queste sciagure erano derivate
dalia disunione dei soldati. E per lo angosciarsi del
suo cuore non sapeva dove scagliare 1* amarezza del
suo veleno. Ma il gran Ministro era assai spaven-
tato per essere stato egli la cagione di tutti i mali
accaduti. Si mise a suggerire discorsi al Capo dei
Maghi e ai Maghi; i quali presentatisi davanti al
Re gli dicevano: ^•'* O Re valoroso, noi sappiamo già
^^ dalla religione , che nessuno degli uomini può
»j^ resistere al tuo grande valore. Ma pei Cristiani, i
,^ quali sono contrarli alla nostra religione, gli Dei
,, si adirarono contro di noi , sendochè tu finora
^^ gli lasciasti in vita. ,, Facevagli altresì risovveni-
re, com'eglino in prigione lo maledicevano; e molte
altre calunnie proferivano dei santi; ed ogni giorno
li rendevano odiosi ed irritavano il Re a furibondo
sdegno, a grado che s'affrettò bentosto a sparge-
re il sangue di quegl' innocenti. Comandò, che i
due i quali erano seco lui nell' esercito , Samuele
ed Abramo, fossero mandati secretamente alla mor-
te. Quelli poi, ch'erano nella fortezza della città,
erano lontani dall'esercito quasi quindici stazioni.
Ordinò al Prefetto delle vettovaglie, nominato Den-
sapore, che andasse prima di lui alla città, ov'erano
i santi Sacerdoti del Signore, e fosse in arbitrio di
giudicarli e d* interrogarli con atroci tormenti, e di
ucciderli colla spada.

Ma il Capo dei Maghi, al quale erano stati

i6B

consegnati) li aveva già prima tormentati più volte)
anche senza ordine regio; perciocché era Capo della
religione nella provincia di Aper, ed era devotissi-
simo nella magia. Era inoltre più dotto di molti sa-
pienti della setta di Zoroastro ; ed anche (lo che ri-
putavasi grande onore secondo le regole dei loro
errori) aveva il titolo di profondo Dottore in reli-
gione» Conosceva anche la setta di Ampartcasde ;
aveva appresso quella altresì de' Bospaiti ; professa-
va anche quella dePeheleviti e quella de' Persiani;
poiché tutta la religione dei Maghi abbraccia que-
sti cinque gradi. Oltre a questi poi ve n
ha un sesto,
che si chiama Capo ^eWa^^/. Parendogli di essere
perfetto in ogni scienza, contemplava i beati, come
se per ignoranza fossero traviati dalla sua grande
scienza. Fissò in sua mente l'inutile pensiero di
tormentarli senza tregua ; acciocché forse per non
soffrire le corporali tribolazioni gli facessero udire
qualche lusinghevole parola. Laonde divise e sepa-
rò dai Satrapi i Sacerdoti; e li allontanò molto da
loro. Li cacciò in un piano inferiore umido e tene-
broso; e per questi sei (i) comandava due pani di
orzo di volta in volta e mezza boccia di acqua ; e
non permetteva, che alcuno si avvicinasse alla porta

(i)Pe8ei Sacerdoti, eh e- «covo de' ttestuoi, e i preti
rano stati colà tradotti prigio- Leonzio, Caciace, ed Arsenio,
nieri; cioè Giuseppe Patriar- Vedasi il Capo precedente al-
ca di Armenia, Muse Prelato la pag. 1S2.
degli Arzeruniti, Isacco ve-

della prigione. Avendoli cosi tormentali per qua-
ranta giorni, né udendo da loro una parola di stan-
chezza, s'immaginò, che qualcheduno de* suoi ser-
vì avesse avuto da loro secretamente qualche co-
sa, ed avesse loro dato nascostamente da mangiare.
E però egli stesso andò a sigillare Tabbajno (i) e
la porta del carcere, e dava a' suoi fidi lo stabilito
cibo, acciocché lo portassero a loro. Cosi fece per
cinquanta giorni. Ma nemmeno per questo i beati
tampoco angosciati si afflissero. Anzi con grande
pazienza soffrivano la tribolazione, e con salmi con-
tinui perseveravano nel quotidiano culto ; ed allor-
ché avevano finito le loro orazioni, rendendo liete
grazie al Signore, si coricavano a riposare alcun
poco sul suolo.

I custodi , che sopraintendevano a questi pri-
gionieri, si maravigliavano assai della robustezza
della loro salute, udendone incessantemente le so-
nore voci. Laonde narraronlo al Capo dei Maghi e
dissero : ^^ Non sono costoro semplici uomini , sce-
9, vri di qualche grande forza ; poiché seppure es-
9) si avessero corpi di bronzo, ora sarebbero putre-
^ fatti da quella molle umidità. E' già da molto tem-
), pò, che ci é consegnata la custodia di quel carcere;
•,) né ci ricordiamo che, alcuno dei prigionieri abbia

(i) Secondo la forma delle apertura nel mezzo del tetto,

case in Armenia e in Persia, per la quale entrava perpen-

come altresì in altri luoghi dicolarmente in casa la luce,
deir Asia , V Abhajno era una

22

170

^^ colà vìssuto per lo spazio di un mese. Ora noi li
possono farsi vedere i vostri cortigiani. Similmen-
^5 te e vestì e onori e salubri cibi, cui se volesse al-
,, cuno narrarveli non ne starebbe tranquilla ad a-
•), scoltare la debolezza vostra; poiché invecchiati
-,, nella eccita non vedete né udite né intendete.
->, Laonde crudelmente ci giudicate a torto ed in-
,, giustamente e senza colpa veruna. Ma il nostro
,5 Re é liberale e benefico. E’ aperta la porta del re-
,, gno suo. Chiunque voglia recarvisi , coragglosa-
,, mente vi si reca. Non ha invidia de’convertiti al-
,, la penitenza, ne giammai Tun dell’altro. In quan-
„ lo poi al sollievo, che tu comandasti, che ci sia
„ dato, noi potevamo già nella nostra provincia non
„ cadere nelle mani del Re, al pari degli altri, che
„ si sottrassero da siffatti tormenti. Ma siccome
„ spontaneamente e con entusiasmo vi siamo ve-
„ nuti, ben conoscendo le afflizioni di questo sup-
„ plizio, senza punto temere siff*atte tribolazioni;
,, cosi vogliamo, che vieppiù si aggravino esse su di
„ noi, finché sia in noi sfogata la malvagità dei tuoi
,, voleri. Poiché, 3e il nostro Dio, ch’é il creatore

!>!>
)>

173

del cielo e delia terra e di tulli gli enti visi-
bili ed invisibili, e che per beueficenza della sua
^^ carità si esinani per le umane generazioni e vesti
^^ un corpo passibile e sostenne ogni prova di vir-
^, tu ed esegui ogni opera deUlncarnazione, fu con-
,^ segnato per sua volontà nelle mani dei crocefis-
9, sori^ mori e ne fu posto il corpo nella sepoltura^
99 e col valore della sua divinità risorgendo apparve
99 ai discepoli ed a molti altri, e salì al suo Padre
99 nei cielÌ9 e sedette alla destra del paterno trono,
99 e ci donò una celeste fortezza^ acciocché suU’e-
99 sempio della sua immortalità noi pure potessi-
99 mo col nostro corpo mortale esser partecipi del-
99 la sua immortale grandezza: Egli non reputa nep-
99 pur mortale la nostra morte; ma a guisa degli
99 immortali c’impartisce la mercede delle nostre
99 fatiche. Perciò noi stimiamo da ^oco questi tor-
99 menti al paragone dell’amore ch’egli mostrò ver-
99 so le umane generazioni. ,9

Il Capo dei Maghi all’udire da quel manigoldo
tutte queste cose s’ inteneri e si turbò nei suoi pen-
sieri. Fuggì il sonno dagli occhi suoi per mojtf^e not-
ti. Un giorno però in sulla sepa alzatosi s^ ne an-
dava a loro soletto e sommessamente, senzk pren-
der seco nessuno de’ servi. Giunto alla porta della
casa, osservava dentro da un pertugio, e li vedeva
come nella prima visione. Essi dormivano tran-
quilli. Umilmente chiamò il Vescovo, poiché egli
ben conosceva la lingua persiana. Venne fuori egli

174

domandò: ^^ Chi sei tu? 9^— ^^ Souo io stesso, dis-

^^ se: voglio entrar dentro e vedervi. ^,

Allorché fu entrato tra i santi, non gli appari-
va pii!i quella visione; e narrò loro la rivelazione
avuta due volte. Rispose il prete Leonzio, e disse :
^^ Iddio, il quale disse, che dalle tenebre spuntasse
^ la luce, il quale altresì rifulse e illuminò con sa-
^ pieuza le invisibili creature, oggi con ugual vigo-
•^ re rifulse nella tua mente. Si aprirono gli occhi
^, acciecati dell’anima tua, e vedesti T inestingui-
^^ bile luce delle grazie di Dio. Ti aflfretta, non in-
^ dugiare; acciocché tu di bel nuovo acciecato non
^ vada tra le tenebre. ,9

Ciò detto, stettero tutti in piedi recitando il
Salmo quarantesimo secondo : ^^ Manda, o Signore,
^•^ la tua luce e la tua verità, acciocché esse ci gui-
,^ dioo e ci conducano al santo monte ed ai tuoi
,, Tabernacoli. Certamente, o Signore, con verità
^, guidasti e conducesti questo traviato air intermi-
^^ nabile allegrezza ed al tuo eterno riposo. Ecco,
,9 ch^è simile questo giorno a quello de’ tuoi santi
^, patimenti. Siccome liberasti dalla seconda mor-
^^ te (i) il ladro condannato alla morte, e in lui a-
,^ pristi la chiusa porta dell’Eden; cosi trovasti anche
91, questo smarrito. Colui, che a molti era causa di
0^ morte^ ora lo facesti cagÌ9ne di vita a noi ed a se

(1) Cioè dalla morte dell’a- prima quella del corpo, a cni
nima, che per lui sarebbe sta- era allora coDdannato.
ta la seconda^ esscDdone la

«75
y^ Stesso. Ti ringraziamo^ d Signote, ti ringraziamo;

^•» e colle Yoci del santo Profeta ti diciamo. Non a

^^ noi, o Signore, ma al tuo nome dà gloria per la tua

^, misericordia e verità; acciocché mai non dicanogli

., Etnici: Dov’è il loro Dio? Siccome anche oggi

^^ fu fatta palese la tua grande fortezza in mezzo

), di quest’ indomita e traviata nazione. ^,

Quello poi^ che gratuitamente aveva ottenuto le

divine grazie^ cominciò anch’egli a dire da per sé ;

^ Signore, mia luce e mia vita, di chi temerò io ?

y^ Signore, custode della mia vita, di chi paventerò

,9 io? Lo so veracemente, che da qui innanzi molti

,, sono i miei tremici, e vogliono avvicinarsi a divo*

,, rare il mio corpo ; ma tu, o Signore di tutto, che

„ venisti per la vita di tutti, acciocché si converta*

,, no, e vivano d’ innanzi alla tua benevolenza, non

„ distaccarmi da questi santi agnelli, tra i quali fui

,) frammischialo; acciocché fuori nuovamente uscen*

„ do dal tuo ovile non mi percuota la cattiva be*

,) stia. Non guardar, o Signore, alle mie invecchiate

^) malvagità; acciocché dalla vera vita traviando

„ non faccia molti discepoli alla perdizione ; ma

,) sia causa invece di vita a queglino stessi, ai qua*

„ li fui cagione di morte. Satanasso , il quale per

„ mezzo di me vantavasi insuperbito dei tanti per-

), duti, sia per mezzo di me svergognato in fra i di-

„ scepoli suoi. „

Ciò detto, li lasciarono compiere la preghiera.

Cessarono da essa in sulla terza veglia, e cosi tutti

1 76

tranquillati dormirono sino a giorno. Egli (Ope-
rò restato in piedi non dormi, ma levando in al-
to le mani pregava. Or, mentre attonito guardava
in cielo per V abbajno, scempi di luce tutt’a un trat-
to la casa : gli apparvero delle scale forniate di lu-
ce, le quali toccavano dalla terra al cielo, e a tor-
me a torme vi salivano i soldati. Questa visione era
nuova , leggiadra , terribile , e maravigliosa , come
una visione di angeli. Numerava altresì nella sua
mente ciascuna torma che vedeva : alcuna di mille^
alcuna di trenta tre, ed altra di duecento e tredi-
ci. Vi si avvicinò da presso più che mai, a grado
che ne conobbe tre; Vartano, Artàce, e Coreno.
Avevano nove corone nelle mani, parlavano l’uno
coir altro, e dicevano: ce Ecco è venuta, è arrivala
n l’ora, che questi pure saranno frammischiati alle
99 nostre schiere. INoi per yerità gli aspettavamo, e
9) noi loro portammo la caparra di onore. Egli an-
91 cora, che non aspettavamo, venne, apparì, e vi
99 fu frammischiato, e diventò come uno dei soldati
99 di Cristo. 99 •*

Tre volte apparve al Beato questa maravigliosa
visione. Destò i santi dal sonno, e narrò loro tutta
per ordine la visione. Laonde eglino svegliati prega-
vano e dicevano : 99 Signore, Signore nostro, quan-
99 to è ammirabile il tuo nome per tutta la terra ! La
^ tua magnificenza è più elevata dei cieli. Dalla

(i) Il Capo dei Maghi.

’77
»,^ bocca dei fanciulli e dei bambini lattanti confer-
«,9 masti la tua benedizione, acciocché sia distrutto il
^^ nemico e il contrastante. 11 perchè da qui innan-
,^ zi non avremo già a dire: Vedrò i cieh fattu-
^ re delle tue dita; ma : Vedrò te, o Signore dei
^^ cieli e della terra ; siccome appunto per mezzo
,^ de’ tuoi santi Generali apparisti oggidì a questo
,, straniero, che aveva perduto la speranza della
,, sua vita. Ecco tu, Signore, colla tua misericor-
.j^ dia incoronasti i tuoi cari, e colla tua pietà cer-
,9 casti questo smarrito : lo convertisti, e lo fram-
^^ mischiasti tra le schiere de’ san ti tuoi. Non vide
,, questi i cieli soltanto fatture delle tue dita, ma
^^ vide altresì i cieli e gli abitatori di essi , ed es-
•,^ scudo ancor sulla terra fu frammischiato colle
^, truppe delle migliaja de’ tuoi angeli. Vide pur
,, anco le anime dei giusti martirizzati ; vide e*-
), ziandio la gloriosa immagine dell’ invisibile pre-
^^ paramento; vide nelle loro mani T immanche-
9, Yole palma, che serbasi apparecchiata per mezzo
,, del Prototipo. Beato lui per questa santa visione;
•), beati noi per la sua vicinanza a noi, sendochè
,^ pienamente abbiamo conosciuto per mezzo di e^-
^^ sa, ch’egli, al quale sono state palesate si fatte
•^^ maraviglie, ricevette già una parte delle tue infi-
*,•) nite ricchezze. Sono inesauribili i tuoi doni, Sì^
^^ gnore; per tua esuberante e benigna generosità
^^ a chiunque tu vuoi li concedi senza che siano
.,«» chiesti. Che se non ricusi di darne a quelli che

23

178

,, non li domandano; apri, o Signore, la porta del-
,^ la tua misericordia a noi, che sin dall’ infanzia
,, nostra abbiamo desiderato la felicità de’tuoi san^
,, ti. Prendiamo questo tuo neofito ad intercessore
,, per noi medesimi : non sia sommersa la nave del-
,, la nostra santa fede nel burrascoso mare dei pec»
,, cati. ,)

Cosi proseguendo l’orazione con profusissime
lagrime piangevano su di se stessi. Umiliavano le
divóte preghiere d’innanzi al Benefico; acciocché
non restassero privi delle desiderate corone.^ cui a-
vevano i Santi nelle loro mani, sendochè loro era
stato annunssiato per mezzo dello Spirito santo, es-
ser vicino il tempo della loro chiamata, acciocché
se ne andassero, e cessassero dal temere suU! avve-
ramento della loro speranza, per cui soffrivano tan-
ti tormenti; a fine di arrivare per mezzo di una
piccola caparra alla celeste magnificenza, cui già
da gran tempo desideravano.

Poiché esso Capo dei Maghi era principe della
Provincia, ed a lui erano consegnati tutti i prigio-
nieri della città; perciò all’indomani li conduceva
in libertà al suo palazzo. Lavavali e mondavali dai
disagi della prigione. Prendeva l’acqua, con cui 8Ì
erano lavati i santi, e la versava sul suo corpo. Er-
geva il sacro Fonte nella sua casa e riceveva da lo-
ro il santo battesimo, e si comunicava col san[o
corpo e col redentor sangue del nostro Signore Gesù
Cristo. Ad alta voce sclamava e diceva: ^^ Questo

»79
„ battesimo mi sia di lavacro da tutti i miei pecca^
„ ti, e di rigenerazione nello Spirito santo; e il
„ comunicarmi con questo immortale Sacramen-
,, to mi sia eredità della celeste adozione, «i, Imban-
diva loro altresì pel corpo una mensa di vivande, e
presentava loro la tazza della consoluzione» e parte-
cipava con essi al pane benedetto.

Ma benché arrivasse egli ai beni celestine non
temesse le persecuzioni degli uòmini ; ‘però sospet*
lava assai, che i parenti avessero ad essere denun-
ziati come rei di lesa maestà. Perciò nascostamente
chiamava di notte anche i Satrapi, eh’ erano in ca-
tene nella stessa città, e faceva grandissime spese.
Tutti si allegravano assai pel miracolo ch’era loro
apparso ; ne ricordavano tampoco di aver provato
verun tormento. .

Nell’atto di assidersi a mensa ebbero i santi
nella loro mente qualche dubbio di un prete, ch’e*
ra seco loro nelle sante catene; poiché aveva que^
sti vissuto tra i villani ed era molto ignaro degli
scritti della consolazione. Gli fu comandato di ave^
re il primo posto alla mensa. Rispose il beato, e
disse : ^^ Cosa è questo, che voi fate ? Perchè a me
„ nascondete gli occulti vostri consigli? Io sono più
5, meschino degF inferiori tra Toi, e più ignaro de*
5, gl’infimi vostri discepoli. Come potrò soffrir ciò?
„ E’ a me gran cosa ben anche l’essere oggidì par-
„ tecipe alle vostre sante catene. Se degno mi ri*
„ putate della vostra mensa, abbia ognuno il suo

i8o

i, posto, ed a me assegnate il mio. ,, Ne lo costrin-
se il santo Vescovo d’ accordo con tutti i Santi, e
lo fecero sedere superiore a tutti.

Allorché furono radunati a mensa, e tutti eb*
bero mangiato allegramente» si alzò in piedi il san-
to Giuseppe, e cominciò a presentare la tazza del*
r allegrezza e a dire cosi : ^^ Rallegratevi tutti in
„ Cristo, perciocché domani a quest’ ora ci saremo
,, dimenticate tutte le afflizioni e tutti i tormenti che
„ abbiamo sofferto. In ricambio dei nostri pochi
,, travagli siamo per ricevere assai maggiore ripo-
,, so, e invece dell’ infame prigione entreremo nel-
,, la lucida città celeste, ove lo stesso Gesù Cristo
„ n’è il Governatore, nonché il rimuneratore del-
,, la carriera, ch’egli il primo percorse valorosa-
,, mente, erigendo il segnale della vittoria. Egli è il
,, medesimo Signore, che oggidì ci prospera a con-
„ seguire il medesimo segnale a salvezza delle ani-
„ me nostre ed a gloria della santa e gloriosissima
5, Chiesa. Siccome vedete voi questo nostro fratello
,, seduto in capo della nostra adunanza, cosi egli
,, domani riceverà il primo la corona per mezzo del
,, suo martirio. Ecco infatti arrivò, e a noi si acco-
,, sto il nemico della nostra vita e il rimuneratore
,, dei santi tormenti di noi servi di Cristo. ,,

Ciò detto, udi da lui parole di valore, per cui
tutti si rallegrarono assai. Disse : ‘^ Operi Cristo ver-
,, so di me a tenore delle vostre sante preghiere,
,, ed effettui la mia partenza da questo mondo a

i8i

„ seconda delle tue parole. Eccoli, a questo tuo dire
„ ebbi un’ ispirazione nel mio animo, e mi torna
„ alla memoria la benignità di Cristo, che pur ven-
,, ne al mondo pei nostri peccati. Abbia misericor-
„ dia di me, siccome del ladro nel momento della
,, crocefìssione. Siccome in esso apri le chiuse por-
„te del Paradiso, e se ne andò innanzi per essere
„ condottiero a quelli, che sarebbero per entrarvi
„ neir allegrezza ; cosi il Signore Gesù Cristo faccia
„ in oggi entrar me pure servo del vostro venera-
5, bile ceto. Ecco, per un peccatore, che ritorna a
„ penitenza, diventa immensa l’allegrezza degli au-
,5 geli in cielo; perciocché conoscono la volontà del
„ loro Signore. Essendo venuto in cerca di una per-
„ duta pecora se ne rallegrano anch’essi con lui per
„ una che ritorna a penitenza. Per me fors’ anche
„ era venuto il grande Generale degli Armeni coi
„ molti santi colleghi suoi. Aveva per voi portato
„ la corona ; ma porgeva a tutti egualmente buon
„ annunzio di allegrezza. E vieppiù con meco s’e-
„ rano maravigliati , perchè non mi conoscevano
„ nella loro vita ; ma vollero, che nella santa loro
,5 morte ricevessi parte ancor io tra i beati. Vi pre-
„ go, miei Signori e Padri, fate orazioni per la mia
„ indegnità, acciocché sia fatto degno dì giungere a
„ quell’immensa promissione, che dalla vostra boc-
)) ca non bugiarda suonò alle mie orecchie. Ora so-
)) spiro di vedere il giorno, e dì quel giorno l’ora
9)3 noi arrivata. Quando fia , eh’ esca da questo

l82

^^ materiale corpo nojoso? Quando fla, che ti vegga,
•), o Gesù Signore ? Quando fia, che non tema più
^^ la morte? Quando fia, che la mia ignoranza arrivi
9^ alla perfetta scienza? Ajutami^ Signore, ajutami
^9 e stendimi in ajuto l’onnipotente tua destra ; ac-
99 ciocché su di noi le opere compiano meritoria-‘
99 mente le parole di promessa, e sia glorificato ia
99 me peccatore il nome del Signore nostro Gesù
99 Cristo. ^^

Dopo che ciò disse il beat09 si levarono in pie*
di dai loro sedili, e rendevano grazie a Dio dicen^
do: ^^ Gloria a te, o Signore, gloria a te, o Re, poi’
99 che ci desti il cibo dell’allegrezza. Empiei del tuo
99 santo Spirit09 acciocché ci rendiamo piacevoli
99 davanti a te, e non mai svergognati; sendoclìè
99 tu rimuneri ciascuno a tenore delle sue azioni. ,,

In pari tempo consultarono seriamente tra lo^
ro come si potesse salvare il Capo dei Maghi ; ac-
ciocché quando la Corte reale ne udisse lannunzio,
non accendesse, a guisa di fuoco9 sopra ì super-
stiti lo sdegno. Ma non avendo potuto in allora riu-
scirv]9 concordemente facendo orazione raccomaa*
davano a Dio la vita di quell’uomo fedele.

I Satrapi intanto si allontanarono da quei San-
ti con dirotto pianto; ed ai loro piedi prostrati eoa
lagrime di allegrezza li pregavano fervorosamente
a raccomandarli allo Spirito santo: ^^ Acciocché
99 nessuno di noi, dicevano, affievolito, e dalla co-
99 mune unione segregatosi , diventi pasto della

i83

*, ferocissima bestia. ^^ Ma i beati d’accordo s* inco-
raggiavano e dicevano: ^^ Fortifichiamoci nel Si-
•^ gnore.) o fratelli.^ e consoliamoci nella clemenza
«,) di Dio, il quale non lascia voi orfani, né allontana
,, da noi per la fede in Cristo la sua misericordia.
,«i Per i molti intercessori, che abbiamo presso lui,
»^, non si smorza la fiamma delle vostre lampade »
.., né Sì rallegra il tenebroso nemico della vostra vi-
., ta ; ma egli é lo stesso Signore, che fortificò i pri-
,, mi martiri, frammischiandoli tra le schiere de’
^, suoi angeli. Le sante anime di loro, e tutte le
,, schiere dei giusti verranno a voi in ajuto di pa-
,) zienza, acciocché con loro siate fatti degni delle
^, loro corone. ,,

Siffatte cose parlavano tra di loro, e passavano
tutta quella notte in salmi. In sul mattino poi dice*
vano tutti: ,, Spargi, o Signore, la tua misericordia
•,, su di quelli, che ti conoscono ; la tua giustizia su
,, di quelli, che sono retti di cuore. Non venga su
,^ di noi il piede degli orgogliosi, né ci facciano tre»
•,, mare le mani dei peccatori. Là cadano tutti quel-
„ li, che operano Tiniquità; siano rigettati, né più
,) possano ristabilirsi. „

Giunsero quindi i Carnefici alla porta della
prigione, yi entrarono e videro, che quegli, il qua-
le prima era Capt dei Maghi, acconsentiva anch^e-
gli a proteggerli; sedeva tra di loro ed era da loro
ascoltato, e gVincoraggiava altresì a non temere la
morte. Al mirare i carnefici si grandi maraviglie.

i84

ne stupirono assai; ma non osavano interrogarlo.
Tuttavolta se ne andarono^ e lo raccontarono a
Densapore^ eh* era incaricato di tormentare i San-
ti. Air udir egli tali cose dai carnefici regj , temè
grandemente di non esser forse creduto anch’ egli
d^ accordo; sendochè gli era assai confidente. Co-
mandò di trarli tutti incatenati dalla prigione, e di
recarli lungi dalla città dodici leghe. Parlò quindi
secretamente col Capo dei Maghi per quali molivi
fosse ancV egli in prigione. Rispose : ^9 Non parlar
^, meco secretamente, e non udire il consiglio di
•), luce in mezzo alle tenebre, perciocché si apriro-
,, no adesso gli occhi miei, avendo io veduto la luce
,, celeste. Se vuoi associarti nei consigli di vita, in-
„ terrogarai in pubblico, e te li narrerò; poiché io
„ vidi grandissime cose di Dio. „

Avendo udito da lui tutto questo, ed essendo-
si assicurato pur anco della sua indissolubile allean-
za nell’unione dei Santi, non ardi metter mano su
diluì, benché dalla Corte ne avesse licenza ; ma con
sollecitudine narrava anch’ egli occultamente al Re
quanto aveva udito da lui. Rispose il Re e disse a
Densapore: „ Nessuno oda da te ciò tutto; massi-
., me la grande visione apparsagli, acciocché, dii-
^, bitandone gl’ignoranti, non si separino dalla fer-
,^ mezza delle nostre leggi. Forse riscontreranno,
.,, che mentre noi vogliamo far obbedire gli altri.
„ quelli ch’erano i dottori della nostra religione,
„ non potendo far niente a loro, andarono erranti

i85

^^ dietro il loro inganno. Il peggio per noi egli è,
^^ che non deviò già alla loro setta un uomo volga-
,, re, ma uno ben versato nella religione, rinomato
.,, per tutto il paese superiore. Se disputeremo con
•9 lui , egli è il più erudito di tutti ì dottori della
^, Provincia^ e smossa forse dai fondameti ne rove-
^, scierà la nostra religione. Se poi lo giudichiamo co-
,, gli altri iniqui, in tal caso si spargerà la fama,
^, eh’ egli si è fatto cristiano, e ne sarà grande scor-
,, no alla religione. E se lo si ucciderà colla spada,
,, vi sono in questo esercito molti Cristiani, e ne dif-
fonderanno la ossa di lui da per tutta la provin-
cia. Eravamo noi alcun poco disonorati dinanzi
^^ a tutti gli uomini finché si avevano in venerazio-
y, ne le ossa de’Nazareni; ma se la stessa venerazio-
^, ne si presterà ai Maghi e ai Capi dei Maghi, ci
y^ renderemo noi stessi distruttori della nostra Re-
,, ligione. Or dunque, ti giuro per gli dei immorta-
,, li; pria chiama d’innanzi a te il vecchio ribelle;
,, se amorevolmente acconsentirà e con pentimen-
,, to deplorerà la loro stregoneria, rispettalo con
», affetto e con onore, come per lo innanzi; e nes-
,, suno sappia tampoco la sua infamia. Ma se non
,, sene persuaderà, né vorrà ascoltare le mie parole;
*,., solleva contro di lui molte accuse per parte del-
^, la provincia, acciocché apparisca colpevole di le-
,, sa maestà; e per mezzo della provincia caricane
,, il processo, e mandalo in esilio oltre Curano e
^, Macurano; e colà gettato in qualche secca fossa

24

!)!>

i86

se ne muoja d’inedia. Queglino poi, che sono di
,^ diversa religione, li togli di vita al più presto ; ac-
9^ ciocché non sovvertano la religione di questa no-
,9 stra provincia. Poiché se trassero cosi presto alla
,, loro dottrina V eloquente Capo dei Maghi ; come
•)9 potranno più resistere gli uomini ignoranti con-
«^9 tro la loro ingannevole fallacia ? ^^

Usci pertanto Densa pore fuori del campo, e,
come abbiam detto, sedette a tribunale, lungi do*
dici miglia persiane. Interrogava il Capo dei Ma-
ghi, e diceva: ^^ Ottenni potestà sul tuo conto, non
^^ solamente d’interrogarti colle parole, ma ben an-
^^ che con tutte le atrocità dei supplizi. Prima che
,, io metta mano su di te, accetta gli omaggi, e schi-
), va i rimproveri, e risparmiala alla tua venerabi-
, , le canizie. Abbandona il Cristianesimo, che non
avevi prima, e torna nuovamente alla magia, ac-
ciocché la insegni a molti. „ Rispose il beato, e
disse: ^^ Ti prego, o Signore, il quale eri prima a-
^, gli occhi miei come un vero fratello ed oggi sei
,9 perfettamente nemico, non aver tu compassione
^, di me in vista del primiero amore ; ma eseguisci
^^ il malvagio volere del vostro Re, e giudicami a
,, tenore della potestà, che hai ottenuto sopra di
99 me. 9«)

Allorché vide Densaporé, ch’egli aveva per
nulla le minacele reali, né dava retta alle suppliche^
e voleva inoltre, che se ne parlasse palesemente, an-
ziché in occulto ; lo trattò secondo Y ammonizione

99

99

187

reale, e di nascosto mandollo a lontano esilio. Fece
come gli aveva suggerito il suo maestro. Decretò
poscia (1) in ajuto di Densapore anche altri due
compagni dei nobili prefetti : Cinicano, che è gover-
natore regio, e Moano guardarobbiere per parte del
Prefetto capo dei Maghi. Questi tre adunque coi ri-
spettivi satelliti trassero i Santi da quel deserto, e
nella stessa notte li cambiarono a un altro luogo
scosceso, assai più lontano, senza permettere che
li vedesse alcuno dell’ esercito, né degli Armeni, né
di tutti gli altri Cristiani, e neppure degli stranieri
pagani. Comandarono poi ai satelliti , ch’erano in
città presso i prigionieri, di custodirli cautamente,
acciocché nessuno conoscesse traccia di loro, come
fossero stati condotti al luogo del supplizio; non e-
glino, non veruno a£fatto degli uomini.

Un tale però dei soldati reali, nominato Cu-
sice, il quale nascostamente professava il Cristiane-
simo, e a cui aveva toccato di essere nella classe dei
carnefici, stava in sentinella collo strumento da
tormentare* Venne questi di notte, ed entrò a fram-
mischiarsi tra le sc^iiere dei Satrapi. La prima schie-
ra lo credeva della seconda, e la seconda della ter-
za. Tutte e tre lo credevano luna dell’altra ; e nes-
suno di loro, né dei padroni, né dei servi, lo inter-
rogò : ^^ Chi sei tu tra di noi ? ,9

( I ) Vi 8Ì sottintende : il Re*

ib8

Quando giunsero al luogo del deserto^ ch’era to-
talmente sterile d*erba, ed era di cosi scabrose rupi,
che non sì trovò luogo neppur da sedere, si ritira-
rono da lungi i tre Satrapi, e comandarono ai loro
carnefici di legare a loro le mani e i piedi. Loro at-
taccarono ai piedi una lunga corda, e a due a due
li legarono^ egli strascinarono; e traendoliper luo-
ghi scabrosi gli lacerarono talmente e gli squarcia-
rono, che non rimaneva illeso e sano a quei beati
verun pezzo del loro corpo. Gli slegarono poscia e
li condussero tutti in un medesimo luogo. E cosi
pareva loro: ” Abbiamo mitigato la loro durezza,
„ abbiamo soggiogato la loro pertinace ribellione: o-
„ ra poi acconsentiranno a tutto ciò, che diremo, ed
,, eseguiranno i voleri del Re, e saranno liberati
,, dai gravissimi tormenti. •,, Ma non la ponderaro-
no bene.) che gli avevano armati a guisa di bravi
soldati, e gli avevano addestrati a disciplina, e li a-
vevano resi a guisa di belve feroci e sanguinolenti.
E se alquanto erano vacillanti da prima, scorgendo
le gravi piaghe dei proprj corpi sgombrarono il pri-
mo timore. Si misero, come ubbriacchi insensibili,
a prevenirsi T un l’altro nel rispondere, ed anela-
vano, come sitibondi alla fonte, a poter essere i pri-
mi a sparger più presto il proprio sangue sul ter-
reno. Mentre stavano i Santi così preparandosi, co-
minciò a parlare Densapore, e disse: ” Il Re mi
,, mandò a voi. Voi, dice, siete colpevoli di tutta
„ la desolazione della Provincia degli Armeni, e

189

„ della strage avvenuta dei soldati, e che molli Sa-
„ trapi siano adesso tormentati colle catene : tut*
„ tociò successe per la vostra ostinazione. Ma se vo-
„ lete ascoltarmi, io ve’l dico: siccome siete stati
^, cagione di tutti i tormenti della morte, cosi ren^
,9 detevi oggi cagione delia vostra vita. E in vostra
„ mano la potestà di licenziare i Satrapi, che stan-
,, no adesso nelle catene; e la devastazione della
5, provincia si rifabbricherà per mezzo di voi ; e
„ molti, che sono in ischiavitù, ne ritorneranno. Ec-
„ co, voi coi vostri proprj occhi vedeste oggidì, co-
„ me di un nobile^ cui lo stesso Re conosceva di
„ persona per la grande scienza nelle nostre leggi,
„ e eh’ era Prefetto in tutta la nostra religione.) ca-
„ ro a tutti i grandi.) e da cui dipendeva quasi tutta
„ la nostra Provincia, ma poiché aveva insultato la
,, setta dei Maghi, ed era stato sedotto alla vostra
„ stolta dottrina, non ebbe il Re verun riguardo al
,, grande onore; ma^ come uno schiavo.» ramingo
„ lo feci andare in esilio in cosi rimota lontanan-
,5 za, che nell’ andarvi non può nemmeno arrivare
„ al luogo del suo castigo. Ora, se per le venerabili
„ leggi non la risparmiò a chi ebbe comune l’edu-
„ cazione, quanto meno a voi stranieri, che siete
„ rei di lesa maestà? Non v’è altro scampo per vi*
,, vere, se non che adoriate il sole ed eseguiate la
„ volontà del Re, come c’insegnò il grande Zoroa-
„ Siro. Se ciò farete.^ non solamente sarete sciolti
„ dalle catene e sarete liberati dalla morte, ma

,, sarete altresì con magnifici doni accomiatati per
,, la vostra provincia. ^^

Fattosi innanzi il prete Leonzio, stabili ad in-
terprete il vescovo Isacco (i)-» e disse: *’X)ome ub-
„ bidiremo ai tuoi ripugnanti comandi? Ecco, pri-
„ ma ci hai imposto l’adorazione del sole, e lascìa-
}, sti al Re r effettuarne l’adorazione: onorasti il
„ sole , proclamando ad alta voce il suo nome, e
„ magnificasti il Re più del sole : manifestasti, che
„ il sole senza sua volontà serve agli esseri^ ma che
„ il Re colla sua libera volontà deifica cui vuole, e
„ rende servi cui vuole; ed egli stesso non é arri-
„ vato alla verità. Non parlare a noi^ come a barn-
„ bini, perché siamo maturi di età, e non siamo
„ stranieri nella sapienza. D’onde tu cominciasti ti
„ darò la risposta. Or dunque ci supponesti colpe-
,3 voli della distruzione del nostro paese e della
„ strage delle truppe reali. Le nostre leggi cosi non
„ e’ insegnano, ma ci comandano di onorare som-
„ mamente i Re terreni e di amarli a tutto nostro
„ potere; non quasiché siano uno degli uomini, ma
„ di servir loro sinceramente siccome a Dio ; e se
„ da loro fossimo oppressi, ci promise invece del
„ terreno il celeste regno. ]Mé solamente dobbiamo
„ tributar loro una sommessa servitù, ma dare noi

(i) Il prete Leonzio scelse ha indicato poco di sopra il

a suo interprete di quanto sta- nostro Autore) conosceva bene

va per dire, il Vescovo Isacco, la lingua persiana,
perchè questo Vescovo (copie

k.

‘9t
„ stessi ben anche in preda alla morte per Io amo-
„ re del Re. Siccome poi non abbiamo il potere di
„ cambiarlo con un altro padrone in terra; cosi
„ neppure abbiamo il potere di cambiare con un al^
„ tro il nostro vero Iddio in cielo ; poiché non v’è
„ Iddio da lui infuori. Però, di cosa ti parlo, in cui
„ sei alquanto più esperto. Chi dei bravi Generali si
„ metterebbe ultimo alla battaglia ? Chi ciò facesse
,, non si nominerebbe valoroso, ma assai vile. Op-
), pure, eh’ dei savj mercatanti cambierebbe una
„ gemma preziosa con disprezzevoli vetri ? Sola-
„ mente chi fosse impazzito nell’ignoranza, come i
„ condottieri della vostra perversione. Noi soltan-
„ to scegliesti tra i molti virtuosi nostri, e vuoi tu
,. nascostamente distruggere i nostri forti consigli?
j, Non siamo noi soltanto come tu credi. Non v’è al-
„ cun luogo vacuo^ in cui non vi sia Cristo^ il nostro
„ Re. Quelli soltanto sono vuoti^ i quali sono come
n tu e il tuo malvagio Principesche avete apostata-
„ to da Lui. Perciò i soldati della nostra provincia,
„ i quali per mezzo di noi erano divenuti discepoli
,, di Cristo, calpestarono il terribile comando del
„ vostro Re, ed ebbero per nulla i magnifici doni,
„ e furono spogliati del paterno dominio. Non la
,, risparmiarono alla moglie e ai figli e ai terreni te-
„ sori delle ricchezze della provincia, e nemmeno
9«) badarono al loro sangue per lo amore di Cristo ;
,, ma uccisero con atroci percosse gli adoratori del
,, sole, ch’erano i vostri Dottori, e somme sciagure

9^
^9

,, attrassero sul vostri soldati. Molti di essi ne ca-
^, devano morti in quella stessa battaglia, ed altri
,, furono dati in preda a diverse tribolazioni, ed al-
,, tri furono scacciati a lontano esilio, e moltissimi
^, altresì ne furono condotti in ischiavitù. E tutti es-
,, si pervennero prima di noi al regno di Dio, e fu-
,, rono frammischiati tra le schiere dei superni an-
,, geli e giubilano nella preparata giocondità, a cui
,, giunse e fu unito il beato, che tu dici di aver fat-
to prigioniero. Beato lo chiamo, e beata la terra
per cui egli passerà, e il luogo ov’egli morrà. E-
^, gli oltrepassa in eccellenza non già soltanto la vo-
^, stra Corte reale; ma ben anche il luminare del
», cielo, che voi adorate. „

Rispose il Prefetto Moano, e gli disse : ^ Dio. E se alcuno ardisse di dirle, perderebbe ìgno-
t), rantemente se stesso, e niente avrebbe di util ita o-
,5 Dorandole del nome di Dio. Non vi sono due Re in
„ uno stesso dominio. Che se gli uomini non lo am-
,, mettono, quanto più non sarà alieno dalla natura
„ di Dio un ordine cosi sconvolto? Se vuoi pertanto
„ apprendere il vero, mitiga T amarezza del tuo
:, ,, cuore, ed apri gli occhi della tua mente e non
,, camminare ciecamente nel bujo vegliando. Sei
,, caduto neir abisso, e vuoi attirar tutti a te. Se i
•>, tuoi, che non vedono né sentono, vanno dietro al-
„ la tua fallace dottrina, non creder lo stesso di noi
„ pur anco; perciocché sono aperti gli occhi della
„ nostra» mente, e siamo ben perspicaci. Cogli oc-
„ chi del corpo vediamo le creature, e le intendia-
„ mo fatte da un altro ; e tutte sono soggette a dis-
„ soluzione. Il Creatore di tutti é invisibile agli oc-
„ chi nostri corporei, ma colla mente se ne cono-
„ sce la sua virtù. Egli poiché ci vide in una somma
„ ignoranza, ed ebbe compassione della nostra som-
„ ma rozzezza , per la quale anche noi un tem-
„ pò credevamo, come voi, creatore le cose visi-
„ bili, e operavamo ogni sfrenatezza; perciò ven-
„ ne per lo suo amore ed assunse carne umana e
„ ci erudi dell’ invisibile sua divinità. Inoltre soUe-
„ vò se stesso sul patibolo di Croce; e poiché gli
,, uomini erano ingannati dietro ai luminari, tolse
„ al sole la luce de’ suoi raggi, acciocché le tenebre
„ fossero ministre della sua umanità, perché quelli

*96

^9 che sono indegni come voi^ non vedano la loro
9n vita neir enorme viltà. Oggidì egualmente, chi
9, non confessa Dio il crocefisso è circondato dallo
^^ stesso bujo neir anima e nel corpo; siccome tu
,, pure te ne stai oggi nelle stesse tenebre, e tutta-
,, via ci tormenti. Siamo pronti a morire a somi-
,, glianza del nostro Signore ; eseguisci come t* ag-
,, grada V amarezza della tua volontà. „

Allora osservandoli l’iniquo Deosapore, e ve-
dendoli tutti nella più giojosa allegrezza, capi, che
non sarebbero ascoltate da loro le sue parole né
minacciose né lusinghevoli. Comandò, che gli si re-
casse dinnanzi uno dei minori, il quale era un pre-
te nominato Arsenio, di cui prima i santi dubita-
vano. Gli legarono i piedi e le mani e io strinsero
fortemente finché gli si scompaginarono tutt* i ner-
vi: e per assidi di tempo stava cosi nelf insoffribile
tortura. Schiuse il santo le sue labbra e disse: ^^ Ec-
„ co, mi attorniarono molti cani, e i consigli de’mal-
„ vagi mi circondarono : forarono le mie mani ed
„ i piedi, e invece della mia bocca esclamarono le
„ mie ossa: Ascoltami, o Signore, ascolta la mia
„ voce, e accogli la mia anima nelle schiere del tuo
,.» esercito, che apparve nella nuova tua fabbrica.
„ Mossa a compassione la tua misericordia, mi fece
,9 precedere mentre sono a tutti inferiore. „

Ciò detto, non poteva più aprire la bocca a ca-
gione delle insoflfribili corde dell’ eculeo. Quindi i
carnefici, avuto ordine in sul fatto dai tre Satrapi

’97

di decollare colla spada il beato, ne gettarono il
corpo in un immonda fossa. Indi nello stesso luogo
si mise a parlare Densapore col Vescovo e gli dis-
se: ^^ Allorché io venni in Armenia mi toccò girar-
), vi per un anno e sei mesi: non mi ricordo, che
^, veruna querela mi sia stata mal da alcuno riferita
9 di te, e molto meno di Giuseppe, eh* era il capo
,9 di tutti i Cristiani, e fedele in tutte le cose di sta-
, to. Ancor quello, eh* era stato Governatore della
^ provincia prima eh* io venissi, era assai contento
, di lui, ed io co* miei occhi vidi , che da tutto il
) paese era stimato fondatamente siccome un pa-
) dre, e sen^a distinzione amava tutti e maggiori e
) inferiori. Ora, in iscambio vostro (i) io vi prego,
9 risparmiatela a voi stessi, che siete degni di ono-
), re, e non vi date in preda ad una morte tormen-
I, tesissima , siccome quel primo che vedeste coi
) propr j occhi vostri. Poiché , se persistete nella
9 stessa idea di ostinazione, io ho risolto di torvi
1^ dì vita per mezzo di molti supplizj. Io so, che voi
I, siete lusingati dalle suggestioni di costui : ma es-
,^ sendo egli ammalato del corpo, e non trovando
, la sanità col soccorso dei medici, é annojato del-
, la vita inferma, e desidera la morte, piuttostoché
)^ la vita. „

( 1 ) fn iscambio vostro io vi prego ecc. cioè : invece j che voi
preghiate me , io prego voi.

198

Rispose a ciò il sàoto Giuseppe e disse: ^^ L*e-

„ ogio.j che tributasti prima al vescovo e poi a me,

„ }o facesti a buon dritto^ e meritamente ci ooora-

,, sti per questa canizie; cosi appunto conveniva.

5, Però non devono i veri servi di Dio resistere ai

,5 terreni principi, né per terrena sordidezza mor-

,, morare contro alcuno dei popolo: ma con umil-

,, tà e mansuetudine insegnare i precetti di Dio, e

,, senza fallace sapienza esser pacifici verso tutti,

,, e per mezzo di una retta dottrina guidar tutti

5, al solo Iddio delle creature. In quanto poi alle lu-

3, singhe, che dicesti, di quest’ nomo, non dicesti

5, menzogna, ma precisamente dicesti la verità. In-

,, fatti non ci lusinga egli già come, uno straniero,

,, né come un seduttore c’inganna», ma ci ama as-

,, sai. Essendo una sola la nostra madre, la Chiesa,

„ la quale ci rigenerò, ed un solo il nostro padre,

5, lo Spirilo santo, che ci generò, perchè saranno

,, discordi, anziché unanimi, i figli dello stesso pa-

5, dre e di una stessa madre? Giorno e notte era u-

3, no stesso il pensiero di noi, che a te sembriamo

,, sedotti; di avere inseparabile T unione della vita.

,, Che se questi è annojato, e vuol uscire dal corpo

,, morboso, vieppiù ancora lo siamo noi tutti; poi-

55 che non v’ha nessuna affatto tra le donne, la qua-

55 le in partorire immune sia nel suo corpo da tor-

5, mentosL dolori. ,,

Rispose .Densapore e disse : *^ Non conoscete
„ quanto io sia paziente con voi? Non è già per

^99
,) ordine regto^ ch* io soffra cotanto ]e vostre dispu-
,) te^ ma per mia umanità le ho perno^es»^. Percioc-
„ che non son’ io vile come voi, i quali siete odioisi
,, a voi stesai e nemici agli altri. Io che ho mangia-
„ to sale e pane (i) nella vostra provincia, ho com-
„ passione ed amore verso di essa. ,,

Rispose il prete Leonsio e disse a ^^ Chi ha com-
„ passione ed amore verso gli stranieri adempie i
„ precetti di Dio ; ma deve anche risparmiarla a se
,, stesso, perché non siamo già padroni di noi me-
„ desimi, ma vi è chi domanda conto da noi degli
„ stranieri e dei nazionali. Quanto dicesti, loascol-
„ to da voi altri, e non per ordine del Re. Se voi
„ siete soliti a trasgredire gli ordini del vostro So-
„ vrano, in queste cose voi fate bene; perciocché
,, egli é distruttore della provincia ed uccisore di
„ uomini innocenti, amico del diavolo e nemico di
„ Dio. Noi però non possiamo trasgredire il coman-
„ do del nostro Monarca, né possiamo cambiare la
„ nostra vita coi corruttibili inganni del mondo. In
), quanto poi a me, di cui dicesti, che non trovan-
„ do salute dai medici, amo la morte, pìuttostoché
n la vita : siffatte parole non sono adattate a quei,
9, che scorgono tutte le sciagure della provincia.

, Deh! ammansati alquanto dall’accesa collera, e

(i) Mangiar sale e pane è con che viene alcuno alimen-
una maniera di dire, assai fa- tato. E lo stesso che dire : ri-
miliare ascli Armeni. Con essa cevere ogni alimento più ne-
vogliono elegantemente indi- cessarlo alla vita,
care il cibo ùì prima necessità

200

„ dà retta alienile veritiere parole. ,) Ed osservo or-
dinatamente le cose di questo mondo. ^ Chi dei
„ mortali mena una vita contenta? Non sono forse
„ tutti pieni di malori? Chi al di dentro e chi al
„ di fuori. Freddo e caldo^ fame e sete, ed ogni in-
,, digenza delle cose necessarie. Al di fuori T ingiù-
,, stìzia^ il depredamento, l’immonda impudicizia
,1 con isfacciata violenza ; al di dentro 1
iniquità,
,, l’apostasia, Tignoranza, Tostinato inganno in una
„ spontanea libertà. Ma tu, che disprezzi i medici
,, e li hai per nulla perchè io non posso ottenere da
,, loro la sanità, sappi, che non è di tal cosa da ma-
,, ravigliarsi, perciocché anch* eglino sono uomini.
,, Vè alcuna malattia, a cui possono rimediare, e
„ ve’ n’ha, eh
è ribelle alle loro medicine. Tutti noi
,, siamo mortali, si quello che medica, e si quello
„ cW è medicato. Felici voi, se diveniste simili al-
,, Tarte medica; sendochè nella medicina non è
,, piccola cosa la veracità dei medici. Quando essi
,, vedono taluni infermati, non tardano a visitarli,
,, e diligentemente pensano a recar loro la sanità.
„ Massime, se nella Corte reale si ammalasse al^
„ cuno dei cari del Re. Quand’anche all’arrivare
„ nella gran piazza vedesse la moltitudine degli o-
,, norevoli personaggi, e la sanità dei bei giovani ;
,, e vieppiù ancora entrando nella regia sala vedes-
,, se colà la bellissima maravigliosa scena di tutti i
,, servi; niente si maraviglierebbe di si ammirabi-
„ le aspetto. Se vi fosse anche il trono ingemmato

20l

)^ e tntto d’ oro ^ sa di cui %ì ponesse ti malato Noi non
ne sappiamo nulla; soltanto sappiamo, ch*è que-
sto l’uso degli antenati, e il prepotente comando
del Re. — Dissi nuovamente a loro : — E cosa
conoscete della natura del fuooo ? lo credete crea-
tore; o créatura ? -^ Dissero tutti ad una voce:
— – Noi non lo conosciamo creatore ; anzi non
dà nemmeno riposo agli affaticati. Le nostre ma-
ni sono indurite per la scure, sono callosi i no-
stri dorsi per lo portare la legna, diventarono ci-
sposi gli occhi nostri per lo lagrimare dall’acrimo-
nia della fiamma di esso, e i nostri volti sono an-
i]^riti dall’umida densezza del fumo. Se gli diamo
mediocre il cibo, ha assai fame ; e se non gli por-
giamo niente, si estingue affatto ; se poi gli an-
diamo d’ appresso e lo adoriamo, ci abbrucia ; se
assolutamente non gli andiamo d’appresso, di-
venta polvere. Noi cosi la intendiamo circa la na- .
tura di esso. *^^ Nuovamente dissi loro: ««** Avete
udito mai chi v’ abbia insegnato cotanto ingan-.
no? —Risposero: –.^ Perchè c’interroghi noi per
saperlo ? guarda alle cose attuali. I nostri legisla-
tori sono ciechi soltanto nelle lor menti; laddove

206

, il nostro Re nel corpo è cieco da un occhio (i), o
, nello spirito non ha occhi del tutto. — Laonde
, anch’io all’udir ciò dai Maghi n’ebbi assai com-
, passione, perchè ignorantemente dissero il vero.
, Un pochetto li tormentai col bastone, e da loro
, feci gettar in acqua il fuoco, e dissi cosi : — Gli
, Dei, che non crearono il cielo e la terra perisca-
, no sotto i cieli: — e dopo ho cacciato fuori i Ma-

» gti. „

Udendo Densapore tutto ciò daHa bocca del
santo Vescovo temè assai pe’ disprezzi fatti al Re e
alla religione. Perciò non ebbe coraggio di tormen-
tarlo con percosse, per non fargli dire d’innanzi
al tribunale altri gravi insulti ‘ contro il Re, e non
far cadere su di sé ogni sospetto de’disprezzi col-
Taver disputato con loro pazientemente. E poiché
cinto di spada sedeva al tribunale per infonder ti-
more nei santi, ruggì come un furibondo leone , e
snudando la spada si scagliò da fiera sui beati ; per-
cosse il Vescovo nella spalla destra, e ne staccò in-»
siéme colla spalla la mano. Egli, caduto in terra a
parte sinistra, nuovamente si alzava; e presa la de-
stra mano gridò ad alta voce, e disse : ” Ricevi, o
,, Signore^ il volonteroso sacrifizio, in cui ti offersi
„ intieramente’ me stesso, e frammischiami nelle
„ turbe de* tuoi santi soldati. ,, Inoltre incoraggiava
i suoi compagni e diceva: ^^ Ecco,*o virtuosi, giunse

(i) GoQvien dire, che Isdegerte fosse cieco’ da un oochio.

), Torà del nostro fine; chiudete un momento gli oc-
M chi del còrpo, e adesso vedete Cristo nostra spe-
,, ranza. ,, E rotolandosi nel suo sangue, diceva: ,,
„ Benedirò al Signore. in ogni tempo, sempre la be-
„ nedizione a lui sarà sulla mia bocca. Si gloria nel
„ Signore Tanima mia; odano i mansueti, e nesul-
,, tino. ,, E dicendo questo salmo, lo proseguiva si-
no al luogo: Molte sono le afflizioni dei giu^
sii ; da tutte queste li salva il Signore^ e ne con–
serva tutte le loro ossa. Ed essendo ancora alquan-
to in vigore nel corpo,, co
suoi occhi osservando ,
vedeva venir dal cielo molte schiere di Angeli, e
sei coj^one in mano di un Arcangelo. Udiva altre-
sì una voce dall* alto, che diceva : ^^ Coraggio, miei
^, cari, poiché già dimenticaste la vostra vita peno-
,, sa, e siete giunti alle beate corone, che colla vo*
„ stra industria lavoraste. Prendete, mettetevelà
„ ciascuno in sul capo; poiché da Voi fu ordita la
„ preparata materia , e dalle santissime mani di
,, Cristo fu poi acconciata la veracità di questo la-
„ Toro, ricevuto il quale da cotesti ministri, siate
„ compagni della corona con Stefano. ,, Ottima*
niente scorgeva altresì, che lampeggiava ormai la
spada sul collo dei beati.

Alloraquando vide il santo Leonzio, che non
si voleva più ad uno ad uno interrogarli e giudicar-
li; ma che indistintamente s’era dato T ordine di
morte, disse al beato Giuseppe : ^^ Avvicinati, fatti
,, innanzi contro la spada ; perciocché tu nel grado

,, sei superiore a tutti. ,, Ciò detto, si posero in
ordine Tuq dopo Taltro: e per la grande fretta dei
manigoldi furono tutt’ insieme tagliati e gettati i
colli de* beati dinanzi al santo Vescovo. Egli nel-
r esalare lo spirito gridò e disse t ^^ O Gesù Signo-
^^ re, ricevi le anime di noi tutti, e ci frammischia
^^ nelle schiere de’ tuoi cari. ^, E cosi tutti egual-
mente nello stesso luogo furono martiriszati.

Se vogliasi numerare con essi anche il Capo
dei Maghi, che credette in Cristo, furono sette; ol-
tre a que* due, che furono martirizzati in Vardès,
e queir altro Vescovo in Siria, che aveva nome Ta-
tice. Ma colà in quel luogo furono sei^ i cuì^ nomi
sono questi : Isacco vescovo de Restuni ( i ) , il
santo Giuseppe della valle di Va)ò (n) dalla villa
di Olozma, il prete Leonzio di Vananta (3) dalla
villa d* Iciavana , il prete Muse di Albace (4) 9 il
prete Arsenio di Bagrevanda (5) dal villaggio di E-
legeca, il diacono Caciace d* onde era il vescovo
de’ Restuni ; inoltre il beato Capo dei Maghi della
città di Nusapore (6), il prete Samuele di Ararat
dalla villa di Araza, il diacono Abramo della stes’
da villa.

(i)Unadelle ventisette prò- (4) Provincia del territorio

viocie del territorio di Va- di Vatporacania.
»piiracaQÌa. (5) Provincia del territorio

(a) Provìncia del territorio di Ararat. Per averne più e-

di Siunia. étése oo^oi sioni vcd. il cap. HI

(5) Provincia del territorio della mia Armenia,
di Ararat. (6) Città de* Persiani.

209

A quegli sei santi là nel deserto» ove furono mar-
tirizzati, Densapore, il Capo de* Maghi eCinicano,
e il Prefetto persiano, scelsero tra i rispettiTi servi
dei guardiani, e comandarono, che per dieci e più
giorni ne fossero custoditi i corpi , finché Teser-
cito reale fosse partito ; acciocché quelli di altra
religione (i) non venissero a toglierne le ossa, e non
le portassero a sparpagliarle per tutta la provin-
cia ; dal che i popoli vieppiù sarebbero instigati a se-
guire pervertiti la setta de* Nazareni. Cusice intan-
to, di cui prima abbiamo parlato» se ne stava coli
armato coi custodi come se fosse uno di loro ; uo-
mo pieno di sapienza, e perfetto nella scienza di-
vina. Aspettava ed osservava in qual modo gli fosse
possibile di rubar loro le ossa dei Santi.

Scorsi tre giorni, furono colti tutti da grande
sbigottimento. Come intorpiditi e mezzo morti non
potevano per tre giorni rialzarsi. Nel quarto di
due de’ custodi furono pessimamente occupati dal
demonio. Udivansi inoltre per tutto il corso della
notte orribili voci e strepiti di sotterra e rimbombi,
come scosse di terremoto. La terra sotto di loro tre-
mava e un fiammeggiare di spade lampeggiava din-
torno a loro. Scorgevansi alzati in piedi tutti i ca-
daveri, e le stesse parole del tribunale risuonavano
orribilmente alle loro orecchie ; cotalché scompi-
&:liati a vicenda si ammazzavano lun Faltro ed erano

1 J • •

(i) Cio&iCrittiani. ,

«7

ato

cosi aiSannatì e deliranti) che Tuno non sapeva dove
se ne fp$se fuggibo il compagno^ e sommaoicnte ma*
ravigliati correvano e riferire tatti i patimenti, che

avevano sofferto,

«

Tennero consiglio i tre Satrapi^ e maravigliane
dosene si misero a dire tra loro : ^^ Cosa faremo ?
9) Cosa penseremo delV imperscrutabile setta di
^) questi Cristiani? Mentre vivevano era maravi*
«)* gti09a la loro vita : erano dispreMatori degli ave-
^^ ri ) come se non ne avessero bisogno ; erano pu«
^(i> ri^ come gì* incorporei J erano imparziali^ come I
«,^ giusti; erano intrepidi» come gì* immortali. Se
^^ tuttociò diciamo da ignoranti e da spensierati» che
»^) dovremo poi dire, quando per mesesto di loro Yen-
^4. gono guariti qui neU* esercito tutti i malati ? Di
^ qual mai de’ mortali (ed à ciò più di tutto) fu vi-
^, sto risorgere il cadaveroP o chi tidi proferir da
^essQ parole ? Né già sono bugiardi i nostri servi;
«^ ce ne siamo da per noi medesimi assicurati. Se
9^ voleSMro eglino fpamnuschiarvi qualche monda-
la na avarizia» e tampoco adocchia3sero i Cristiani
i^ neirelsercito, mceverebbero in oro la ricompensa
^^ di cadauno dei loro corpi* In coloro inoltre» che
«»» furono tormentati dal demonio» senzaché fossero
^^ allora ammalati) come noi pur lo aappiamo»^ pa«
^^ lese cUe oggidì apparve un grande miracolo. Se
^9 tacciamo» siamo in pericolo noi e la nostra vita ;
9) e se li conduciamo dinanzi al Re^ all’udir egli da
)9 loro questi grandi miracoli può derivarne qualche

311

^^ scisma anche nella nostra religioiie^ „ Rispose
il Capo de’Maghi , e disse loro : ‘ Non son io forse
9^ cosiituito preside su di voi due ? Perchè tatito af-
,^ flitti vi traTafgliate in voi stessi ? Voi eseguite il fat

99 to vostro, e adempite il comando reale. Se poi sì
99 spargerà questa notizia, e se iie chiederà informa
^9 zione d’innanzi al Be, Tindaginé appartiene a noi
99 Maghi ; voi non ve ne prendete cura9 né vi peusa^
99 te tampoco. Se alquanto vi spaventaste nel vostro
99 animo, venite al declive prima di domani maltinti
99 poiché domani il sapientissimo Capo supremo dei
99 Capi dei Maghi colà sacrifica. Egli stesso convin

99 to ne persuaderà le vostre menti. ,,

Quando ùdi Ciisice tutte queste cose, e seppe,
che d* allora in poi non ^ ne sarebbero punto cura^
ti dei santi uccisi, tolse con sé frettolosamente dié«
ci uomini, cui conósceva quanto fossero cristiani, e
giunto al luogo trovò quelli del tutto in buon essere.
Ma poiché sospettava ancora de
carnefici ^ trasBeri*-
rono nuovamente i santi ad un altro sito due leghe
distante. Non badandovi poi per nulla nettarono ed
acconciarono le ossa dei beati; le portatoho all’e-
sercito e le tenevano occulte. A poco a poco poi le
manifestarono, prima al generale armeno, e dopo a
moki Cristiani^ che v’erano neiresercito. Esibivano
ì primi frutti di questo regalo ai Satrapi prigionieri;
sendochè sul fatto erano stati sciolti dai loro legami,
ed avevano evitato la minacciata morte, ed erano
stati spediti ordini di perdono all’Arthenia.

Questo beato Cusice, che fu degno di servire
occultamente ai Santi, ci ha ripetuto ordinatamente
tuttociò che ho detto dalla morte sino a questo punto
dell’editto: il doloroso strascinamento, e le inter-
rogazioni e le prove dei giudici , e le rispettive ri-
sposte dei Santi, e l’esecuzione della lor morte, e i
terrori /ambili, che colpirono i carnefici, e il bisbi-
glìo d^ inquisizione dei tre Satrapi , e V averne rac-
colto le loro ossa, non già confusamente ammassan-
dole in un medesimo fascio, ma le ossa di ciasche-
duno separatamente unendo in sei casse, sulle quali
aveva segnato il nome di cadauno. Anche i ferrei
legami vi aveva egli messo assieme colle ossa di cia-
scheduno, perciocché i carnefici ne li avevano la-
sciati in abbandono ; come anche ne aveva messo
il segno sul coperto delle casse.

Furono martirizzati questi sei con santa ed
accettevole morte il giorno vigesimo quinto del mese
di Rodilz (i) nel gran deserto della provincia di À-
per, nei dintorni della città di Nusapore.

  • ^Intorno ai loro discepoli confessori.

I discepoli di questi beati se ne stavano in cate-
ne entro la stessa città (2). Venne un regio Capo dei

(i)Rodiizè il duodecimo (;») Probabilmente nella cit-

mese deU*aotico calendario ar- tà di Nusapore , nei dintorni

meno, comincia a’7 di luglio , della quale erano stati marti-

sicché il giorno 25 di esso rizzati i sei Sacerdoti,
corrispondo a* 5i di luglio.

3l3

carnefici, e ne li trasse fuori. Tolse dalla città me*
desima eziandio cioqae cristiani Siri , che per Io
nome di Cristo erano anch^essi in catene. Interro-
golii con parole, e non acconsentirono ad adorare
il sole. Li tornij^ntò coi flagelli, ed eglino vieppiir si
rassodarono^iello stesso pensiero. Tagliò loro le o*
recchie e gTt occhi, e li fece condurre nella Siria ; ac*
ciocché restassero sotto la regia schiavitù. Vi anda-
Yano con gran gioja , come se magnifici regali avesf^e-
ro ricevuto dal Be.

Quindi lo stesso Capo de’ carnefici ritornò ai
discepoli dei santi uccisi; ne scelse due, ch’erano
i più mansueti, e prendendoli in disparte dagli altri
disse loro :*^ Che nome avete? „ Rispose uno, e
disse : ‘^ Dalla nascita io mi nomino Coreno, e que-
,, sti Àbramo; ma, in quanto al divino stato^ noi
„ siamo servi di Cristo, e discepoli dei beati , che
„ uccideste. „ Rispose il capo dei birri, e disse loro;
^^ Or cosa fate ? Chi vi ha qui condotti? „

A questa domanda rispose Àbramo dicendo-
gli : ^ Ciò lo dovete imparare dai nostri Dottori.
^ Non erano essi già uomini volgari, ma avevano
«), beni paterni a sufficienza ed anche servi; alcuni
^, al par di noi ed alcuni meglio di noi. Siamo ve-
„ nuti con quelli, che ci avevano educati ed am-
„ maestrati: perchè ne comandano le nostre di-
„ vine leggi di amarli come santi genitori, e diser-
,, virli come padroni spirituali. „ Si adirò il Capo
de’ birri, e disse: ^^ Tu parli da indocile e temerario

3l4

•,^ ardilo. Fioche eravate io pace , e nella vostra
^^ provincia ; ottimamente. Ma dappoiché si resero
9, essi colpevoli contro la Corte^ e furono condan-
9^ nati a norma delle loro azioni alla morte « non
,, dovevate tampoco avvicinarvi a loro. Non vedete
9, nel grand’esercito, che quando alcuno degli ono«
0,^ revoli Personaggi sia dalla Corte arrestato^ è ve*
^^ stilo di bruno; separato e distaccato se ne sta solo
9^ da lungi, e nessuno o«a minimamente andargli
9, vicino? E tu parli vantandotene quasi discepolo
9, d’innocenti? «i, A ciò rispose Coreido » e disse:
^^ Né il vostro metodo é ingiusto né il nostro è falla-
9, ce. Il Satrapa colpevole dovrebbe, essere per tal
99 guisa obbediente a quello da cui ha ricevuto re*
99 gali, che olire al suo onore riceva anche altri
99 grandissimi doni. Ma in ricambio di ciò, che non
99 fece, gli toccò adesso il contrario. Se i nostri dot-
^9 tori avessero peccato contro Dio, od avessero mo-
99 lestalo il Sovrano^ anche noi avremmo fatto loro
99 altrettanto; né in provincia ci iremmo loro av-
99 vicina ti, né qui in terre straniere li avremmo se«
99 guiti. Ma poiché in ambidoe questi punti perse*
99 verarono con giustizia, e voi senza cagione li uc-
99 cidesle; noi perciò appunto onoriamo vieppiù le
99 loro ossa. 99 Soggiunse loro il Capo debirri : ^^ Io
99 lo dissi già prima, che tu sei un uomo assai te-
99 meràrio ; ed ecco è palese, che in tutte le loro
99 colpe voi siete complici^ 99 Disse Abramo: ^^ In
99 quali colpe? 99 Rispose il Capo dei birri: ^’
Prima

3l5

^9 nella morte dei Maghi , e poi in tutte le al-*
^ tre cose. ,, Soggianse Abramo t ‘«^ Questo non é
)) già di nostro solo capriccio; ma é secondo Tordi^*
)9 nei e secondo la vostra legge. I re vi comandano
•^9 e voi operata per mezzo dei vostri servi. ^^ Disse
il Capo dei birri ‘* Lo giuro pel Dio Mihr ; tu parli
.,) più temerariamente detuoi Dottori. £ chiaro^ che
•9 voi siete maggiormente colpevoli. Perciò non vi
«I, è possibile di sottrarvi dalla morte se non ado-

)^ riate il sole ed adempiate quanto Tuole la nostra
)) religione. „ Disse Coreno. ^* Fin qui tu eri un uo*
)) mo, che parlava male ; ora tu latri indarno come
)9 un disprezzevole cane. Se il sole avesse orecchie,
)^ tu lo faresti oltraggiare; ma esso é insensibile per
)) natura, e tu nella malvagità sei pid di esso in-
^9 sensibile. In che ci vedesti inferiori ai nostri pa«
), dri? Non vuoi forse colle parole tentarci ?£sami«>
)) na piuttosto la tua malizia e la nostra bontà, e
)) ne resti svergognato il diavolo padre tuo ; non
)) solamente da noi, che siamo perfetti, ma da chi
)^ ti sembra il pifi piccolo. Kgli infiggerà profonde
*/> piaghe nel tuo spirilo e nel tuo corpo. ,,

Air udir ciò il Capo dei carnefici, irritato contro
di loro montò sulle furie. Li fece strascinare peggio
dei primi, e tanto crudelmente furono strascinati,
che molti furono creduti morti. Ma passate tre ore
di nuovo si misero a parlare, e dissero ; ‘^ Ci sem*
,, bra lieve questo strapazzo, e per nulla abbiamo
,, i dolori del corpo a paragone del grande amore

,) di Dio, con cui morirono i nostri padri spii*itua’
», li. Su via, non ceasare^ non darti riposo; quello,
„ che facesti loro , eseguisci egualmente sopra di
„ noi. Se le loro azioni ti sembrano malvage, ti
„ sembrino doppianienle le nostre ; perciocché essi
„ comandavano colle parole, e noi col fatto esegui-
„ vamo le opere. ,,

Vieppiù allora adirassi egli contro di loro , e
comandò che fossero battuti sino a morte. Per cia-
scuno di loro si davano il cambio a sei a sei i ma-
nigoldi. Allorché furono gettati a terra mezzo mor-
ti, comandò, che lor si tagliassero affatto anibe le
orecchie, e cosi le tagliarono, come se non vi fosse-
ro mai state. Come dal sonno si svegliarono dalle
grandi percosse ; si misero a pregare supplichevol-
mente e dissero: „ Ti preghiamo, o valoroso sol-
,, dato del re ; o perfezionaci come i nostri padri
,, colla morte, od eseguisci il tuo castigo al modo
„ degli ultimi. Poiché ecco furono sanate le nostre
,, orecchie con celeste guarigione; i nasi pure nelle
„ vicende dei tormenti sono ancora qui alloro si*
,, to; non ci privare dei doni della celeste bontà.
„ Purificasti i nostri corpi strascinandoli ^ e le no-
9^ stre orecchie tagliandole; purifica anche i nostri
•^ nasi tagliandoli, perché quanto ci fai deformi nelle
,, cose corporali, altrettanto ci rendi belli nelle co-
,, se celesti ,, Rispose con mansuetudine il Capo dei
carnefici e disse: ‘^ S*io indugierò alquanto a star-
ti, vi d’ appresso^ credo che mi ammaestrerete nella

^) vostra odttaazioDe. Ecco vi scopro adesso anche t
,, consìgli reali. Sino a questo limite ebbi ordine di
^, punirvi. Inoltre poi devo mandarvi all’Assiria per
,, essere schiavi regj; acciocché se qui taluno ‘vi oS-
)•) serva non abbia a perseverare in una stessa osti-
^9 nasione contro i comandi del Sovrano. ,,

Gii dicono i beati t ^^ Tu lasciasti imperfetta la
9, nostra terra ; non lavoriamo nella terra reale con
^9 metà dei nostri corpi. ^ AH* udir ciò il Capo dei
birri| pregò i soldati ^ che li conducevano , e disse ^
9, Voi soltanto prendeteli da di qua, e andate; e
,9 gitmti air Assiria se ne vadano vaganti a loro ta*
,, lento. 9)

Questi sono i confessori armeni, che sostenne-
ro con allegrezza lo storpiamento delle membra e
i tormenti. Ma poiché non erano stati fatti degni di
una beata morte, dolenti e tristi se ne andavano per
quel lungo viaggio. Non increscevano loro le catene
dei piedi e delle mani, come a quelli, che non fu-
rono degni di essere uguagliati ai martiri valorosi.

Condotti che li ebbero, li fecero arrivare alla
provincia di Babilonia ad un paese nominato Sahu-
lia. Benché fossero sotto regia punizione, furono tut-
tavia e palesemente e privatamente accolti dagli abi-
tatori della provincia. Ma i beati colà pure erano
assai tristi, quasiché avessero affaticato poco e ripo-
sassero molto; e persistevano sempre nello stesso
rincrescimento. Ivi poi desideravano con ansietà di
vedere le sante catene dei Satrapi, per esserne servi

28

2 1 8^

nelle loro corporali indigenze. Fecero capir ciò
agli Ottimali della provincia , i quali professavano
la stessa santa religione cristiana: ed acconsentirono
tutti) i maggiori e gF inferiori ^ di avvisare tutto il
paese^ acciocché ognuno per mezzo delle corporali
necessità si compiacesse di rendersi compartecipe
ai santi prigionieri nel grandissimo allontanamen-
to. Il perchè di anno in anno radunavano , secon*
do il potere di ciascheduno, chi poco «^ chi molto ,
quanto potevano preparare. Fossero piccole o fosse-
ro grandi somme, le raccòglievano, le preparavano,
le davano ai beati per ispedirle a loro. In tal modo
stavano in ischiavitù finché ne fu compiuto il deci-
mo anno.

E pqichè. erano tenuti tra molte angustie in
una provincia calda e non cessavano dal viaggiare
per la stessa Sahulia^ per la Messonia, e per la Ka-
scaria, e per tutta l’Assiria e la Cusastania , perciò
morì per lo grande caldo il santo Coreno, molestato
dal vento ardente. Lo consegnarono agli abitatori
della provincia coi santi martiri. Ma il beato Abra-
mo persisteva incessantemente nella stessa virtù, e
girava, e raccoglieva, e recava ai luoghi lontani tutti
i doni de’ fedeli ; ed egli li distribuiva ad ognuno se-
condo il bisogno. E cosi procedeva sino ali* anno
duodecimo del castigo; a grado che lo pregarono
tutti d’accordo, che acconsentisse di andare in Ar-
menia, acciocché al suo recarsi a loro vedessero in
lui anche i valorosi martiri, che sotto la spada erano

aig

morti^ e in lui vedessero le sante catene dei tormen-
tati. Allorché poii martiri e i confessori e gì’ inca-
tenati si videro con lui, fu per lui benedetta tutta
la Provincia. Per lui furono ben’edetti anche i loro
figli ad accrescimento ; per lui si svegliarono a san-
tità i loro giovani ; per lui i loro vecchi divennero
saggi nella sapienza. Per lui appresero i loro Prin-
cipi l’umanità; per lui scese da Dio la pietà nel cuo-
re del Re per ristaurare e pacificare tutta la provin-
cia. Per lui furono glorificate le Chiese , comechè
bravo e perfetto soldato; per lui si adornarono le
cappelle dei martiri; per lui anche i màrtiri esul«
tanti si rallegrarono; per lui, abbellita altresì la pia-
nura di Avarajro, fu adornata di fiori, non per le
nuvole apportatrici di pioggia, ma per lo sparso san-
gue dei martiri e per la bianchezza delle sante ossa
sparpagliatevi. Al premer dei laboriosissimi piedi
del Confessore i vasti luoghi della battaglia, alFagi-
girarsi del vivente martire seco lui ai vivi andando
il vivente, si raddoppia la vita a tutta la Provincia.
„ Sappiamo (dicono), che alioraquando lo vedono
„ tutti gli eremiti di Armenia in lui ricordano le
„ spirituali truppe dei combattenti, i quali invece di
„ noi (dicono) se stessi diedero alla morte e versa-
„ rono il loro sangue in sacrifizio di riconciliazione
„ a Dio. In lui ricordano i santi sacerdoti , che fu-
„ rono trucidati nel lontano esilio, e che placarono
„ lo sdegno. del Re. In lui fors’ anche ricorderanno
„ le nostre catene, e facendo orazioni chiederanno

a2o

I), a Dio^ che da di qua ci facciano ritornare alla
,9 nostra terra paterna* Perciocché assai siamo an-
,, gustiati non solamente per brama corporale, ma
,, vieppiù pel desiderio di vedere la nostra santa
,^ Chiesa, e i nostri santi ministri che in essa vi ab-
99 biamo stabiliti (i). Se Iddio ci favorisce che vada
,9 questi e soddisfi alle brame dei superstiti; cono-
99 sciamo che anche a noi apre Iddio la porta della
99 sua misericordia ad andare per la stessa via, per
99 cui vanno i piedi di que8t09 che ne precede. 99

Ciò meditando i Satrapi pieni delle grazie di
DÌO9 con grandi istanze esortavano il Confessore ad
aderirvi. E poiché non soleva giammai opporsi al
bene9 perciò, secondo il suo costume9 anche in que-
sta volta si affrettò ad eseguire il comando unanime
dei fermi nella divina virtù. Venne ed entrò in Ar-
menia. Si affrettarono ad uscirgli subito incontro
uomini e donne9 grandi e inferiorÌ9 e tutta la molti-
tudine dei nobili e dei plebei* Prostrati d* innan-
zi al santo 9 gli abbracciavano e piedi e manÌ9 e
dicevano : ^^ Benedetto il S^ìgnore Iddio negli ec*
99 celsi, il quale spedi a noi l’angelo dal cielo a re-
99 carci Pannunzio di risorgimento, affinchè siamo
99 eredi del regno celeste. Ecco infatti scorgiamo in
99 te raffigurati tutti que’ che morirono ( 2 ) colla

(1) I ministri della Chiesa dere i santi miaiitri, eh’ eglino

erano eletti dal popolo , ootne nella Chiesa avevano stabiliti,

anticamente soleano fare tutte (2) Quelli cioè, ch*eraoo

le Chiese^ e perciò desiderava- morti martiri nelle battaglie

no quei beati prigionieri di ve- di cui ha parlato.

221

,9 speransa di risurrezione^ e qoeche stanno in caleno
^^ colla fiducia di libertà. In te scorgiamo altresi il
,, pacifico ristoramento della nostra proyincia; per
^^ te le nostre Chiese esultanti gioiscono, e per te i
99 nostri santi martiri incessantemente ci siano in

^^ tercessori appresso Iddio. Ci benedici, o santo pa-
99 dre nostro; tu sei bocca dei defunti : parlaci colla
99 palese benedizione^ acciocché occultamente seu-
99 tiamo nelle anime nostre le benedizioni deisanti.
99 Spianasti il sentiero a quelli che desideravano di
99 venire nel loro paese; prega Iddio, acciocché sol-
99 lecitamente vengano dietro a ifi loro precursore.
99 Siccome appianasti il vietato sentiero sulla terra)
99 apri anche su in cielo la porta alle nostre pre-
99 ghiere9 acciocché eziandio le suppliche di noi pec«
99 catori s’ inoltrino d’ innanzi a Dio ad intercessione
99 di essi carcerati. Finché siamo in questo fragile
99 corpo, siccome vedemmo la tua beata santità, cosi
99 pure ci sia fatto di vedere i nostri cari, poiché da
99 molto tempo siamo avviliti e desolati nella nostra
99 anima e nel corpo. Ora crediamo con non fallace
99 fiducia) che siccome dalla tua vista ci siamo beati
99 per lo tuo santo amore9 cosi pure abbiamo a ve^
99 dere tra poco i veri martiri di Cristo; sendochè
99 sempre ci struggiamo di brama di scorgere la ce^
99 leste loro beHezza.99

Ma il beato confessore) benché con tanto di
amore fosse accolto da tutta la provincia, non volle
punto avvicinarsi ad alcuno con affetto naturale. Si

aa2

elesse un luogo appartato da tutto il copioso popo-
lo.^ e con tre virtuosi fratelli terminò la sua yita in
grandissima penitenza. Lo che se alcuno volesse or-
dinatamente narrare^ difficilmente potrebbe dire la
virtuosa vita di lui. Imperciocché se narrerai le ve-
glie ; a guisa di lampada inestinguibile se ne stava
tutte le notti. Se T inedia di cibo; immagina ^ che
assumesse la somiglianza degli angeli non bisognosi
di cibo. Se vorrai dire la mansuetudine della sua
moderazione, non troverai tra i viventi chi lo somi-
gliasse. E se vorrai dire il disprezzo delle ricchezze;
come un morto non tende agli averi, pensa che ve-
ramente fu cosi appunto questo beato.

Con insaziabile voce perseverava nella religione
e con incessanti preghiere parlava sempre con Dio
negli altissimi. Sale egli fu agrinsipidi; stimolo scuo-
titore di tutti i pigri. Fu disprezzata per lui l’avari-
zia, e vieppiù fu per lui svergognata la golosa ingor*
digia. Egli fu salute della nostra provincia di Arme-
nia, e molti occultamente piagati ottennero per lui
la salute. Fu egli perfetto dottore dei dottori suoi,
e padre santo consigliere de* padri suoi. Al suono
della fama di lui diventarono sapienti gl’ignoranti;
e al vederlo avvicinarsi diventarono modesti gì’ im-
pudici. Abitava in quanto al corpo in un’ augusta
cella, ed infondeva rispetto della sua santità nei lon-
tani e nei vicini. Si atterrirono i demonj e fuggirono
da lui; discesero gli angeli, e gli facevano intorno
corona. I Greci resero felice per lui l’Armenia, e

225

molti barbari accorrevano per vederlo corporal-
mente. Caro egli fu ai cari di Dio, e persuase
al santo amore molti dei nemici della verità. Sino
dagli anni della sua fanciullezza cominciò ad ope-
rare la virtù, e colla stessa virtù terminò la sua vita.
Siccome non contrasse il santo matrimonio, cosi non
ebbe bisogno corporalmente di qualsisia corruttibile
cosa di questo mondo. E per dire schiettamente, sic-
come cambiò le indigenze corporali colle cose ne-
cessarie allo spirito, cosi fu trasferito dalla terra al
cielo.

Nomi dei Satrapi^ che spontaneamente per lo
amore di Cristo diedero se stessi alle catene

del Re.

Dalla schiatta de’Siunesi i due fratelli Babege-
no e Bacuro : dalla schiatta degli Arzeruniti Nersn-
pore e Savaspe e Singino e Meruzano e Parcero’ e
Tagiate; dalla schiatta de’Mamiconesi Hamasaspia-
no ed Hamasaspe ed Artabazo e Musele; dalla schiat-
ta de’ Camsaraceni Artaviro e Tatulo, Varz, Nerse-
te ed Asote; dalla schiatta degli Amadunesi Vahano
ed Arauzaro ed Arnace ; dalla schiatta de’ Ghenu-
niti Atomo; dalla schiatta de*Timasseni Tatulo e
Sato ed anche altri due compagni; dalla schiatta de-
gli Anzevesi Simone è Zruareno ed Aravano; dalla
schiatta degli Orientali Fapace e Varasteno e Da-
lo; dalla tribù dei Arzeruniti Apersamo; dalla tribù

334

dei Mantacutiiti hacco e Farsemano; dalla siir^
pe de’Tasceraziti Vereno; dalla tribù de’Rafsoniti
Babice e Gìuknano.

Questi trentacinque sodo alcuni dei grandi Sa-
trapi, altri degl* inferiori; tutti bensì in quanto al
corpo sono Satrapi , ma in quanto alla spirituale
virtù sono tutti cittadini del cielo. Cosi pure molti
altri nobili personaggi^ alcuni della Corte reale ed
alcuni delle case dei Satrapi furono compagni e
commilitoni dei valorosi Eroi. Tutti questi volen*
tieri si diedero santamente alle tormentatrici cate*
ne. Né già ci maravigliamo soltanto di questo, che
volentieri siansi assoggettati alle angustie dei tor-
menti: ma soprattutto ci maravigliamo, che uomini
nobili, come sono essi, liberi abitatori dei monti ne-
vosi, siano diventati abitatori delle infuocate cam-
pagne. Quelli che passeggiavano a foggia delle li*
bere fiere , tra fioriti monti , furono cacciati in
ardentissimo paese d^ oriente , avvinti i piedi eie
mani. Cibati col pane della tribolazione e coli’ a*
equa deir indigenza, trattenuti al bujo nel giorno,
senza luce la notte, senza coltrice e senza letto , a
guisa di belve sdrajavansi sul pavimento per nove
anni e sei mesi. Con sì grande allegrezza sosteneva*
DO questi tormenti, che nessuno udì mai dal loro
labbro la più lieve querela: bensì invece, sommi rin-
graziamenti, a guisa di uomini agiati, che servivano
a Dio.

Mentre se ne stavano in questa tribolazione»

2a5

suppose il Re» che per la somma tristezza doves*
sero essere annojati della loro Tita penosa. Man-
dò a loro il grande Governatore, e disse : ‘^ Alme-
)) no da qui innanzi tornate in voi stessi, e non per^
,) sistete in quest*ostina2Ìone. Adorate il sole, e sa-
,, rete sciolti dalle gravose catene, e ciascuno avre«
„ te di nuovo le paterne ricchezze. ,,

Risposero i* beati, e dissero: ” Sei forse venuto
,^ a tentarci colle interrogazioni? Certamente il Re ^
„ ti mandò. „ Giurò il Governatore, e disse:’* Di que-
„ sta domanda non è uscito di sua bocca il più lie-
„ ve cenno. „ Soggiunsero : ** Quelli, che una volta
«, hanno imparato la verità, non si cangiano mini-
,^ mamente da essa ; ma stanno fermi in quella, ih
,, cui sono. Forse, che fummo allora ostinati, per-
„ che non ne avevamo fatto sperimento, ed oggi ci
,, hanno fatto prudenti le tribolazioni? Non è già
,, cosi. Anzi il nostro rammarico è questo, di non
„ aver reso noi pure 1* ultimo fiato coi primi. Ora
,, poi ti preghiamo, e per mezzo tuo preghiamo an-
,, che il vostro Re, che mai più non c’interroghiate
„ di siffatte cose; ma eh’ eseguiate con sollecitudine
„ quanto vi siete fissati in mente. „

All’udir ciò il grande Governatore lodò som-
mamente nel suo interno la loro ferma perseveran-
za, e d’allora in poi si mise ad amarli, come cari
di Dio ; e con molte supplichevoli parole esorta-
va il Re a scioglierli dalle loro catene. Il perchè
sebbefie venfsse egli deperto dalla carica di regio

29

226

Governatore, ed in molte cose risultasse colpevole,
ed egli stesso tirasse adosso di sé la rovina della
provincia di Armenia, a grado di essere con gran*
de disonore licenziato dal suo posto; tuttavia non
volle giammai per tutto il tempo della sua vita par-
lar male di que’ prigionieri. Or molti de’ beati, di
quelli, eh’ erano ancor giovani, avevano imparatola
dottrina della loro paterna Provincia. Questo fu lo-
ro di celeste alimento, con cui incoraggiavano se
stessi e l’un l’altro si consolavano. E tanto dilata-
vasi la loro mente e il loro cuore, che quelli ezian-
dio, i quali erano i più vecchi tra loro divennero
tenerelli e ringiovinirono e si rinvigorirono. Seb-
bene fosse passato il tempo dell’ imparare , tut-
tavia canterellando salmi accompagnavano con
cantici spirituali lo stuolo dei teneri giovani.
Talmente decoravano il culto sacro, che riusciva
piacevole persino ad alcuni dei crudeli carnefici, e
per quanto potevano li favorivano oltre il comando
delRe, e mostravano amore e premura scambievol-
mente, e molte .volte li assistevano essi nelle loro
corporali indigenze; massime perchè da Dio si ope-
ravano per mezzo di essi molti prodigi di guarigio-
ni; perciocché parecchi indemoniati , eh’ erano in
quella città furono liberati. Quando non v’era pres-
so di loro verun sacerdote, correvano a loro gl’in-
fermi e gli ammalati della città, ed otteneva ciascu-
no la guarigione dal suo malore. Quello persino ,
ch’era il supremo Principe della provincia, nominato

237

Arev Selonisapore, acuì erano consegnati tutti i ca-
stigati, mostrò un grande amore verso di tutti. Sti-
mava come padri i vecchi di loro, e come cari fi-
gli accarezzava i giovani. Scrisse assai volte ed in-
dicò alla Corte Y angustia angosciosa dei prigionie-
ri , e manifestò la saggia condotta di ciaschedu^
no. Intercedeva dinnanzi ai Magnati, afFrettava-
si con molte maniere, finché per mezzo di molti
intercessori se ne persuase il Re. Ordinò quindi,
che si sciogliessero le loro catene, e che cessasse
la tristezza della loro angustia, e che indossassero le
divise da Satrapi. Stabilì il loro appannaggio, ed or-
dinò che dalla Corte fossero loro preparate le arma-
ture. Scrisse e raccomandò al Generalissimo, che
fossero ammessi coi militari alle cose di guerra. Sta-
bilito cosi questo nuovo ordine del Re, si diportarono
da valorosi nei molti luoghi ove giunsero, cotal che
andavano lettere alla Corte piene di encomj a favor
loro. Si divenne aggradevole questa cosa alla mente
del Re, che ordinò di farseli tutti presentare dinan-
zi. Vennero pertanto e si presentarono all’impera-
tore Isdegerte. Gli vide con allegrezza, parlò con
loro con parole pacifiche, e permise, che si desse a
ciascuno il rispettivo dominio, secondo il grado dei
paterni onori, e che si licenziassero dalla provincia
colla religione Cristiana, per cui erano stati grande-
mente tormentati.

Mentre colà con assai di allegrezza erano am-
messi alla sublime Corte dinanzi al Re, giuns’egli

228

al termine della sua vila^ nelFanno decimonono del
8QO regno. Sollevati Y un contro Y altro i suoi due
figli si disputarono colle armi il dominio ; e durò
due anni l’insoffribile travaglio della guerra. Men-
tr^ eglino si trovavano in cosi fatti tumulti, ribel-
lossi altresì il Re degli Àlvani, ch’era loro nipote.
Egli in quanto a religione paterna era prima cristia-
no; ma r imperatore Isdegerte forzatamente lo a-
veva fatto mago. Trovando favorevole il momento
si credette in dovere di cimentarsi alla morte. Sem-
brò a lui miglior cosa il morire in battaglia, piutto-
stochè restando apostata godere quel regno. Per
tutte queste cagioni tardò 1* ordine di congedo per
le loro Provincie.

Intanto Tajo del figlio minore d’ Isdegerte, no-
minato Rahamo della tribù de’ Meranesi , benché
vedesse l’esercito diviso in due partiti , tuttavia con
una metà assali fieramente il figlio maggiore del Re;
sbaragliò e massacrò la truppa, ed avendolo cattu-
rato comandò, che fosse ucciso subito sul fatto. Quin-
di persuadeva ì superstiti soldati, e faceva unire la
truppa dei persiani, e faceva inoltre coronar Re il
giovine da lui educato, che aveva nome Perose. Seb-
bene vi avesse gran pace in Persia, tuttavia il Re di
Alvania non volle sottoporvisi nuovamente; ma su-
però la gola de’monti di Gior, e fece passare a que-
sta parte le truppe de’Meschiti. Uni insieme undici
re montanari ; affrontò colle armi l’esercito persia-
no ed assai danneggiò le truppe del Re. Sebbene due

329

e tre volte gli scrivessero lettere supplichevoli, mai
però non lo poterono persuadere. Collo scritto e
colle parole riniproveravali dell* ingiusta devasta-
zione delTArmenia ; rinfacciava loro la morte dei
Satrapi e i tormenti dei prigionieri. ^^ Invece di do-
,, nar loro la vita per tanto loro amore e travaglio;
,9 voi (diceva) li avete uccisi. A me vai meglio il sof-
,9 frire le loro stesse angustie piuttoslocbè abban-
,^ donare il Cristianesimo. ^^

Vedendo che non potevano persuaderlo né a
forza né colla benevolenza, fecero recare molti te-
sori alla terra de’Chelandresi, aprirono la porta de-
gli Alani, fecero gran leva di Unni, e sostennero un
anno di guerra contro di esso. Quantunque sbara*
gliate fossero e da lui allontanate le sue truppe, non
poterono però farlo ubbidire. Molte persecuzioni
rovesciarono eziandìo su di loro; contumelie sugli
uni, angosciosi tormenti sugli altri; e per si lungo
tempo fu protratto V assedio, che la maggior parte
della Provincia fu devastata. Nessuno però per ti-
more gli si separò. Nuovamente mandògli a dire il
Re de’Persiani: „ Lascia, che mi si conduca mia so-
„ rella e mia nipote^ che naturalmente erano della
^ religione dei maghi, e tu le hai fatte cristiane: la
,.) Provincia poi sia pure con te. „ Ma T ammirabile
uomo non combatteva già per lo dominio, ma perla
vera religione. Lasciò la madre e la moglie , e ab-
baodonò tutta la Provincia; ed egli prese l’Evan-
gelio e volle andar via dal paese. Allorché il Re ciò

23o

udì, assai di dolore e di angustia ebbe nella sua meli-
tele attribuiva a suo padre tutta la colpa di ciò. Pro-
nunziava solenne giuramento e gli mandava a di-
re: ,, Purché lu non parta dalla Provincia, io faccio
,, quello che dici. ,, Dimandò la sua speciale legit-
tima di mille case, cui nell’infanzia gli aveva rega-
lato suo padre; le ricevette dal Re, e se ne andò tra
gli eremiti. E talmente si abituò al ministero divi-
no, che non si ricordava punto di essere stato un
tempo egli Re.

Tutte queste lunghe turbolenze», le quali dura-
rono sino all’anno quinto dell’imperatore Perose,
furono cagione, che non si licenziassero i Satrapi
armeni. Però ne accrebbe l’appannaggio, e permise
loro di entrare alla Corte più del solito degli anni
scorsi. Nello stesso anno quinto concesse a molti le
ricchezze, e lusingò gli altri, che nell’anno sesto
sarebbero licenziati tutti cogli averi e con onore.
Ma in luogo di queste cose mie d’uopo di ripigliare
il filo.

Le donne dei virtuosi beati , e dei prigionieri,
e dei morti in battaglia per tutta la provincia di
Armenia non poss’io numerarle, perchè quelle, che
non conosco, sono più di quelle, che io conosca. Qua-
si cinquecento di esse ne conosco di vista e di nome;
non solamente delle attempate, ma molte delle più
giovani. Tutte d’accordo infiammate di celeste zelo
non si videro dissimili da quelle, che non hanno
gustato il mondo. Poiché, sia che fossero attempate,

23l

fila che fossero giovani , vestirono la medesima
virtù della fede (i). Non rammentarono tampoco
neppure il nome della morbidezza della materna
nobiltà ; ma, a guisa di chi sofferente abbia vissuto
tra le dure usanze del volgo, si diedero pienamente
in preda alle angustie.

Non solo neir animo furono confortate per. la
invisibile fortezza dell’eterna speranza ; ma nelle
stesse afflizioni del corpo ne sostennero viemaggior-
mente il carico pesante (2). Perciocché sebbene o*
gnuna avesse donzelle da se allevate, ciò non ostante
non appariva in nessuna di loro chi fosse la padro-
na e chi la serva. Tutte vestivano egualmente , le
une e le altre coricate egualmente sul terreno; nes-
suna acconciava ali’ altra il letto, perchè nemmeno
sapevano discernere a vicenda il rispettivo paglie-
riccio. Un medesimo color bruno delle stuoie, e un
medesimo color nero degli origlieri.

Non avevano particolari cucinatori di squi-
site vivande, ne v’erano pistori stabiliti a servizio,
alla maniera dei nobili; ma se ne servivano dei

(i) Questo tratto di storia,
eoa cui TAutore chiude la sua
narrazione, è un capo d’opera
nell’originale armeno per la
eleganza delio stile. Bastereb-
be questo solo pezzo a rendere
immortale tra gli scrittori clas-
sici dì Armenia il nostro Eli-
seo. Ne gusti il leggitore quel
poco, che vi può ancor appa-
rire tra le forme e la dicitura

uon elegrante di chi recandone
ad altro idioma i concetti, non
può in pari tempo recarne an-
che la bellezza del fraseggiare.
(2) Il senso è cosi: Non si
confortavano solamente nelTa-
nimo colla speranza dei beni
eterni; ma sopportavano altre-
sì nel corpo il peso gravissimo
delle terrene affli zioni, che le
opprimevano.

comuni ( I ) . L* incominciare della settimana era alla
foggia dei Monaci, che abitano nei deserti. Nessuna
versava acqua sulle altrui mani; né le giovani preseti^
lavano asciugato] alle matrone. Non avevano sapo-
naria le delicate donne, né si porgeva loro olio in
segno di allegrezza. Non si mettevano loro dinan*
zi forbiti bacini, né sottocoppe per giocondità; non
istavano paggi alla porta di alcuna, né s’ invitavano
alle loro sale onorevoli personaggi; né si fece loro
menzione se per avventura esistesse alcuna delle af-
fezionatissime allevatrici o delle amate parenti.

Erano sparsi di polvere e affumicati i padiglioni
e i cortinaggi delle novelle spose, e i ragni ordivano
le loro tele nelle camere dei loro talami. Furono
rovesciati gli alti strati delle loro sale, e guastate
le suppellettili dei loro crocchi. Furono eziandio
rovinati i loro palazzi e smantellati si demolirono
i castelli di loro ricovero. S’inaridirono e appassii
rono i loro deliziosi giardini, e furono sradicate le
ubertose viti delle loro vigne. Coi proprj occhi vi-
dero il depredamento dei loro averi, e colle loro
orecchie udirono i tormenti angosciosi dei loro cari.

(t) Tutte le cose, che sta
per dire adesso rÀutore, allu-
dono alle varie costumanze di
civiltà e di femminile delica-
tezza praticate in Armenia a
quei tempi. Si può scorgere
quindi a qual grado di coltura
nel V. secolo fossero giunte
quelle regioni, che per lo più

si spacciano dagli scrittori eu-
ropei come barbare e incolte.
JNon si può loro asserire que-
sta taccia, né la si può acco-
gliere per veritiera se non da
chi non abbia mai letto né
mai conosciuto gli autori che
vi fiorirono e che ce iedescris’
sere estesamente.

d53

Furotio confidcatì i loro tesori^ e niente rimase de*
gli ornamenti del loro viso.

Le delicate donne di Armenia» le quali erano
nella mollezza e nelle carezze allevate sui loro sofà
e sugli alti strati » andavano alle case di orazione
sempre scalze ed a piedi, e senza stancarsi prega-
vano con voti per poter soffrire la grande tribola**
zione^ Quelle» che sin dall’ infanzia erano state nu*
trite con midolle di vitelli e con vivande delicata-
mente condite di cacciagione» vivendo di erbe a gut*
sa di selvagge ricevevano quel cibo con grande al*
legrezza 9 e punto non rammentavano la consueta
delicatezza. Anneritasi divenne bruna la pelle del
loro corpo ; poiché il giorno erano abbruciate dal
sole ed ogni notte dormivano sul terreno. Continui
salmi erano i cantici della lor bocca, e loro perfette
consolazioni erano le letture dei Profeti. Si unirono
insieme a due a due, a guisa di gioghi spontanei ed
uguali» drizzando i solchi al paradiso per giungere
senza traviare al porto della pace. Dimenticarono
la femminile debolezza» e si resero virtuosi maschi
nello spirituale conflitto ; guerreggiarono contro la
prevalente concupiscenza, ne strapparono e ne get-
tarono via le mortifere radici. Colla sincerità vinse*
ro r inganno, e col santo amore lavarono il livido
colore dell’invidia; tagliarono le radici delFavarizia,
e furono disseccati i mortiferi frutti de* suoi ramo-
scelli. CoU’umiltà depressero la superbia» e colla
stessa umiltà giunsero alla celeste esaltazione. Colle

3o

23.4

preghiere aprirono le chiuse porte dei cieli, e colla
santa preghiera fecero discendere gli angeli a sal-
vezza ; udirono da lungi buone notizie, e glorifica-
rono Iddio, eh’ è nei cieli.

Le vedove, eh’ erano tra di loro, nuovamente
diventarono spose della virtù, e tolsero da sé l’oh-
brobrio della vedovanza. Le mogli dei prigionieri
imprigionarono di buon grado i corporali desiderj;
parteciparono ai tormenti dei santi legati. Vivendo
si resero simili ai prodi Atleti , eh’ erano morti ; e
da lontano diventarono maestre confortatrici dei
prigionieri. Colle loro dita lavorarono e si alimen-
tavano; e il vitto stabilito loro dalla Corte di anno
in anno lo somministraYano ad essi, a guisa di sti-
pendio ; e lo spedivano a loro per consolazione. Si
resero simili alle cicale prive di sangue, le quali col-
la soavità del canto vivono senza cibo, e stanno in
vita col solo respirare^ a somiglianza degl’incorporei.

Furono squagliati i ghiacci di molti inverni ,
giunse ia prima vera.» e vennero nuove rondinelle;
le videro e se ne allegrarono gli uomini socievoli,
ed elleno non poterono vedere i loro cari. I fiori
della primavera facevano loro ricordare i teneri spo-
si^ e gli occhi loro bramarono di vedere la desidera-
ta bellezza del loro viso. Finirono gli agili veltri, e si
chiusero le corse dei cacciatori. Ne’monumenti era-
no ricordati, e in nessuna delle annuali solennità fu-
rono trasferiti da lungi. Videro le loro sale de’convi-
ti.) e piansero ; in ogni adunanza si ricordarono i

235

loro nomi. Molti monumenti erano eretti in loro
nome, e i nomi di ciascheduno v’erano scolpiti su
di essi.

Cosi essendo da per ogni parte agitata la loro
mente non rallentavansi punto vacillando nella ce-
leste virtù. AI profani apparivano come vedove lut-
tuose e tormentate; ma nella loro anima erano a-
dorne e consolate coir amore celeste. Non solevano
più interrogare chi veniva da lontano: ^^ Quando
^, ci sarà fatto di vedere i nostri cari ? ^^ ma questa
era la loro orazione a Dio : ^^ Come incominciaro-
•^•^ no con prodezza; cosi pure continuino pieni di
^^ celeste amore, «i-^ E a noi e a loro egualmente sia
fatto di ereditare la Metropoli dei beni e di arriva-
re ai possedimenti eterni promessi da Dio ai svioi
cari, nel nostro Signore Gesù Cristo.

FINE.

Questa edi%ione è po$ia setto la salvaguardia delie leg-
giy avendo T Autore adempito n quanto esse prescrivono.

ELENCO

DEI SIGNORI ASSOCIATI.

Ecclesiastici.

Tadini Emineotissimo Placido Maria, dell* Ordine di S. Ma-
ria del Carmelo, Card, prete del titolo di S. Maria Trans-i
pontina. Arcivescovo di Genova, Ab. perpetuo di 8. Siro,
Legato transmarino della S. Sede, Consigl. di Stato di S.
M. il Re di Sardegna, Cav. gran Croce decorato del gran
Cordone de* santi Maurizio e Lazzaro, ecc. ecc.

Somal Monsig. Suchias Arciv. di Siunia, Ab. Gen. perp. del-
l’ Ordine de’Monaci arm. Mechitariti, Presidente perp.
dell’Accademia arm. mechitaritica. Membro onorario della
Società inglese per la traduzione de*codici orientali. Socio
onorario dell’Ateneo di Venezia, ecc. — – per copie i5.

Belle Monsig. Giambattista, Vescovo di Mantova.
Benafflio Monsig. Co. Gaetano, Vescovo di Lodi.
De* Mari Monsig. Agostino Maria^ Patrizio genovese, Vesco-
vo di Savona.
Gritti Morlaccbi Monsig. Carlo, Vescovo di Bergamo.
Soldati Monsig. Sebastiano, Vescovo di Treviso.
Squarcina Monsig. Bernardo Antonino, Vescovo di Ceneda.
Tosi, Monsig. Luigi, Vescovo di Pavia.

Gentile Monsig. march. Filippo, Ab. Mitrato nella Colle-
giata di S. Maria del Rimedio in Genova, Elemosiniere
di S. M. il Re di Sardegna.

PiantoQ Monsig. dott. Pietro, Ab. Mitrato in S. Maria della
Misericordia in Venezia, Protonotario apostolico. Prelato
domestico di S. S. Gregorio XVI » I. R. Censore, ecc.

Acerboni Monsig. Giuseppe, Canonico onorario della Catte-
drale di Bergamo, Prevosto in S. Catterina V. M.

Balbi nob. Monsig. Rizzardo, Canonico residenziale. Arci*
prete della Metropolitana di Venezia.

Dezan Monsig. Giammaria, Canonico residenziale della Me«
tropolitana di Venezia.

Molinari Monsig. Giuseppe, Canonico residenziale della Me-
tropolitana di Venezia.

Montan Monsig. Luigi, Canonico residenziale della Metro«
politana di Venezia.

Seffer Monsig. Pietro, Canonico residenziale della Metropo-
litana di Venezia.

258

Adobati R. D. Frane. M,, prev. in Albano Vie. Por. in dioc.
di Bergamo.

Bertucci R. D. Domenico, Pievano a S. Marziale in Venezia.

Brignoli R. D. Giovanni, Prevosto a S. Alessandro delia Cro-
ce in Bergamo.

Calvi R. D. Gio. Jacopo, Prev. del Carmino in Bergamo.

Campanella II. D. Girolamo^ Priore del Carmine in Genova.

Cicouì R. O. Antonio, Pievano a’ Santi Apostoli in Venezia,

Cozzi R. O. Gaspare, Pievano a S. Canziano in Venezia.

De-Martin R. D. Andrea, Pievano a S. Zaccaria in Venezia.

Gidini R. D. Carlo, Piev.aS. Nic. da Tolentino in Venezia.

Giorda R. D. G. Batt., Piev. a S. Simeone Prof, in Venezia.

Lazzari R. D. Giuseppe, Pievano a S. Luca in Venezia.

Lotteri R. D.Cel8o,Parroco in Villa di Serio, dioc. di Bergamo.

Magnana R. D. Ant,, Piev. a S. Maria del Giglio in Venezia.

Marinoni U. D. Simone, Pievano a S. Cassiano in Venezia.

Mazzoleni R. D. Gio:, Parroco di Pedrengo, dioc. di Bergamo.

Hichetti R. D. Gio:, Piev. a S. Pietro in Murano, dioc. di
Venezia.

Roverin R. D. Giuseppe, Piev. a S. M. del Rosar. in Venezia,

Sala R. D. Antonio, Pievano a 8. Silycstro in Venezia.

Sarzetto R. D. Pietro, Parroco a S. Stefano in Treviso.

Sernghetti R. D. Giovanni, Prevo>ito a 8. Alessandro in Co-
lonna, Bergamo.

Traversi R. D. Sebastiano, Arcipr. a Pieve di Castelfranco, I.
R. Ispett. scolastico, Esamin. prosi n od., dioc. di Treviso.

Wiel R. D. Giuseppe, Piev; aS. Felice in Venezia, proton. ap.

Zentilli R. O. Luigi, Piev. a S. M^Glor.de’Frari in Venezia.

Andreotta pr. Giambattista, in Venezia.

Bernardi pr. Carlo, in Genova.

Boldù pr. Francesco, in Venezia.

Bonajuti pr. Giovanni in Venezia — per copie 5.

Bossi^ pr. Alvise, in Venezia.

Cainello pr. Giambattista, in Venezia.

Campanella pr. Antonio, prof, nel Semin. arciv. di Genova.

Cardinale pr. Giambattista, in Genova — per copie 5.

Cefis, pr. Antonio, Vice-bibliotecario in Bergamo.

Contro pr. Giuseppe, in Venezia.

Corona pr. Antonio, Vicario a S. Giobbe in Venezia.

Donajo pr. Ant. rett, dell’ orfanatr. maschi in Venezia.

Galvani pr. Francesco, Vicario a S. Paolo in Venezia.

Giacompol pr. Giovanni, in Venezia.

Gritti pr. Stefano, Vicario a S. Fantino in Venezia.

Mandelii pr. Giacomo, Vicario della Cattedrale di Bergamo.

Massinelli pr. Carlo, in Bergamo.

Mauro pr. Giovanni, Vicario al SS. Salvatore in Bergamo.

239

Maszi pr. Domenico, in Bergamo.

Menizzi pr. Filippo, in Venezia.

Merlo pr. Adriano, in Venezia,

Montano pr. Tommaso, in Genova.

Mulacbiè pr. Giovanni, retta S. M. de’Miracoii in Venezia.

Pellerani pr. Stefano, in Genova.

Pieroni pr. Francesco, in Genova.

Pisani pr. Giambattista, in Venezia.

Prukmayer pr. Luigi, in Venezia.

Rebuffo pr. Paolo, professore nella R. Università di Genova.

Rigato pr. Pietro, in Treviso.

Roggia pr. Carlo, in Venezia.

Rubelli, dott. pr. Angelo, pref. del Ginn. patr. Venezia.

Sanguinetti pr. Lorenzo, in Genova.

Satellico pr. Carlo, in Venezia.

Scbiaolin pr. Pietro^ vice-rettore nel Semin.patr. di Venezia,

Spotorno padre Giambattista, cav. dell’Ordine de’SS. Mauri-
zio e Lazzaro, prof, nella R. Università di Genova.

Teodor, dottor, padre Sergio, rettore del collegio armeno nie-
chitaritico in Padova — per copie i5.

Tomasetti, pr. Francesco, in Venezia.

Trenz, dottor, padre Rafaele, direttore degli studii del colle-
gio armeno mechitaritico in Venezia — per copie a5.

Trevisanato pr. Giuseppe, prof .nelfL R. Liceo di Venezia.

Visentin! pr. Antonio, prof, nel Semin. patr. di Venezia.

Zampiceni pr. Bartolommeo, in Venezia.

Zaros pr. Giovanni, rett. del Semin. patr. di Venezia.

Zinelli pr. Federico, prof, nel Semin* patr. di Venezia.

Garzano cber. Antonio, seminarista in Genova.
Molfini cber. Giovanni, seminarista in Genova.
Tessarin cber. Antonio, in Venezia.

Secolari.

Bandarini Domenico, in Venezia.

Biblioteca della R. Università di Monaco.

Biblioteca della R. Università di Genova.

Biblioteca di stato, a Monaco.

Caffi dott. Francesco, cons. di Appello in Milano.

Canali Petronio Maria, in Venezia.

Dal Senno Apollonio, in Venezia.

Della Somaglia conte Carlo, direttore del conservatorio della

Stella, in Milano •-— per copie 4*
Della Somaglia co. Barbara, in Milano — percop;4*
De Ferrari dott. Luigi, membro onorario della R. Deputazio-

ne agli studii in Genova.

840

Dietrìchfltein conte, ptefetto delPI. R^ Bibliotecft’ili Vieana»

Di Saluzso caT. conte Cesare, Governatore di S. A. il Duca di
Genoya, decorato del supremo ordino di Savoja della SS»
Annunziata, Gran-Mastro d’ ArtigI*’, ecc. ecc» in Torino^

Dolcetta Girolamo, in Venezia.

Durazzo march. Marcello, Commendatore deSS. Maurizio a
Lazzaro, Consigliere di stato, Presidente della Deputa-
zione agli *8tudii di Genova, Secretano perpetuo dell’Ac

cademia ligustica di belle arti.

Foscarini nob. Jacopo Vincenzo, Brigadiere della Guardia
nobile lombardo-veneta, in Venezia»

Frizzoni fratelli, in Bergamo.

Gradenigo nob. Federico, in Venezia.

Gropallo marchesa Laura, nata co» Pertusati^ in Genova*

Guidini Pietro, in Venezia.

Mari marchesa Ceccbina, nata co. Castelbarco, in Genova.

JMajrr Giovanni Simone, membro deirAccademia delle scien-*
ze di Parigi, socio onorario degl* istituti musicali di Mo-
naco, di Milano, di Venezia , membro dell* Ateneo di
Bergamo, direttore delle scuole di musica e maestro di
cappella in S. Maria Mag« in Bergamo, ecc. -* pereop. 3*

Milesi Domenico, in Bergamo — – per copie a.

Mucitelli Antonio, impieg; presso la R» Munic* di Venezia.

Musolo Giuseppe, impieg. presso TL R. Marina in Venezia»

Negri dottor Antonio, mepsbro deirAteneo di Bergamo*

Occioni Domenico, in Venezia»

Orti Manara conte Giovanni, ciambellano di S. M. L R. A.^
cav. commendatore delPOrdino sardo de* SS. Maurizio e
Lazzaro^ podestà di Verona.

Paravia P. A., cav. delFOrdine de* SS. Maarizio e Lazzaro^
prof.* di Eloquenza nella R. Università di Torino.

Porta Giuseppe, consigliere di Appello in Venezia.

Rizzi Sebastiano, protocol. deìVL R. Appello in Venezia.

Roncan Luigi, impieg. presso TI. R. Direzione delle pubbli-
che Costruzioni in Venezia.

Secco Suardo conte Leonino, in Bergamo.

Serassi Giuseppe, secr. delfAmmin. degli Spedali, in Brescia»

Seraz marchese, gentiluomo di camera di S* M. il Re di Sar-
degna, in Chambery.

Suardi conte Jacopo, cavaliere dell* Ordine toscano di S. Ste«
fa no, assessore municipale in Bergamo*

Turrini Lupiano, impieg. presso la R. Munic; di Venezia»

Valmarana conte Benedetto, in Venezia.

Vi mercati nob» Giovanni, in Bergamo.

MMIMa^^n*

ff/?

~>V

It

»
.1

II

•ì


1′

._

I

Source

Mia Immagine

Info: Finanziamenti e Agevolazioni